La relazione demolisce il “modello Scopelliti”

I contenuti della relazione ministeriale sulla gestione finanziaria del Comune di Reggio Calabria negli ultimi anni obbligano tutti noi a fare una prima valutazione, dati alla mano, sulla storia recente…

I contenuti della relazione ministeriale sulla gestione finanziaria del Comune di Reggio Calabria negli ultimi anni obbligano tutti noi a fare una prima valutazione, dati alla mano, sulla storia recente della nostra Città e sulle sue (eventuali) prospettive future.
Crolla, innanzi tutto, senza possibilità di appello, il cosidetto “modello Scopelliti”, una sapiente e collaudata operazione mediatica cha ha fatto apparire all’esterno una città diversa dalla realtà dei suoi ghetti urbanistici e sociali, con servizi carenti e un crescente conflitto sociale.
Aldilà di quelli che saranno i numeri definitivi del buco di bilancio una cosa è certa: la città di Reggio è stata amministrata in maniera superficiale e dissennata e ciò ha determinato un continuo salasso di risorse finanziarie pubbliche che saranno ripianate solo attraverso un inevitabile impoverimento della collettività reggina, sia sotto forma di una maggiore pressione fiscale che attraverso la vendita di numerosi beni pubblici. Ogni terreno, ogni immobile, ogni casa di proprietà comunale una volta immessi nel libero mercato vengono di fatto sottratti alla collettività reggina che viene privata di spazi verdi, edilizia popolare e strutture sul territorio.
Appare evidente che Reggio abbia vissuto al di sopra delle proprie possibilità aumentando progressivamente il proprio debito, sia tramite meccanismi di ri-finanziamento di debiti pregressi che tramite la rappresentazione di entrate rivelatesi in realtà inesistenti, e sulla base delle quali il Comune ha assunto negli anni sempre più gravosi impegni finanziari, sia nei confronti del sistema bancario che verso le società miste e i privati.
A causa di illegittime e azzardate operazioni di finanza derivata, i meglio noti Swap, la città di Reggio sarà vincolata a un rapporto di debito con il sistema bancario fino all’anno 2027; risulta, inoltre, ormai certificato che direttore generale e diversi dirigenti hanno percepito stipendi e indennità non dovute per un decennio, arricchendosi alle spalle dei reggini che, molto presto, pagheranno il prezzo del modello Reggio.
Ma l’aspetto che più colpisce in questa storia sono le coincidenze temporali, le ripercussioni sull’attività di altri organi dello Stato create dalla pubblicazione della relazione degli ispettori ministeriali. Negli ultimi mesi la nostra città è rimasta sospesa a un filo, in attesa.
Ha atteso la politica con il sindaco Arena nella scomoda posizione di dovere scegliere tra il mantenimento di buoni rapporti con il governatore Scopelliti, suo principale sponsor, e la richiesta di verità che si leva giornalmente dai reggini; verità che presuppone innanzi tutto autorevolezza e la presa di distanza da quel modello che tanti danni ha causato.
Ha atteso la Procura della Repubblica che, improvvisamente, subito dopo la pubblicazione di ampi stralci della relazione ispettiva, ha inviato un invito a comparire al governatore della Calabria per diverse ipotesi di reato, malgrado l’attività investigativa penale fosse evidentemente in corso da diverso tempo e l’iscrizione di Scopelliti nel registro degli indagati risalga, verosimilmente, a diversi mesi addietro.
Fatto poi del tutto nuovo è l’invio al sindaco Arena, nel bel mezzo delle indagini, di una seconda consulenza tecnica commissionata questa volta dall’ufficio di Procura di Reggio Calabria per le implicazioni che le risultanze dell’attività investigativa potrebbe avere sul funzionamento della macchina amministrativa comunale. Con la trasmissione in anteprima della corposa relazione dei consulenti del pm la Procura di Reggio ha per un verso inaugurato un sistema di collaborazione istituzionale del tutto innovativo, ma, d’altra parte sta inevitabilmente disvelando in anticipo sui tempi di chiusura delle indagini la propria traccia investigativa che prevede il coinvolgimento di funzionari pubblici e politici tuttora operanti a pieno regime e con altissime responsabilità nelle amministrazioni comunale e regionale calabrese.
Ora attendiamo la inevitabile mossa della Corte dei Conti calabrese rilevando che quella Procura regionale era stata allertata dal sottoscritto, fin dal mese di ottobre del 2009, sulle medesime circostanze oggi valutate dagli ispettori ministeriali, ma non avesse rilevato anomalie nella gestione del Comune di Reggio Calabria.
Insomma, un complicato gioco di scatole cinesi in cui fatta la prima mossa inevitabilmente ne seguiranno delle altre le cui conseguenze sono tutt’altro che prevedibili.
Come reggini accetteremo di buon grado e con pazienza il lavori degli inquirenti, penali e contabili, ma siamo abbastanza avveduti da non credere che tutta questa storia di malversazioni e ruberie sia stata messa in piedi e pilotata, all’insaputa delle politica, da una semplice funzionaria morta suicida; piuttosto siamo portati a credere che dietro ogni azione di Orsola Fallara vi fossero ben individuabili mandanti politici che si sono serviti degli artifici di bilancio della dirigente per il raggiungimento di precisi obiettivi, personali e politici.

* Portavoce del centrosinistra al consiglio comunale di Reggio Calabria
Già candidato sindaco del centrosinistra







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