«Matteo Vinci vittima di mafia»

Dopo la marcia silenziosa dei cittadini anche il consiglio comunale di Limbadi si è stretto attorno ai familiari del 44enne ucciso da un’autobomba. La madre della vittima è stata ricevuta dal prefetto e poi sentita dalla Dda

VIBO VALENTIA Dalle strade del paese alle aule delle istituzioni, la reazione della comunità di Limbadi si fa sentire. È passata una settimana esatta dallo scoppio dell’autobomba che ha ucciso il 44enne Matteo Vinci e ferito gravemente il padre Francesco, e mentre l’anziano è ancora ricoverato al Centro grandi ustioni di Palermo i limbadesi si stringono attorno al dolore della madre della vittima, Rosaria Sacrpulla, le cui parole di coraggio risuonano come monito ed esempio ormai ben oltre i confini della provincia di Vibo e della Calabria. Le indagini intanto vanno avanti e, oltre alla pista dei violenti contrasti avuti dai Vinci con i vicini Di Grillo-Mancuso, imparentati con alcuni dei boss di una delle articolazioni del potente clan che ha il suo feudo Limbadi, gli inquirenti continuano a non tralasciare alcuna pista e in queste ore hanno ascoltato nuovamente i familiari della vittima.
Sabato sera in paese c’è stata una partecipata fiaccolata organizzata dal movimento “Limbadi libera e democratica” (la lista con cui il 44enne si era candidato alle passate elezioni comunali), una marcia silenziosa a cui hanno partecipato oltre mille persone unite dallo slogan #IosonoMatteo. Ma il messaggio di solidarietà alla famiglia Vinci e di condanna alla violenza mafiosa non si è esaurito nella serata di sabato: domenica infatti gli attivisti di “Limbadi libera e democratica” hanno portato lo striscione della manifestazione e una corona di fiori in località “Cervulara” (foto), nel luogo del grave attentato costato la vita a Vinci. Nel pomeriggio, poi, si è tenuta la seduta aperta di consiglio comunale voluta dal sindaco Pino Morello, che ha annunciato che per i funerali di Matteo sarà proclamato il lutto cittadino, e a cui hanno partecipato, accompagnate dall’avvocato Giuseppe De Pace, la madre della vittima e la fidanzata Laura Sorbara.
Ad aprire la seduta è stato il presidente del consiglio comunale Costantino Luzza, che ha dato lettura di un messaggio inviato dal vescovo di Mileto, Luigi Renzo, impossibilitato a presenziare. «Non avremmo mai voluto organizzare un consiglio simile. Signora Sara – ha detto il sindaco rivolgendosi a Rosaria Scarpulla – la ringrazio e la ammiro per il suo contenuto dolore. La morte di suo figlio è una tragedia assurda, che ha gettato la popolazione nello sconforto». Anche se sono presenti diversi esponenti della politica locale, Morello punta il dito contro l’assenza dei parlamentari e, oltre ad annunciare il lutto cittadino, afferma che ci sarà il massimo impegno affinché Matteo Vinci venga ufficialmente riconosciuto vittima di mafia. A parlare è anche la consigliera comunale Rosalba Sesto, che il giorno prima aveva portato la corona di fiori sul luogo dell’autobomba. Anche lei si rivolge a Sara Scarpulla: «Provo dolore e rabbia. Quella bomba ha dilaniato il cuore di tutte le madri di Limbadi». A un certo punto è lo stesso avvocato De Pace a sbottare contro i «sepolcri imbiancati della politica provinciale e regionale» e ad aggiungere, citando Giovanni Falcone, che «la mafia non esisterebbe senza lo Stato». Lo stesso Stato di cui il sindaco Morello denuncia a più riprese l’assenza, ricordando poi le denunce antimafia, fin dai primi anni ’70, di militanti e dirigenti del partito da cui lui stesso proviene: «Quando parlavamo di ‘ndrangheta la gente ci rideva in faccia, bollando le denunce come fantasie di comunisti». Tra questi c’era certamente l’ex sindaco di Rosarno Peppino Lavorato, storico leader della sinistra calabrese che continua tuttora a denunciare con fermezza lo «strapotere militare e finanziario delle ‘ndrine di Limbadi».

LA MADRE DI MATTEO SENTITA DALLA DDA Il prefetto di Vibo Valentia, Guido Longo, ha ricevuto stamani Rosaria Scarpulla e Laura Sorbara. All’incontro con le due donne, accompagnate dal legale della famiglia Vinci, erano presenti i vertici provinciali delle forze di polizia. «Il prefetto Longo – è detto in un comunicato – ha espresso la sua vicinanza ai familiari di Matteo Vinci, assicurando la massima attenzione del Governo e delle forze di polizia per fare luce sul tremendo episodio di violenza ‘ndranghetista. In queste ore Rosaria Scarpulla viene sentita, sempre insieme al proprio legale, nella sede del Comando provinciale dei carabinieri, dal sostituto procuratore della Dda Andrea Mancuso e dai vertici provinciali dell’Arma».

 





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