Lamezia, le vittime del racket non si costituiscono parte civile

Ha preso il via l’udienza preliminare a carico di alcuni esponenti del clan Giampà accusati di costringere gli imprenditori a pagare il “pizzo”. Ammessi Comune e associazione Antiracket

LAMEZIA TERME Costringevano i gestori di locali a farli entrare gratuitamente senza pagare il ticket d’ingresso, i concessionari di negozi di moto a fornire gratuitamente pezzi di ricambio e prestazioni d’opera, e pretendevano sconti fissi del 50% in negozi di abbigliamento. Costringevano gli imprenditori a versare somme anche fino a 1.500 euro. Il passepartout era l’appartenenza alla cosca Giampà e il timore che il nome del clan suscitava nelle vittime.
Ha preso il via venerdì mattina l’udienza preliminare a carico di Vincenzo Arcieri, Vanessa Giampà, Vincenzo Giampà “Enzo”, Gianluca Giovanni Notarianni, Claudio Paola, Francesco Renda, Alessandro Torcasio “il cavallo” e Antonio Voci. Il gup Carmela Tedesco ha ammesso le costituzioni di parte civile del Comune di Lamezia Terme, rappresentato dall’avvocato Caterina Restuccia, e dell’associazione Antiracket, rappresentata dall’avvocato Carlo Carere, ed ha rinviato al 26 ottobre per formalizzare eventuali richieste di rito abbreviato. Nel collegio difensivo gli avvocati Aldo Ferraro, Antonella Pagliuso, Domenico Villella, Vincenzo Galeota, Salvatore Cerra, Gregorio Viscomi, Leopoldo Marchese.
Com’è consuetudine, purtroppo, nei processi contro le cosche lametine, ma non solo, nessuno dei privati riconosciuti come parti offese, otto tra commercianti e imprenditori, si è costituito parte civile.

ale. tru.







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