Io, “ingenuo” a caccia di furbi

Il premier Mario Monti ha giustamente rimproverato l`uso comune, ma davvero improprio, dell`aggettivo furbo che è stato, per decenni, quasi sinonimo dell`evasore a denominazione di origine controllata. In buona sostanza,…

Il premier Mario Monti ha giustamente rimproverato l`uso comune, ma davvero improprio, dell`aggettivo furbo che è stato, per decenni, quasi sinonimo dell`evasore a denominazione di origine controllata. In buona sostanza, veniva definito benevolmente furbo chi era più “svelto” ad imbrogliare le carte per non assolvere ai suoi doveri fiscali. Nei confronti dell`Erario e degli enti territoriali di riferimento, regioni, province e comuni. Questi ultimi sempre più afflitti per l`insufficienza delle risorse pubbliche a loro disposizione per garantire l`ordinario. Per questo, anch’essi evasori nei confronti dei loro obblighi istituzionali.
Dunque, bandito il furbo evasore, riportato a livello di soggetto avvezzo a delinquere (il famoso “parassita dello Stato”, campagna pubblicitaria dixit), occorre pensare a fare “carneficina” degli omologhi. Insomma, wanted il furbo, ovunque si trovi!
Di furbi ce ne sono in molti, in troppi. Tutti così definiti, altrettanto impropriamente. Furbi per mestiere. Furbi per caso. Furbi per abitudine. Furbi per dinastia. Tutti comunque da debellare, specie nella cultura predominante, che – per esempio – appella furbo chi fa carriera, a discapito degli altri, vendendosi ai potenti, anima e corpo. Chi diventa dirigente, spesso senza i titoli necessari, soprattutto nelle regioni, province e comuni perché fedele o sottomesso a qualcuno, sino a perdere la memoria di se stesso. Chi guadagna la promozione in odore di pensionamento perché a nessuno si nega un trattamento di quiescenza più consistente, come se il costo indebito non dovesse essere sopportato dalla comunità` nazionale. Chi ruba e malversa il denaro pubblico, tanto frequentemente da contare tanti “ricchi sul serio” tra gli ex (ma anche non tanto ex) alti burocrati e amministratori di enti territoriali. Chi accumula depredando il patrimonio pubblico e predando i cittadini della loro quota parte di diritti, cui dovrebbero conseguire i servizi essenziali, divenuti (ahinoi!) spesso difficili ad esigere così come pretende la Costituzione. Chi ha fatto della politica il proprio lavoro esclusivo e lo strumento di ricchezza alla faccia dell`elettorato gabbato, perché illuso da promesse neppure mantenibili. Tranelli ai quali l`elettorato più debole (ma non solo) abbocca con una stupefacente ingenuità.
Ci sono poi, infine, i cosiddetti  furbetti del quartiere ovvero “di paese”, che vivono degli oboli che la politica eroga e/o consente ai gregari tuttofare, specialisti in commesse (per usare un inglesismo: esperti in piaciri e pastette, del tipo quelli di garantire “assistenza” nelle pratiche di invalidità civile e simili).
Lo sforzo deve essere enorme, perché irto di ostacoli soprattutto culturali che, per essere superati, richiedono una consapevolezza e una complicità sociale che non ha eguali.
Prima tra tutti è la politica che deve mutare. Deve modificare i siti e i termini di confronto, ma soprattutto licenziare i croupier abituati, come sono, a fare carte false pur di conseguire consensi e mantenere il potere. Sono in pochi da salvare. Solo quelli che hanno offerto giusta prova di sé alla guida delle istituzioni che funzionano e che non si indebitano. Sono ovviamente da mandare a casa tutti coloro i quali blaterano da anni il linguaggio incomprensibile delle loro “politiche”, quasi sempre affaristiche, così come quelli che hanno inguaiato gli enti “in favore” dei quali hanno prestato i loro servigi e a sfavore dei quali hanno realizzato la loro fortuna. Insomma, troppi furbi in giro ad avvelenare l`acqua pubblica (lapsus freudiano`, visti i drammi vissuti dalla Sorecal).
Dunque, si pongono due problemi da iscrivere con priorità sull`agenda della politica. Come cancellare dal vocabolario l`appellativo improprio di furbo e come fare in modo che i furbi non abbiano a che fare con le istituzioni e con i privilegi indebiti.
Un bel da farsi, che costituisce tuttavia un dovere ineludibile, solo che non si voglia consegnare il Paese (quello fatto di ministeri da amministrare; da regioni, province e comuni da governare) alla protesta tradotta in consenso, che si presume oramai ben oltre la soglia del 20%. E non a torto.
Concludendo, necessita una sorta di screening anti-furbo, propedeutico alla sua espulsione, e un intervento selettivo dei migliori ingenui. Due step necessari dei quali tutti noi dobbiamo farci carico, rispettivamente, urlando all`untore (il furbo d.o.c.) e incentivando le autocandidature dei giovani. Non solo per garantire loro – a quelli che lo meritano realmente prescindendo se di destra o di sinistra – di estrinsecare le loro oneste capacità nell’ambito della direzione politica della pubblica amministrazione, bensì per evitare che i cervelli fuggano ad arricchire gli altri.
Facendo così eviteremmo di continuare ad essere un elettorato inutile per la propria terra e per i nostri figli, proponendoci come fattore del cambiamento.
Al bando, quindi, il fascino verso le esche che ci vengono propinate dai soliti politicanti, sì da smettere di essere i protagonisti, poi, dell`ultimo atto del solito “pianto del coccodrillo”.
Un attimo, mi bussano alla porta. Sono i rappresentanti della lista degli “ingenui migliori”, che si presenterà alle prossime elezioni. Si accomodino pure!

* Docente Unical





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