Catanzaro, le accuse del pentito al presidente dei costruttori

Le rivelazioni di Santo Mirarchi. Nel mirino della Prefettura i subappalti affidati a Taverna e nel capoluogo a ditte in odor di mafia

CATANZARO A tirare in ballo la ditta catanzarese “Caruso costruzioni spa” (qui la notizia) sono diversi elementi, molti dei quali emersi dalle indagini della Dda di Catanzaro sulle cosche crotonesi, i procedimenti “Jonny” e “Kyterion” in particolare. Ma soprattutto, a pesare sulla ditta di cui è amministratore unico Alessandro Caruso, leader dell’Associazione nazionale dei costruttori edili catanzaresi, sono le parole del collaboratore di giustizia Santo Mirarchi, finite agli atti del processo Jonny contro le cosche di Isola Capo Rizzuto. Mirarchi – catanzarese, braccio operativo della cosca Arena incaricato di interessarsi delle attività illecite del clan nel capoluogo – racconta ai magistrati di avere ricevuto precise indicazioni da Nicolino Gioffrè, detto Nico, attualmente detenuto per associazione mafiosa; precise indicazioni su una serie di imprese da intimidire e, allo stesso tempo, un elenco di imprese “intoccabili”. Tra queste vi sarebbe la Caruso costruzioni.

QUANDO I CATANZARESI PASSARONO CON GLI ISOLITANI Era il novembre 2014, Nico Gioffré fece un discorso molto chiaro: o legarsi alle cosche di Isola oppure aprire con loro una guerra. «Decidemmo di legarci – racconta Mirarchi – e iniziammo a compiere una serie molto numerosa di intimidazioni delle quali ho già in parte riferito…». «Alcuni imprenditori – prosegue il collaboratore – non sono stati oggetto di intimidazione in quanto già corrispondevano a Isola Capo Rizzuto, tramite Nico Gioffré, somme di denaro a titolo di estorsione». A questo punto Gioffré diede incarico di diffondere la voce, anche tra le comunità rom, «affinché non venissero compiuti né atti di intimidazione, né altre condotte illecite quali furti di autovetture che potessero riguardarli, in quanto gli stessi erano sotto la nostra protezione». Tra queste imprese intoccabili ci sarebbero, secondo il pentito, quelle gestire direttamente da Caruso. «Distinguo – spiega Mirarchi – tra le imprese gestire direttamente da Caruso e quelle per i quali Caruso ha dato i lavori in sub appalto o in concessione, poiché invece per queste ultime e in particolare per il centro commerciale “Le Aquile”, per il quale il Caruso ha dato in gestione le attività ad un latro imprenditore, e per la realizzazione della struttura in fase di costruzione vicino alla ferrovia di Catanzaro Lido, noi abbiamo compiuto delle azioni di intimidazione che erano dirette non al Caruso ma all’imprenditore che gestiva l’attività o che faceva i lavori…». Questo ciò che Mirarchi racconta a maggio 2015 e ribadisce a maggio di un anno dopo.

I SUBAPPALTI Nelle carte anche alcuni lavori che la Caruso costruzioni avrebbe dato in subappalto a ditte in odore di mafia. Tra queste, la Caruso costruzioni ha avuto rapporti con la Iple srl, con cui avrebbe stipulato un contratto di subappalto per il progetto per la realizzazione della Città delle Scienze nel Comune di Taverna e per i lavori di riqualificazione dell’ex area industriale Gaslini di Catanzaro. Amministratore unico della Iple è la moglie di Salvatore Scarpino, condannato a 10 anni di reclusione lo scorso 26 febbraio dal tribunale collegiale di Crotone nell’ambito del processo “Kyterion” contro la cosca Grande Aracri di Cutro. Agli atti Scarpino viene indicato come «noto imprenditore… affiliato alla consorteria cutrese per conto della quale si impegna in operazioni finanziarie e bancarie e investimenti commerciali… Mantiene contatti diretti con il capo Nicolino Grande Aracri e si pone da intermediario fra questi ed altri soggetti estranei all’associazione». Scarpino risulta dalle indagini avere «rivestito un ruolo di centralità nella gestione delle predette società».

LE DITTE FORNITRICI La Caruso costruzioni avrebbe, poi, avuto contatti con ditte destinatarie di interdittive antimafia o altri provvedimenti emessi dalla Prefettura di Catanzaro. Tra le imprese fornitrici di beni e servizi alla Caruso spa vi sono la Eurobitume sas, ditta destinataria di un provvedimento emanato dalla Prefettura di rigetto di iscrizione della società nella cosiddetta “White list”, la lista bianca, l’elenco prefettizio dei fornitori ed esecutori di lavori non soggetti a infiltrazione mafiosa.
 Avrebbe dato forniture per il cantiere nell’ex area industriale Gaslini, la Cal.Bin.In srl destinataria di interdittiva antimafia in quanto controllata dalla famiglia Lobello, indicata nell’interdittiva come ditta avente rapporti con la famiglia Grande Aracri di Cutro. Per la città delle Scienze di Taverna avrebbe fornito materiali alla Caruso spa la Sud Edilferro di Costantino Foti & C. snc, impresa destinataria di una interdittiva antimafia della Prefettura di Vibo Valentia. Questa ditta, tra l’altro è fornitrice anche nell’appalto per lavori di ristrutturazione della Questura di Catanzaro, così come la ditta Bova Rosanna srl destinataria di interdittiva antimafia da parte della Prefettura di Catanzaro.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it







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