Giusto andare a votare

Il tempo trascorre pensando se, dove e come-  oltre che con chi – candidarsi al Parlamento. Il programma? Ma chi se ne frega! Tanto è inutile. Spesso è scopiazzato, spesso…

Il tempo trascorre pensando se, dove e come-  oltre che con chi – candidarsi al Parlamento. Il programma? Ma chi se ne frega! Tanto è inutile. Spesso è scopiazzato, spesso ancora è impreciso, altre volte fuorviante. Intanto pensiamo alla candidatura e poi alla elezione, per il programma e le concretezze  c’è tempo. Intanto accaparriamoci un seggio a Montecitorio o a Palazzo Madama, poi si vedrà. Altrimenti perché perdere tempo. I primi interessati sono gli uscenti, non tutti riconfermati o riconfermabili, se pensiamo, per esempio, al Pd, vista la riforma elettorale e i famigerati sondaggi. In parecchi si sono riposizionati, altri lo stanno pensando, altri ancora fremono. Non sanno più come muoversi. Vanno avanti e sbagliano, vanno indietro e non hanno ragione, stanno fermi e – come diceva qualcuno importante anni luce orsono- tutto è perduto. Da qui , oggi più che mai – il “chi si ferma è perduto”. 
Chiusa la parentesi, non certo breve dell’impegno politico è iniziata la fase, affatto secondaria, della campagna elettorale. Che ancora non è concreta perché le candidature sono in via di formazione. I telefoni e le raccomandazioni scottano. E siccome c’è un tempo per seminare ed uno per raccogliere, adesso la semina è fatta di “conosci Renzi” oppure, Rosato o, meglio ancora Lotti? Si, no, forse. Perché mi aiuti a candidarmi o ad essere riconfermato. Non si pensa a quel che si è fatto, o non si è fatto. E’ importante essere nel cuore o nella testa di chi decide. La candidatura si ottiene, così,pensano, secondo me sbagliando, anche se non del tutto. Negli altri partiti, a cominciare da Forza Italia, occorre essere nelle grazie di Berlusconi, di Ghedini, il factotum, o di Romani, altrimenti si fischierà alla luna. Dalla Calabria, per giungere al cuore e alla mente di Salvini, il passo è lungo. La Meloni sa già, perché non ha atteso l’ultimo momento. Negli altri partiti si spera in entrature nei meandri dei palazzi romani. Chiusi o aperti che siano. Giovani, pochi. Vecchi tanti. La campagna acquisti, almeno nel Pd, non c’è stata. 
Si preferisce e si sta preferendo la segnalazione di rito, mai un curriculum, mai un corsus honorum, se non la sudditanza al capo di turno. I cinque stelle continuano a fidarsi di quanti fanno parte della tribù degli “incazzati neri” con tutti e con tutto. E fanno affidamento su quanti dicono “più buio della mezzanotte non può venire”. Anche in Calabria peserà l’assenza di Grillo? Gli uscenti della maggioranza hanno fatto poco e male, dicono i pentastellati, ed io voto per chi protesta, indipendentemente da congiuntivi, parole al vento e lungimiranza. Però un occhio alla azienda casaleggiana lo danno. Sui quotidiani si leggono solo posizionamenti e riposizionamenti, mai proposte per uscire dalla crisi, soprattutto del lavoro giovanile. Il fascino viene solo dalla candidatura, perché per cinque anni il lavoro(?) è assicurato e tanto faticoso non sarà, se alle c.d. parlamentarie  le candidature si sono sprecate. Chi non ha entrature dirette o indirette che fa? Si affida ai social. E’ ben poca cosa. Né con facebook, men che meno con twitter è possibile sfondare il muro. Allora non resta che affidarsi al buon Dio, il quale, giustamente, non dispensa candidature o voti, ma solo preghiere e assoluzioni e,se meritata, la vita eterna in Paradiso. Che non è quello di Montecitorio.  È già grasso che cola se si scelgono nomi (e cognomi) di rispetto, non nel senso “mafiologico”, ma di stima, mista a conoscenza. Magari fosse così.
In un’assemblea in provincia di Reggio, convocata per l’assegnazione di un premio alla mia carriera, qualche ingenuo e persona di buona volontà mi ha stuzzicato. Me ne sono guardato bene dal proseguire il discorso. «Non se ne parla, e comunque – ho risposto – non dipende da me. Io sono qui». Quando sono salito sul palco a ritirare la medaglia d’oro mi sono permesso di dire che avrei saputo chi indicare, a mio sommesso parere, come possibilità di voto, ma me ne sono guardato bene dal farlo, pubblicamente. E giustamente, «il voto è segreto… sia pure fino alla curva di Laghi», si diceva dalle mie parti.  Chi non ha nulla da nascondere o da chiedere può dichiararlo ai quattro venti, chi teme ritorsioni, o vuole fare intendere Pd e poi vota Forza Italia è chiaro che non lo dice. Ci sono di questi elettori. Ci sono, ci sono stati e ci saranno. Sono i cosiddetti “giocatori delle tre carte”. Ahimè. Quando raggiungeremo il livello di democrazia inglese, avremo fatto un altro passo avanti. Intanto andiamo avanti cosi. Votare, comunque, è d’obbligo. Convintamente. Il diritto-dovere bisogna onorarlo. Poi non ci si può pentire. L’importante è scegliere e saper scegliere. L’offerta è ampia. È giunta l’ora delle responsabilità. Io mi candido. E difendo il diritto di votare.

 

*giornalista 







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