Cosa ci chiede la Quaresima

Con il volto gioioso di Madre. Carissime e carissimi fedeli, quest’anno vogliamo vivere la Quaresima del 2018 con lo stile che tutta la Chiesa diocesana si è dato per la…

  1. Con il volto gioioso di Madre. Carissime e carissimi fedeli, quest’anno vogliamo vivere la Quaresima del 2018 con lo stile che tutta la Chiesa diocesana si è dato per la Visita pastorale: un volto gioioso di Madre. Mi torna di nuovo in mente il proposito dell’apostolo Paolo, espresso a Barnaba: “Ritorniamo ora a visitare i fratelli di tutte le città nelle quali abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno” (At 15,36). Vedere come state, nelle vostre città, nelle vostre comunità parrocchiali, nei vostri luoghi di aggregazione liturgica e sociale, anche nel corso dell’imminente itinerario quaresimale: ecco il pensiero che spero, e prego, risuoni in tutte le missioni popolari delle nostre parrocchie e negli incontri che avrete in quaresima ed in vista della Visita pastorale. Questo evento è per il Vescovo la prima forma del suo officium amoris: «La visita pastorale è infatti un’azione apostolica che il Vescovo deve compiere animato da carità pastorale che lo manifesta concretamente quale principio e fondamento visibile dell’unità nella Chiesa particolare». Quanto a voi essa è il mezzo per confermare quanto credete, chiedere perdono per il male eventualmente commesso e ripristinare sui vostri volti i tratti gioiosi di Gesù Cristo Salvatore e Redentore. Incrociando il mio volto di Pastore, tutte le vostre comunità confido possano incrociare il volto gioioso della Madre Chiesa. Per questo invoco, alla soglia della Quaresima, oltre che i nostri Santi Patroni, Agazio e Vitaliano, la santa Vergine-Madre: “Ave, Vergine Maria,/ Madre santa, madre pia!/ Ave, Vergine, beata, dalla grazia salutata!/ Ave, Vergine d’amore!/ In te venne il dolce Fiore,/ che spandea sì grande odore,/ come giglio in sull›albore./ Ave, rosa del giardino/ più preziosa d›oro fino!/ In Te venne il sol Divino,/ chiara stella del mattino”. 
  2. Un volto. In primo luogo, carissimi, la Madre Chiesa ci vuole presentare un volto. Il volto sta per l’intera persona, la sua dignità, la sua bellezza creata, la sua intelligenza, volontà, desideri, azioni, progetti, aspirazioni di futuro per i battezzati e porta su di sé i tratti stessi del Volto di Cristo, che egli, ha ricevuto dalla sua santissima Mamma. Meta della Quaresima è il mistero pasquale di passione-morte-resurrezione-ascensione-invio dello Spirito Santo. La Chiesa madre vuole attraversare con voi e meditare nel tempo forte di Quaresima tutti gli aspetti di questo profondissimo mistero. Lo farà con sguardo aperto e fede vera, frutto del dono della virtù teologale, donataci da Dio fin dal Battesimo. Quella stessa vera fede pasquale, che il sacerdote, poeta David M. Turoldo cantava con gioia, non disconoscendo le ombre e la tragica solitudine della morte terrena del risorto: “No, credere a Pasqua non è giusta fede:/ troppo bello sei a Pasqua!// fede vera/ è al venerdì santo/ quando Tu non c’eri/ lassù!// Quando non una eco/ risponde/ al tuo alto grido// e a stento il Nulla dà forma// alla tua assenza”. Quel Volto dell’abbandonato sulla croce, quel volto del venerdì santo, che sta quasi sul baratro del silenzio e del nulla, è il medesimo volto bellissimo del risorto di Pasqua! Proprio quel Volto, in tutti i suoi chiaroscuri, la nostra Chiesa, oggi “in situazione di visita”, vuole con nuovo ardore presentare al popolo: a chi è nelle lacrime e nel dolore-sofferenza del carcere, dell’ospedale, della violenza domestica, delle difficoltà sociali, ma anche a chi gode delle piccole gioie quotidiane dell’amore, delle relazioni pacifiche, delle soddisfazioni, delle vittorie sul male e sul Maligno… Invochiamo con il cuore: “Il mio cuore ripete il tuo invito:/ ‘Cercate il mio volto!’./ Il tuo volto, Signore, io cerco” (Sal 27,8).
