A.A.A. idraulico cercasi

«Dottore, sono passati tre mesi e… ancora nulla?». A lamentarsi il padre della giovane laureata in Economia e commercio, che a trent’anni d’età non è riuscita a trovare uno straccio…

«Dottore, sono passati tre mesi e… ancora nulla?». A lamentarsi il padre della giovane laureata in Economia e commercio, che a trent’anni d’età non è riuscita a trovare uno straccio di occupazione, nonostante la sua disponibilità a fare la commessa. Un rimprovero velato, ma sempre rimprovero. «Ma come, voi avete conosciuto tutta la gente che conta in Calabria e mia figlia non trova un posto?». Proprio così, anche se non è più questione di conoscenze, più passate che presenti, la colpa, se di questo si tratta, è dovuta al fatto che, secondo la Cgia di Mestre, sono richiesti 385mila posti di lavoro “ad alta intensità manuale”. Posti che rischiano finanche di non essere coperti nei prossimi otto anni, a fronte di una disoccupazione giovanile i cui dati sono di ben quattro giovani su dieci disoccupati. In Calabria, si arriva anche a sei. Ai 385mila, è sempre l’istituto veneziano a rivelarlo, se ne possono aggiungere altri 45mila rimasti non richiesti nel 2011 perché gli stessi giovani non si sono dichiarati interessati, oppure sono stati ritenuti non addetti alla mansione. Tutto ciò porta a prevedere che, fra pochi anni, trovare un fabbro per farsi riparare un infisso o un falegname per aggiustare un mobile di casa – ormai incambiabili per via dell’eccessivo costo – sarà davvero difficile.
Un lavoro, dunque, c’è, ha sostenuto la Cgia di Mestre. Solo che è manuale. Come dire al padre della giovane laureata che la figlia deve reinventarsi e far finta di non aver avuto a che fare con Keynes o Adam Smith? In Italia, ma soprattutto in Calabria, le professioni manuali sono state sempre snobbate, poco considerate. E questo perché i laureati di oggi sono i figli di chi faceva il lavoro manuale un tempo e ha fatto enormi sacrifici per far studiare i figli e toglierli dalle condizioni di precarietà, anche sociale, in cui erano vissuti i genitori. «Come, io ho fatto il fabbro e il falegname e mia figlia deve tornare indietro e, pur avendo “fatto gli studi” – si diceva così –deve fare quel che ho fatto io?».
Ecco perché il mestiere di fabbro, collaboratore domestico, agricoltore, carpentiere, meccanico, allevatore viene snobbato. O svalutato. «Negli anni abbiamo preferito investire sul pensiero – ha affermato Franco Donzelli, direttore del dipartimento di Economia e management dell’Università statale di Milano – e ora eccoci qui con posti che restano vacanti». Una politica, che a parere del docente meneghino, non è stata seguita in altri Paesi europei. «In Olanda e in Germania – ha aggiunto Donzelli – c’è l’università, ma anche serie scuole di formazione professionale, mentre da noi no». E questo, almeno per la Calabria, vale un po’ di meno, perché il figlio di chi ha esercitato il mestiere manuale avrebbe voluto “il posto fisso” al Comune o alla Regione o, come si diceva un tempo, “dietro la scrivania”. E questo sia per dimostrare al padre che era stato bravo, che si era riscattato, sia perché era convinto che avrebbe guadagnato molto di più, rispetto al suo genitore.
Non si è mai voluto mettere nel conto che “uno stipendio” arriva, oggi, a 1.400 euro al mese, “un mestiere” può arrivare anche al doppio. Non è così? Certo che lo è, ma chi da noi farebbe oggi la badante o la colf, piuttosto che il falegname o il carpentiere? Ed ecco come si ingrossano le file dei disoccupati. E se alcuni mestieri vengono mitigati dagli immigrati, altri rischiano di sparire. Provate a trovare un trattorista, un potatore, un idraulico. Non se ne trovano, e se si trovano, quanto costano? «Dev’essere la mentalità a cambiare», ha ancora detto il professor Donzelli.  L’organizzazione, in Italia, di questi mestieri, è però demandata alle Regioni. Un modo per dire che, anche in Calabria, ci vorrebbe «meno burocrazia, più comunicazione tra scuola e mondo delle imprese». D’altro canto, il rapporto della Confindustria di Cosenza, illustrato, tra gli altri dal presidente Renato Pastore e da Rosanna Nisticò, dell’Università della Calabria, non ha messo in evidenza che «la situazione relativa all’economia regionale è grave e non è detto che il peggio sia alle nostre spalle». Ci sono, secondo il rapporto, «difficoltà congiunturali, ma anche tante pigrizie, molte inadeguatezze e senso di deresponsabilizzazione nell’azione quotidiana a vari livelli istituzionali e sociali». Ma c’è di più. «Il tasso di disoccupazione è al suo picco storico: occorrono interventi diretti alla semplificazione normativa e allo snellimento della burocrazia, con recupero di efficacia e di efficienza», ha detto Pastore al presidente Scopelliti che, parlando di dati confindustriali impietosi e preoccupanti, non ha potuto che concordare. «Se c’è un dipendente che non funziona, bisogna mandarlo via», ha affermato. Davvero, però!
Intanto, non ci rimane che riciclarci, dando ragione al rapporto della Cgia di Mestre, all’insegna del “se rinasco faccio l’idraulico”. Guadagno di più, ho meno preoccupazioni, mi organizzo il mio tempo, la burocrazia mi fa un baffo, non devo aspettare la delibera di pagamento, non sono costretto ad attendere mesi e mesi il pagamento dell’attività intellettuale, non finisco nelle grinfie delle banche, non devo andar dietro al politico di turno per  “il posto fisso” o per sbloccare un credito. Intanto la figlia del mio amico attende, ammenocchè non voglia riciclarsi, per campare. La scrivania la può costruire, non sedersi dietro. Oppure emigra, come, da ultima, la professoressa Paola Cannavò.

* Giornalista







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