L’INTERVISTA | Coronavirus, Foti: «Al momento non c’è allarme. Ma serve prevenire e autotutelarsi»

Il primario del reparto malattie infettive del Gom spiega dubbi e luoghi comuni sul Covid-19: «Se i contagi saranno contenuti i tre ospedali potrebbero essere suffucienti. Questo virus può avere una diffusione e un’aggressività maggiore rispetto ad altri virus respiratori, tra cui la comune influenza»

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA Al momento le regole di maggior cautela sono lavarsi frequentemente le mani, evitare i luoghi affollati ed evitare di “affollare” il pronto soccorso se non c’è un reale motivo urgente. Al Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria il clima è sereno, finora sono tre i casi sospetti di coronavirus trattati al Gom, tutti con esito negativo. Il direttore sanitario aziendale, il dottor Giuseppe Foti, è anche primario del Reparto di Malattie infettive, l’uomo giusto al posto giusto e al momento giusto.

O è il momento peggiore, è davvero poco più di un’influenza? «I coronavirus sono tanti, 7 possono infettare l’uomo, di questi 4 sono causa di raffreddore comune o malattie respiratorie banali, 3 sono causa di malattie importanti, Sars, Mers e oggi il Covid-19. È un virus nuovo e come tutti i virus respiratori nuovi, come a suo tempo per l’influenza suina, è un virus che trova la popolazione completamente vergine di anticorpi e di conseguenza può avere una diffusione e un’aggressività maggiore rispetto ad altri virus respiratori, tra cui la comune influenza».

I dati la preoccupano? «L’80% di persone contagiate presenta casi con scarsa sintomatologia, poi c’è un 15% che più o meno deve ricorrere al ricovero e un 5% di casi che possono richiedere anche supporto di terapia intensiva. Dipende dai numeri, se i numeri sono molto alti probabilmente ci potrebbero essere difficoltà, se i numeri sono contenuti i tre ospedali delle città capoluogo potrebbero essere sufficienti a dare una risposta in termini di ricoveri».

Ad attrezzatura come siete messi? «Abbiamo 20 posti letto in malattie infettive di cui 2 di isolamento respiratorio, per la diagnostica di laboratorio la microbiologia è particolarmente attrezzata e autosufficiente». Mascherine ne avete? «La farmacia fornisce con regolarità i dispositivi di protezione individuale, tutto sta a vedere come evolve la situazione visto che le richieste sono aumentate».

Le mascherine servono davvero alla popolazione? «Servono sicuramente in ambito sanitario, al di fuori potrebbero servire per persone che hanno patologie di base, immunodepressi o con patologie croniche debilitanti, in quel caso sarebbe elemento di protezione anche necessario, per il resto delle persone probabilmente sono superflue». E l’Amuchina? «Quella serve perché la cosa più importante di tutte è il lavaggio delle mani, prolungato almeno 20-30 secondi con sapone. In mancanza avere a disposizione un detergente idroalcolico può essere la soluzione migliore in alternativa».
Si può essere contagiati dal contatto con oggetti? «Sugli oggetti il virus non dovrebbe resistere a lungo, c’è stato solo qualche studio su altri coronavirus del passato, Sars e Mers. Lavarsi bene le mani è la regola principale».

Si paventa la chiusura delle scuole, precauzioni eccessive o tempestive? «Con le conoscenze attuali è difficile rispondere, sembrerebbe una precauzione eccessiva ma nel dubbio è meglio essere eccessivi che essere lassisti e superficiali».

L’appello generalizzato è a non presentarsi al pronto soccorso ma telefonare ai numeri d’emergenza, 112, 118 e 1500. Al Gom c’è stata ressa al pronto soccorso? «Tutto sommato no, peraltro prima ancora che venisse fuori la circolare abbiamo adottato un doppio triage per cui i pazienti che arrivano al pronto soccorso con una sintomatologia riconducibile a sindrome influenzale hanno un triage differenziato rispetto ad altri pazienti, proprio per evitare commistione. Ricordiamolo, al primo starnuto non si deve inondare il pronto soccorso. Arrivino solo persone che abbiano reale necessità, non solo per bypassare medico curante o per situazioni non di rischio clinico».

Prevedete che la situazione possa peggiorare rapidamente? «Il fatto che si sono chiuse le scuole al Nord probabilmente è un fattore che faciliterà la diffusione dell’infezione anche al Sud, con lo spostamento di persone dal Nord al Sud, anche se dai focolai non possono spostarsi, invece dai paesi vicini possono venire. E’ fondamentale la collaborazione di chi viene da un posto, se non proprio a rischio al 100%, ma vicino: sarebbe opportuna una forma di autotutela, una o due settimane a casa».

Il periodo di incubazione è di 14 giorni o di più? «C’è qualche studioso che ritiene che possa essere anche più lungo ma oggi dobbiamo dare per scontato che il periodo massimo di incubazione è di 2 settimane».

Chi è contagiato come deve curarsi? «Gli antibiotici sicuramente non sono utili a meno che non vi siano complicanze batteriche, riguardo agli antivirali non ci sono al momento evidenze scientifiche consolidate, nelle cure sono stati utilizzati farmaci sia per il virus Ebola che per l’hiv ma nulla di tutto ciò fa parte ancora di una terapia ufficiale. La cura è sintomatica, viene fornito un supporto generale ed eventualmente nei pazienti più critici un supporto respiratorio».

Qual è il protocollo che utilizzate per i casi sospetti? «In ospedale si afferisce attraverso il 118, che viene allertato attraverso la chiamata diretta o al numero d’emergenza 112, o al numero nazionale 1500. Il 118, i cui operatori indossano dispositivi di protezione individuale, rileva a domicilio se si è un presenza di un caso o meno da ospedalizzare e attiva il Reparto di malattie infettive più vicino».

Siete in contatto con la Prefettura? «Certamente, una riunione è stata fatta sabato pomeriggio con tutte le figure istituzionali interessate, la Prefettura sta monitorando l’andamento anche dei casi sospetti».

Una nuova riunione è stata indetta per venerdì presso il palazzo del governo mentre giovedì è in programma un incontro nella sala Spinelli dell’ospedale dal titolo “Coronavirus Covid-19: dall’emergenza internazionale al modello operativo del Gom”, alla presenza del viceministro della salute, il senatore Pierpaolo Sileri. Un evento incentrato proprio sull’approccio adeguato alla comunicazione del rischio secondo un processo di medicina partecipativa. Perché oltre al virus fa danni anche il “Dottor Google”.







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