  3. Un volto gioioso, oltre il dolore. In questa Quaresima il Volto della madre Chiesa vuol essere, gioioso, com’è gioiosa la bella notizia del Vangelo. Un po’ in controtendenza rispetto alle nostre devozioni popolari, che talvolta sembrano prediligere il Venerdì santo alla notte di Resurrezione. Del resto, in una regione e in una diocesi, martoriate da problemi economici e povere di prospettive future, la ritualità pietistica di certe feste di antica tradizione contadina, spesso attuate con l’ausilio di strumenti pastorali e arcaici, guardano ai tratti martoriati del volto dolorante della Madre, che fissa il Figlio sui sentieri del Calvario. Certo, come ricorderemo in Quaresima, il sacrificio di Cristo è intriso di sangue e di dolore. Certo, come scriveva Péguy, la Vergine Maria piangeva, da tre giorni piangeva sulla via dolorosa: “Lei piangeva, piangeva, ne era diventata brutta./ Lei, la più grande Beltà del mondo./ La Rosa mistica./ La Torre d’avorio./ Turris eburnea./ La regina di beltà./ In tre giorni era diventata spaventosa da vedere./ … Le aveva fatto fare la sua via crucis, a sua madre./ Da lontano, da vicino./ Lei aveva seguìto./ Una via crucis molto più dolorosa della sua./ Perché è molto più doloroso veder soffrire il proprio figlio./ Che soffrire noi stessi./ è molto più doloroso veder morire il proprio figlio./ Che morire noi stessi”. Eppure, se nonostante il dolore, le lacrime, la tragedia – grazie alla riflessione e alle catechesi quaresimali -, sapremo scrutare a fondo nelle nostre devozioni, vi scorgeremo un sentimento religioso profondo e sincero che, oltre la morte, incrocia sempre la vita e la gioia. Un tale sentimento, sulle orme di san Francesco di Paola, ci fa accettare la vita penitenziale e il sacrificio come delle opportunità di riscatto, di perdono, di riconciliazione (il sacramento della Confessione ci aspetta, carissimi, per ricevere il perdono del Dio misericordioso!) e, soprattutto, ce le fa vedere come opportunità concrete di vita nuova nella gioia di Dio Padre. Nel corso di queste settimane, mettiamo in pratica quanto si legge in una lettera del Santo paolano: “Deponete dunque ogni odio e ogni inimicizia, guardatevi diligentemente dalle parole più aspre e, se ne uscissero dalla vostra bocca, non vi rincresca trarne il rimedio dalla stessa bocca da cui vennero inferte quelle ferite. E così perdonatevi a vicenda e poi non pensate più all’ingiuria arrecatavi. Il ricordo della malvagità è infatti ingiuria, colmo di follia, custodia del peccato, odio della giustizia, freccia rugginosa, veleno dell’anima, dispersione della virtù, tarlo della mente, confusione dell’orazione, lacerazione delle preghiere fatte a Dio, abbandono della carità, chiodo infisso nelle nostre anime, peccato che non viene mai meno e morte quotidiana”. Gioia sul volto, dunque, carissimi, mentre si depone ogni odio ed ogni inimicizia. Questo è il genuino volto della Chiesa madre e sposa fiduciosa in Gesù che viene, “perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia” (Bar 5,9). 
