Miramare, tutta la giunta di Reggio rischia il processo: «Favorito l’amico del sindaco»

La Procura chiude l’inchiesta a carico dell’amministrazione. C’è anche l’ex assessore Marcianò (che aveva denunciato il caso). Ipotizzati i reati di abuso d’ufficio e falso (per il primo cittadino e una dirigente). Falcomatà avrebbe ricambiato il favore ricevuto da Zagarella. Che gli aveva concesso un immobile in occasione delle elezioni 2014 

REGGIO CALABRIA Il caso Miramare si allarga fino a coinvolgere tutta la giunta Falcomatà, incluso l’ormai ex assessore Angela Marcianò. La Procura di Reggio Calabria ha chiuso le indagini a carico degli attuali e degli ex componenti della giunta comunale, con l’eccezione di Mattia Neto, assente dalla riunione durante la quale venne approvata la delibera incriminata.
La vicenda, che ora potrebbe sfociare in un processo, riguarda l’assegnazione dello storico hotel Miramare all’imprenditore Paolo Zagarella, anche lui indagato nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Walter Ignazitto.
Il sindaco Falcomatà, in particolare, dovrà rispondere dei reati di abuso d’ufficio e di falsità materiale e ideologica aggravata. Secondo la Procura, il primo cittadino di Reggio avrebbe favorito Zagarella, «un soggetto a lui legato da un rapporto di pregressa e pluriennale amicizia», per ricambiare il favore che l’imprenditore gli fece in occasione delle elezioni comunali 2014, quando gli concesse gratuitamente l’uso di un immobile poi destinato alla sua segreteria politica.
La Procura ipotizza il solo reato di abuso d’ufficio, oltre che per Falcomatà, anche per il vicesindaco Armando Neri, gli assessori Saverio Anghelone, Giuseppe Marino, Giovanni Muraca e Antonino Zimbalatti, gli ex membri della giunta Agata Quattrone e Rosanna (Patrizia) Nardi, il segretario comunale Giovanna Acquaviva e la dirigente Maria Luisa Spanò. Nell’inchiesta è finita anche Angela Marcianò, che pure aveva denunciato pubblicamente quella che riteneva un’assegnazione illegittima subito dopo essere stata defenestrata dal sindaco, al culmine di un contrasto politico e personale durato molti mesi.
L’ex assessore, in una lunga lettera di condanna dell’operato dell’amministrazione, aveva anche fatto riferimento alla «vergognosa vicenda dell’hotel Miramare affidato all’amico del sindaco senza nessuna procedura di manifestazione di interesse». Per la Procura, però, la responsabilità di quella delibera ricade anche su di lei. Marcianò, infatti, dopo l’iniziale opposizione, «di fronte alla persistente volontà, manifestata dallo stesso sindaco e dagli altri assessori, di procedere all’assegnazione in favore dell’associazione “Il Sottoscala”, avallava infine la pubblicazione della delibera, senza che venisse fatta menzione delle sue originarie riserve».
Falcomatà e Acquaviva, inoltre, sono accusati di falsità materiale e ideologica aggravata, dal momento che avrebbero attestato «falsamente fatti dei quali un atto pubblico era destinato a provare la verità».

LA DELIBERA Il caso nasce con la delibera di giunta 101, approvata il 16 luglio 2015, con cui si attestava l’ammissibilità della proposta fatta dall’associazione “Il Sottoscala” per l’utilizzo del piano terra del Miramare e veniva demandata al dirigente competente la sua attuazione e quindi la temporanea assegnazione dell’immobile «che, di fatto, era già stato affidato a Zagarella tramite la consegna delle chiavi».
Diverse le contestazioni dalla Procura. Gli indagati avrebbero violato «i doveri di imparzialità, trasparenza e buona amministrazione» e concordato l’affidamento solo con l’associazione dell’imprenditore che – al fine di ottenere l’assegnazione, utilizzando lo «schermo formale della onlus» – veniva nominato presidente de “Il Sottoscala” il 15 luglio 2015, cioè «il giorno precedente la delibera di giunta».
Sindaco e assessori avrebbero stabilito con il solo Zagarella «modalità e tempi di presentazione dell’istanza, assumendo nei suoi confronti l’impegno all’affidamento temporaneo dell’immobile prima della formale deliberazione di giunta»; escluso altri enti potenzialmente interessati; omesso le verifiche in merito alle capacità tecniche, giuridiche ed economiche dell’associazione “vincitrice”; consegnato le chiavi dell’immobile «prima di deliberare formalmente la sua assegnazione e comunque prima che venisse data pubblicazione della delibera sull’albo pretorio e in assenza della conseguente determinazione del dirigente del settore».
Falcomatà, più nello specifico, «ometteva di astenersi in presenza di un interesse proprio che ne inficiava l’imparzialità»: attraverso la delibera il sindaco avrebbe agevolato l’amico Zagarella e ricambiato il favore da lui ricevuto in occasione delle amministrative 2014, quando «gli aveva concesso in uso gratuito un proprio immobile da destinare a sede della segreteria politica». La giunta avrebbe quindi favorito l’imprenditore «senza predeterminare e previamente pubblicare i criteri da seguire nel relativo procedimento» e violato il regolamento comunale per la concessione di contributi nell’ambito delle attività artistiche e culturali. In questo modo, Falcomatà e i suoi assessori avrebbero procurato «intenzionalmente» un «ingiusto vantaggio patrimoniale» per Zagarella, «consistente nella possibilità di fruire di un prestigioso immobile di elevatissimo valore commerciale».

IL FALSO Il sindaco e la segretaria Acquaviva avrebbero poi attestato «falsamente» che: la delibera del 16 luglio era immediatamente esecutiva; la collaborazione con “Il Sottoscala” aveva l’esclusiva finalità di sperimentare la fattibilità dell’iniziativa in vista di una procedura di evidenza pubblica; era demandata al dirigente l’assegnazione materiale del Miramare. Dichiarazioni mendaci in quanto, secondo la Procura, la discussione sull’affidamento dell’hotel si sarebbe protratta anche durante la riunione di giunta del 27 luglio; l’affidamento non sarebbe stato finalizzato a raccogliere elementi di valutazione per la successiva procedura a evidenza pubblica, ma a consentire al solo Zagarella «di sfruttare nell’immediatezza il Palazzo Miramare, sulla base degli accordi assunti con il sindaco Falcomatà»; l’immobile «era già stato assegnato e posto nella materiale disponibilità di Zagarella» tramite la consegna delle chiavi. Il tutto con l’aggravante di aver commesso il fatto per occultare il reato di abuso d’ufficio e per «retrodatare» la delibera, in modo tale da giustificare l’affidamento dell’immobile «dopo le manifestazioni di protesta inscenate dagli oppositori politici», che avevano già accertato l’utilizzo del Miramare da parte dell’amico del sindaco.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it 







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