Pd, come si scelgono i candidati?

Il terremoto nelle urne siciliane non sembra aver sconvolto, più di tanto, i politici di casa nostra. Eppure l’astensionismo da vero e proprio record, potrebbe riguardare, assai presto, anche la…

Il terremoto nelle urne siciliane non sembra aver sconvolto, più di tanto, i politici di casa nostra. Eppure l’astensionismo da vero e proprio record, potrebbe riguardare, assai presto, anche la Calabria. Si pensa piuttosto, nella gran parte dei casi, a “traccheggi” e “riposizionamenti” di quanti  si dicono o sono realmente impegnati a far politica. Basta seguire una seduta del consiglio regionale per rendersi conto di come, soprattutto nei momenti che precedono decisioni o scelte di natura squisitamente politica, l’attenzione(!) sia puntata non all’argomento all’ordine del giorno, importante o meno, ma ai giochi di corridoio, alle telefonate, all’Ipad (ora ce l’hanno tutti e di ultima generazione) per capire cosa accade a destra, nel centro-sinistra, a sinistra. Già, perché questo è il momento di chiedere, contrattare, decidere futuri( o molto prossimi) comportamenti.  
Nel Pdl, dopo il risultato poco lusinghiero della Sicilia, non si riesce ancora a prendere una posizione. Giustamente. Non si prende ancora a livello nazionale, figurarsi se lo si può fare a livello locale. E’ un fatto, però, che, visti i sondaggi, in molti scalpitano, si danno da fare, si agitano, si riposizionano. Si dicono, alcuni, d’accordo con Berlusconi, altri con Alfano (fino a quando le posizioni divergeranno), altri ancora con quanti si son detti da tempo contrari al leader maximo, in caduta libera, nonostante o proprio per i giravolta delle ultime settimane. Poi ci sono gli “aficionados” di Scopelliti, pronti a seguire comunque il capo che  li ha politicamente “creati”.   Palermo insegnerà?
L’Udc è, o appare, il partito con maggiori problemi di natura politico- elettorale. Fino a poco tempo fa la fiducia alla maggioranza di Scopelliti  era fuori discussione, nonostante sottili e oscuri distinguo. Oggi, però, dopo il (relativo) successo della Sicilia, dove il partito di Casini è in maggioranza col Pd, cosa faranno i tasso-trematerriani? Si “riservano le parti civili”, come si diceva un tempo? Non vorranno mica perdere la battuta! E c’è da giurare che non la perderanno: gli atteggiamenti del primo Craxi insegnano. Ora che l’alleanza nazionale con Bersani è pronta potranno rimanere spiazzati? Certo che no! Ci sono da decidere, anche, le future collocazioni di  figli, fratelli, madri! Aspettano sulla riva del…Crati e del “Vendola”!
Il Partito democratico. Giustamente ringalluzziti dai sondaggi della vigilia ( non c’è istituto di ricerca che non dia il partito di Bersani al primo posto con una percentuale del trenta per cento) parlamentari uscenti, consiglieri in carica, aspiranti, si guardano la mano per non correre il rischio di restare… a piedi. Nel partito che fu di Veltroni e d’Alema, ma anche di Rosy Bindi, in Calabria la maggioranza è ufficialmente schierata con il segretario in carica Pierluigi Bersani per…spirito, sacrosanto, di riconoscenza e di conservazione. Ecco perché, ufficialmente, prima di scoprire i  segreti delle urne delle primarie, allo sfidante Renzi sembra rimanere una percentuale modesta di elettori, anche se nel sondaggio del Corriere della Sera, il 73% dei lettori sostiene che è l’unico a  poter-dover scardinare il sistema. Ed ora, in comuni grandi e piccoli, si assiste a convention pro Bersani, il leader maximo di oggi. E se, per una beffa del destino, e non solo, il risultato non dovesse essere quello sperato? A quale santo si voteranno leader ed aspiranti tali? A San Matteo o a Santa Leopolda? E poi, con quali criteri si scelgono i candidati del Pd? Con quelli del passato recente? C’è da sperare di no. Alla Camera, le presenze, salvo qualche eccezione,  sono state non proprio brillanti. E al Senato? Di chi parliamo? Di Dorina Bianchi, di Franco Bruno, della Carneade Mazzucconi? Il signore, in tutti sensi, Luigi De Sena pare intenzionato a godersi il meritato riposo. Ed allora la corsa a chi è riservata? Chi sceglie i candidati, metodo di elezione a parte? La sorte, l’amico di riferimento a Roma, l’appartenenza di qualsiasi genere? Si dovrebbe parlare di meritocrazia, di impegno svolto, di meriti acquisiti, di professione svolta con  credibilità e dedizione, e non di “mestiere”! Avete fatto caso che non sono molti i parlamentari che vengono da un impegno svolto nella società (legale, giornalistico,  universitario, professionale in genere)? Solo e soltanto il mestiere all’interno di quel che furono e sono i partiti, fatta qualche significativa eccezione, a Cosenza più che altrove. Non che negli altri partiti venga riconosciuto il merito!
Italia dei Valori e Sinistra ecologia e libertà. Il primo, in Regione, così come Il Pd, ha una presenza di rilievo con ruoli tutt’altro secondari. A Roma,però, naviga in acque poco tranquille! Sel è, fondamentalmente, non disgiunto da Vendola. Anche loro hanno problemi di “posti al sole”! Perché non dovrebbero averli? E’ un fatto, però, che il risultato siciliano non li premia, pur svolgendo quel ruolo che compete alle forze di sinistra, senza essere più i comunisti di berlingueriana memoria.
Grillo e le cinque stelle. Brilleranno anche qui, sicuro, se i contrari non si prepareranno per tempo! Non a chiacchiere o con timidezza! Le “zitelle” sono pericolose!  
Ed allora? In un momento in cui Giuseppe De Rita parla, giustamente, di dissolvimento politico, si vogliono fare scelte lungimiranti, il meno possibile criticabili? E se gli altri partiti(!?) hanno, bene o male, i loro organi, nel Pd sceglierà il professor d’Attorre con Bersani, Renzi, Bindi, Letta, Fioroni? Oppure primarie locali, curricula o proprie entrature? Si può contribuire?

* Giornalista







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