  4. Un volto di madre. La madre, ogni madre, sente fremere le viscere di misericordia e di amore per i suoi figli, particolarmente per coloro che hanno deviato fino a diventare dei falsi profeti. Lo sappiano quelli che cercano ancora d’incantare con l’illusione del denaro facile, che rende in realtà schiavi del profitto! Ne vengano a conoscenza coloro che cedono agli interessi meschini di chi ha ceduto a sua volta la propria coscienza politica a dei criminali che, affiliandosi alle cosche, hanno fatto la scelta scomunicata di una non chiesa, di una non religione, di una non fede! Lo ricordino quelli che, pensando di bastare a sé stessi cadono nella solitudine, nella depressione, nell’isolamento! Lo ascoltino quelli che offrono a giovani e meno giovani le soluzioni facili della droga, delle tossicodipendenze, del falso elisir di lunga vita… La vostra madre, la Chiesa, è preoccupata per voi e vi ama, anche se vede sui vostri volti le rughe dell’errore, delle devianze e del peccato! Qual è la madre che non è preoccupata per questi figli in cui l’amore si sta raffreddando, in cui il cuore sta diventando di ghiaccio, in cui le relazioni si sono interrotte, che addirittura non credono più all’amore? Ella, continua a credere, anche contro l’evidenza, al primato dell’amore, come ci ricordano perfino le canzoni in voga tra le ultime generazioni: “Io credo solo nell’amore/ l’amore è tutto quello che so… // Cancellerò dalla tua faccia/ quella malinconia./ Al cielo ruberò una stella/ Per darti compagnia…// L’amore rompe gli argini/ Dà luce alle tue immagini/ La vita ti sorride di più./ E soffia sulla vela/ Irrompe a primavera/ e lascia senza fiato chi spera”. Chi crede nell’amore e lo realizza nella sua vita, ha trovato davvero i giusti rimedi per la sua salute e il suo benessere.
  5. I farmaci di Quaresima: la preghiera. Preghiera, elemosina e sacrificio: ecco i tre farmaci che la Quaresima “somministrerà” per illuminare il nostro andare ed alitare amore nei cuori intiepiditi o addirittura freddi. Questi farmaci che ci ricondurranno nelle braccia della madre Chiesa, segno terreno della Vergine-Madre e, attraverso questa madre, nelle braccia aperte del Padre, il quale non si stanca di attenderci (Lc 15,20). Opportunamente, la lettera di Giacomo ci invita in questi giorni di cammino quaresimale, alla preghiera e alle celebrazioni sacramentali: “Confessate dunque i vostri peccati e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto potente è la preghiera fervorosa del giusto” (Gc. 5,16). Sarà anche più potente se si lascerà accompagnare da santa Maria, madre di Dio. George Byron (1778-1824) dedicava alla Madonna il suo Canto del giorno morente, invitando tutti all’ora della preghiera, soprattutto all’ora della preghiera mariana: “Ave Maria! Sulla terra e sul mare/ quest’ora più d’ogni altra celeste/ è la più degna di te, Benedetta./ Ave Maria!// Benedetta quest’ora/ Benedetto il giorno, il paese, il luogo/ dove tante volte ho sentito in pienezza/ questo annuncio scendere in terra/ dalla campana della torre lontana.// Saliva leggero il canto del giorno morente;/ non un soffio turbava l’aria tinta di rosa,/ eppure le foglie sui rami trasalivano/ vibrando in fremiti di preghiera.// Ave Maria! È l’ora di pregare./ Ave Maria! È l’ora di amare./ Ave Maria! È l’ora che il nostro spirito/ si elevi fino a te, fino al tuo Figlio!/ Ave Maria! Volto stupendo,/ occhi socchiusi/ sotto l’ala della Colomba onnipotente!// Ti miro adesso/ in un’immagine dipinta?/ Ma essa traduce in bellezza la Pura Verità”. La preghiera per eccellenza della Quaresima, da praticare appresso a Maria, è la pia devozione della Via crucis. Uno schema di questa via dolorosa, con testi specifici sui poveri e gli scartati, la trovate sul sito internet della Diocesi: www.caritasczsq.it. Anche il sito della Caritas nazionale mette a disposizione testi (www.caritasitaliana.it). Inoltre, una ricca miniera di riflessioni è scaricabile dal Sussidio per la Quaresima, preparato dalla CEI. 
