Morra: «Sulla tranvia c’è il pericolo di infiltrazione della ‘ndrangheta»

Il senatore M5S lancia l’allarme sulla tranvia tra Cosenza e Rede: «Opera inutile e costosa affidata ad un consorzio di imprese attenzionate dalla magistratura di Milano». E chiede ai sindaci Occhiuto e Manna maggiori verifiche

COSENZA «Un accordo così “ampio” da coinvolgere tutti i partiti che fanno finta di combattersi, dietro “opere compensative” così numerose e costosissime a Cosenza, e forse in Calabria, non si era mai visto. Un accordo fatto così in fretta su una tranvia stile anni ‘50 milanesi, invece di sedersi attorno un tavolo e firmare per un nuovo ospedale di cui la gente ha più bisogno è vergognoso. Ma a Cosenza e in Calabria la politica non decide per il bene comune, purtroppo». La denuncia è del senatore M5S Nicola Morra che prosegue: «E così capita di ritrovarsi tra qualche mese all’inizio dei lavori di un accordo di programma che si tramuterà un un vero e proprio scempio per il forte impatto ambientale e l’alto inquinamento acustico e uno spreco di denaro pubblico senza precedenti così come ben sottolineato dal Comitato NoMetro. Si spenderanno 160 milioni di euro per una tranvia rumorosa che rappresenta l’età della pietra dei trasporti pubblici che avrà costi di gestione altissimi che pagheranno i cittadini con altre tasse».
Il senatore pentastellato punta il dito contro una possibile infiltrazione nell’affare: «Ci chiediamo come sia possibile credere e far credere ai cittadini che un mezzo che impiegherà ‘45 minuti per andare da Cosenza a Rende sia veramente concorrenziale all’auto». «Ci chiediamo soprattutto – prosegue – come sia possibile un accordo così ampio e sbrigativo per costruire un’opera così inutile e così costosa e farla costruire ad un consorzio di imprese, uniche a partecipare alla gara d’appalto, alcune delle quali attenzionate dalla magistratura di Milano in inchieste su voti di scambio con la ‘ndrangheta. Ricordiamo tutti infatti come l’ombra oscura della criminalità organizzata si sia non molto tempo fa poggiata sulla tranvia cosentina, quando un ciclone politico giudiziario si abbatté su Milano con un ondata di arresti e coinvolgimento di numerosi “colletti bianchi” grazie ad una maxi inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale antimafia milanese. Tra gli arrestati c’era anche Vincenzo Giudice, padre di Sara Giudice, candidata alla regione Lombardia, all’epoca dei fatti presidente del Cda della Metro Engineering Srl una società partecipata della Metropolitana milanese S.p.A., reo “d’aver stretto accordi con il clan Grillo-Mancuso”. L’accordo prevedeva lo scambio della promessa di “raccogliere voti a favore della figlia dello stesso Giudice in cambio della concreta possibilità di assegnazione preferenziale di appalti e Lavori Pubblici per la costruzione della metropolitana leggera di Cosenza-Rende”. Anche se la posizione di Giudice è stata archiviata, rimane il dubbio forte delle promesse fatte attraverso un faccendiere di nome Cosentino».
Morra conclude: «Sollecitiamo il sindaco di Cosenza Occhiuto e di Rende Manna se sia stata vagliata l’eventualità di aver firmato per una appalto inquinato dalla ‘ndrangheta. Ci chiediamo se siano stati valutati accuratamente tutti gli aspetti dell’intera vicenda e siano stati verificate realmente anche le più remote possibilità per cui non ci siano precostituite le condizioni per consentire alla ‘ndrangheta l’affidamento dei lavori della metro Cosenza – Rende, così come a suo tempo già denunciato dal Roberto Occhiuto, forse dobbiamo pensare che tra fratelli non si parlano?».







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