Il film della barbarie ultrà a Lamezia – VIDEO

I “posti di blocco” a Pizzo per l’agguato ai tifosi del Siracusa. I docenti scambiati per avversari e poi il tentativo di investire un agente e l’assalto a un disabile. L’inchiesta lampo di Procura e polizia. Ma Curcio denuncia ancora: «Sistema di videosorveglianza insufficiente»

LAMEZIA TERME C’era anche un minore tra gli ultrà del Catania che il 29 aprile scorso hanno aggredito, davanti alla stazione centrale di Lamezia Terme, quattro inermi professori di Reggio Calabria con spranghe, mazze, fumogeni e cinghie. La sua posizione è stata deferita alla Procura della Repubblica dei minori. Gli altri 20 (qui i nomi) – rapidamente individuati dalla polizia di Lamezia Terme grazie a un’azione interforze con la Digos di Catanzaro, la polizia stradale, la polizia ferroviaria e il raccordo con le questure e Digos di Catania e Matera – sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Lamezia Terme su richiesta della Procura guidata da Salvatore Curcio. In particolare, tra gli arrestati spicca il nome di Luca Razza, 34 anni, accusato di resistenza, concorso in rapina e tentato omicidio. È stato lui, che dalle indagini appare come il capo della banda, a cercare di investire l’agente intervenuto sul posto che, prontamente, aveva sparato un colpo in aria per disperdere la folla. Mentre la “banda” si apprestava a lasciare la stazione, Luca Razza, alla guida di un furgone scuro, ha cercato di andare addosso all’agente che solo grazie ai suoi riflessi pronti si è messo in salvo. Una «situazione barbarica», non ha esitato a definirla il procuratore Curcio che racconta di un folto gruppo di persone partite in nottata da Catania con lo scopo di incrociare e affrontare i rivali della tifoseria siracusana.



IL BLOCCO SULL’AUTOSTRADA Li aspettavano al varco e un varco, con grande pericolo per gli automobilisti, lo avevano creato sull’autostrada, all’altezza dello svincolo di Pizzo, con le loro macchine e furgoni per poter meglio monitorare chi passava. «La risposta dello Stato e della Polizia – sottolinea il procuratore in conferenza stampa (nella foto da sinistra: Marco Chiacchiera, Salvatore Curcio, Amalia Di Ruocco, Fabio Germani) – è stata repentina nell’individuare subito i responsabili dell’aggressione e nel porre in essere le giuste misure». Oltre alla custodia cautelare e alle accuse alle quali, a vario titolo, gli ultrà dovranno rispondere (rapina impropria, danneggiamento aggravato, incendio, lesioni aggravate, violenza privata, tentato omicidio, utilizzo di oggetti atti ad offendere in occasione di manifestazioni sportive, resistenza a pubblico ufficiale e detenzione abusiva di materiale esplodente), ci sono anche le sanzioni amministrative: Daspo per 6 anni per tutti, tranne per 4 che essendo recidivi saranno allontanati dalle manifestazioni sportive per 8 anni.

AGGRESSIONE A UN PORTATORE DI HANDICAP La violenza cieca e irragionevole dei catanesi ha fatto sì che individuassero, in una Fiat Multipla, quattro docenti che si recavano a un corso di aggiornamento a Cosenza. Uno di loro indossava una maglia che poteva richiamare i colori del Siracusa. È bastato questo per far scattare un inseguimento e dare inizio a un vero e proprio incubo per i quattro professori provenienti da Reggio Calabria. Spaventate, le vittime hanno chiamato la polizia e sono uscite allo svincolo di Lamezia. Purtroppo, non conoscendo la zona e incalzati dalle intimidazioni degli ultrà, non sono riusciti a raggiungere il luogo indicato e sono arrivati alla stazione centrale. Qui, nonostante la presenza di numerose persone, i tifosi non li hanno mollati, continuando a inseguirli e costringendoli a fare due volte il giro della stazione, ha spiegato il dirigente del commissariato di Lamezia, Marco Chiacchiera. «È un fatto di inaudita violenza – ha detto il questore di Catanzaro Amalia Di Ruocco –, il calcio dovrebbe essere un momento per esaltare il fisico e lo spirito. Queste persone andavano in cerca della squadra avversa armati di spranghe, fumogeni, cinghie e col volto travisato». Armati come un commando, tanto da far pensare, in un primo momento, agli agenti intervenuti a un attentato terroristico. Ma il clou dell’abbrutimento è stato raggiunto quando uno di questi soggetti ha lasciato un fumogeno accesso tra le gambe di uno dei professori, affetto da handicap e bloccato nella Multipla dalla sicura per bambini.

SISTEMA DI VIDEOSORVEGLIANZA INADEGUATO La reazione degli inquirenti è stata repentina grazie anche all’impegno del sostituto procuratore Luigi Maffia che, nonostante il trasferimento alla procura generale, ha dedicato tutto il suo impegno a questo caso. Una Jeep è stata fermata a Matera, dove il Catania doveva giocare. Altri, sentendosi braccati, avevano deciso di tornare indietro ma sono stati fermati poco lontano da Lamezia Terme dalla polizia stradale. «È stato un gioco di squadra», ha sottolineato il capo della Digos di Catanzaro, Fabio Germani. Una macchina che si è messa subito in moto, a partire dalle polizia scientifica che ha fatto i primi rilievi sul posto. I risultati sono stati immediati ma non senza inciampi. Il primo contributo alle indagini doveva, infatti, arrivare dalle telecamere pubbliche di video sorveglianza. In questo caso dalle telecamere del Comune e della Rete ferroviaria italiana. Telecamere che non funzionavano, inadeguate, inutili. «L’impianto di video sorveglianza pubblico è insufficiente e inadeguato». È la seconda volta che il procuratore Curcio lamenta questo problema, grave e non da poco, che costringe a chiedere supporto ai privati, con tutti gli immaginabili ritardi che si possono accumulare a scapito delle indagini. Era già avvenuto con l’omicidio di Francesco Berlingeri. In quel caso gli investigatori hanno dovuto fare i salti mortali per recuperare i video e riuscire a sincronizzarne gli orari per tracciare un quadro chiaro degli spostamenti del killer. E nonostante Lamezia Terme non sia propriamente una città tranquilla, il Comune non aveva aderito al bando per l’implementazione della video sorveglianza. Il Questore Di Ruocco è intervenuta, nel corso della conferenza, affermando che sono state poste in essere le giuste pressioni su chi di dovere, dalla Rfi alla terna commissariale che pare stia ponendo riparo a questo grave disservizio.

Alessia Truzzolillo

a.truzzolillo@corrierecal.it





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