  6. Le cure di Quaresima: l’elemosina. Oltre alla preghiera vocale ed esistenziale, la Quaresima ci invita all’elemosina. L’oracolo del profeta Daniele si rivolge al re (emblema di chiunque possiede qualcosa che potrebbe essere vantaggioso per gli altri), esortando: “Accetta il mio consiglio: sconta i tuoi peccati con l’elemosina e le tue iniquità con atti di misericordia verso gli afflitti, perché tu possa godere lunga prosperità” (Dn 4,24). Perciò, quando offriremo anche noi volentieri un boccone al povero, come ci suggerisce il Beato Giacomo Cusmano, riconosceremo che, sul viso di ciascuno di essi– reso sacramento di Cristo – è disegnata la dignità stessa del figlio di Dio: ecco perché ogni povero può sedere a tavola con noi. Com’è stato ben scritto, “Cusmano comprende che per liberare veramente i poveri e gli oppressi è necessaria la ‘rivoluzione d’amore’ suggerita dal vangelo, la via della carità, l’amore di Dio che si traduce nell’amore concreto verso i fratelli e nel dono di sé ai più bisognosi e sofferenti, in un servizio spinto fino al sacrificio eroico”. Ecco perché l’elemosina e gli atti di misericordia verso gli afflitti, consapevolmente e abbondantemente compiuti in Quaresima, sono dei mezzi proficui per riconoscere e scontare i nostri peccati e, in tal modo, recuperare il volto gioioso di chi finalmente può diventare prospero per la grazia di Dio, anche se, a sua volta, versasse in difficoltà di ogni tipo. Ha scritto san Josemaria Escrivà: “Domandate audacemente al Signore questo tesoro, la virtù soprannaturale della carità, per esercitarla fin nei più piccoli particolari. Spesso noi cristiani non abbiamo saputo corrispondere a questo dono; talvolta lo abbiamo deprezzato, limitandolo a un’elemosina fredda, senz’anima; o lo abbiamo ridotto a beneficenza più o meno stereotipata. Riassume molto bene questo atteggiamento il rassegnato lamento di una malata: ‘Qui mi trattano con ‘carità’, ma mia madre mi curava con affetto’. L’amore che nasce dal Cuore di Cristo non può dar spazio a simili distinzioni”. Mentre ringrazio, per la collaborazione e l’impegno quotidiano, tutti coloro che svolgono servizi di carità, nell’Oasi della Misericordia, al Centro Calabrese di Solidarietà e nelle comunità parrocchiali, ricordiamo che, per quest’anno, l’opera significativa di “elemosina” e carità da realizzare sarà la costruzione di una cisterna in Congo, in una delle comunità dei seguaci del Cusmano, i Missionari Servi dei poveri. Ogni parrocchia, in Consiglio Pastorale, definirà altri microgesti simbolici, come, ad esempio: una raccolta straordinaria per ogni gruppo di catechismo, finalizzata alla realizzazione di un’opera-segno diocesana; nelle domeniche o nei venerdì di Quaresima, invito a pranzo o a cena di una famiglia indigente, o di nuclei familiari poveri. 
  7. I rimedi di Quaresima: digiuno e sacrificio. Digiunare, oggi, potrebbe anche essere un’esigenza di salute, ovvero un regime dettato dall’estetica. Noi dobbiamo far diventare tutto questo, invece, un’espressione della spiritualità quaresimale (cf Mt 6,1-6.16-18), giacché il 18 digiuno quaresimale comporta non soltanto la rinuncia al cibo (in particolare alla carne), ma la scelta di una vita sobria, ovvero che non spreca, che non “scarta”. Digiunare in Quaresima ci aiuta ad abituare cuore e corpo all’essenzialità e alla condivisione, cioè a squarciare i cuori, non le vesti. Ascoltiamo la voce del profeta Gioele: «Adesso dunque, dice il Signore: Convertitevi a me con tutto il vostro cuore nel digiuno, nelle lacrime e nei sospiri. E squarciate i cuori vostri, e non le vostre vesti. Tra il vestibolo e l’altare i sacerdoti ministri del Signore giungeranno, e diranno: Perdona, o Signore, perdona al tuo popolo: e non abbandonare la tua eredità all’obbrobrio di essere dominata dalle nazioni» (Gl 2,12- 13.17). Stiamo attenti all’esortazione di Paolo che al digiuno associa la carità e il sacrificio. L’Apostolo esorta a camminare “nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5,2). Imitando Cristo, dunque, il credente si offre volentieri in sacrificio a Dio praticando la spiritualità del digiuno e del sacrificio. Il sacrificio, del resto, è la prova del vero amore che, senza misurare gli sforzi e le rinunce, desidera, prima di tutto, il bene della persona amata, alla quale si dedica, per la quale è disponibile – non soltanto nei digiuni di Mercoledì delle ceneri e del Venerdì santo, o nelle astinenze dei Venerdì – a rinunciare a qualcosa. D’altra parte, l’amore è la forza misteriosa che sostiene ogni sacrificio, anche quello più macerante che ci richiama alla nostra fragilità, come ci viene ricordato dall’imposizione delle Ceneri. Anche per questo siamo invitati a moderarci nelle spese per  beni alimentari, per il fumo, l’alcol,  le feste  popolari (soprattutto quelle religiose). E cerchiamo –anche- di moderarci in un modo di lavorare frenetico che non lascia tempo per riflettere e pregare, nel consumo eccessivo di  televisione, di social e di altri mezzi di comunicazione che possono creare dipendenza  e ostacolare, o addirittura impedire, la riflessione personale e il dialogo in famiglia. Così ci ha insegnato Gesù, che nascendo vero uomo in mezzo 20 a noi, ha voluto assumere le sofferenze e le vicende di ogni essere umano, per mostrarci l’evidenza dell’amore di Dio verso di noi. Invece della gratuità nel donarsi, i nostri tempi ci spingono, purtroppo, a cercare soltanto il proprio benessere, il godimento e l’autoaffermazione di sé, facendo prevalere l’egoismo e il piacere, a scapito della bellezza del donarsi. Come ci ricorda ogni presbitero – uomo del “sacrificio”, e non solo nel senso che offre il sacrificio di Cristo -, tutta la nostra vita può, invece, diventare sacrificale, proprio perché può essere continuamente donata. In questo senso l’eucaristia è il simbolo del digiuno e del sacrificio: centro, culmine e sorgente di ogni spiritualità. La globalizzazione economica, il mercato libero, la ricerca del benessere a oltranza e il consumismo non tolgano spazio tra noi allo spirito di digiuno e sacrificio! Se l’essere umano e lo stesso suo habitat è trattato spesso come una merce, o come un materiale da esaminare e sfruttare, è perché non lo vediamo più come un bene prezioso in sé e ciò conduce alla disumanizzazione dei rapporti interpersonali e delle relazioni con la madre terra. Alle lusinghe per farci abbracciare una religione facile, accomodante, senza precetti, digiuni e croce, rispondiamo con digiuni e sacrifici volontari da compiere con amore anche in questa Quaresima! 
  8. Augurio per il cammino quaresimale. Carissime e carissimi, preghiera, penitenza, digiuno e sacrificio – le parole centrali della liturgia quaresimale –ci ricordano che il digiuno, unito al sacrificio, è il modo corrispondente alla natura umana in cui noi possiamo accogliere il dono di Dio, che si manifesta attraverso la Parola, la Tradizione, la liturgia, gli ultimi. I presbiteri, i catechisti, i Superiori religiosi, i Responsabili delle comunità e delle aggregazioni laicali, ricordino che la Parola di Dio si è fatta affine alla carne del peccato e per il peccato (Rm 8,3). Il sacrificium del sommo sacerdote Cristo, che si autoimmola, diventa victima a causa dei nostri peccati, che snaturano in noi il volto di figli del Creatore, salvati dal Redentore e irrorati dall’amo- 22 re infuocato dello Spirito Santo. Nella sala del Cenacolo, Gesù rende grazie al Padre, ci dona il suo corpo e il suo sangue, che sono offerti in sacrificio per noi. Chi nell’Eucaristia dei giorni di Quaresima accoglierà fruttuosamente, attraverso Cristo, il vero dono di Dio, diventerà anche una creatura nuova, disponibile all’elemosina, alla preghiera, al digiuno e al sacrificio. Il sacrificio eucaristico della madre Chiesa corrisponde alla natura redenta dell’essere umano. L’unità del sacrificio di Cristo e del sacrificio della Chiesa ci abiliterà secondo la nostra natura e vocazione, “alla misericordia di Dio”, ad offrire, il nostro cuore, la nostra mente, il nostro corpo “come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” (Rm 12,1), ripristinando sui nostri volti i contorni del Volto di Cristo: un volto gioioso. 

*arcivescovo della diocesi Catanzaro-Squillace





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