Il funzionario infedele al servizio dei clan – VIDEO

Dall’inchiesta “Thalassa” emerge il ruolo di Peter Battaglia, fratello del consigliere regionale Domenico. Il dipendente del Comune di Reggio avrebbe aiutato in alcuni affari immobiliari gli arcoti. Paci:  «Profilo di estrema gravità»

REGGIO CALABRIA Oggi è il responsabile delle Relazioni istituzionali del Comune di Reggio Calabria, ma per la Dda nella prima parte degli anni Duemila è stato il funzionario dei clan all’interno dell’amministrazione e “agente immobiliare” degli arcoti. È questo il ritratto del dipendente comunale Peter Battaglia che emerge dall’indagine “Thalassa” (qui l’articolo che ricostruisce l’operazione), che oggi ha portato all’arresto di Andrea e Francesco Vazzana, Francesco Polimeni, Demetrio Postorino e Salvatore Postorino, e ai domiciliari Francesco Richichi.

MISURA RESPINTA MA INDIZI GRAVI Anche per Battaglia il pm Stefano Musolino aveva chiesto la misura cautelare, ma l’istanza è stata respinta dal gip in ragione del tempo trascorso dai reati contestati e della diversa funzione attualmente da lui ricoperta all’interno del Comune. «Nonostante questo il profilo del funzionario pubblico che emerge dalla nostra indagine – spiega il procuratore aggiunto Gaetano Paci – è di estrema gravità».
Per Battaglia, le accuse vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa, a una serie di reati fra cui corruzione e atti contrari ai doveri d’ufficio, aggravati dall’aver agevolato i clan. Per i magistrati infatti, in qualità di funzionario pubblico «contribuiva concretamente e consapevolmente a rafforzare e realizzare gli scopi della ndrangheta sfruttando, abusando e strumentalizzando a tal fine, in maniera stabile e continuativa, l’incarico pubblico predetto, mettendolo a disposizione degli interessi delle cosche nelle relazioni con l’ente».

AUTORIZZAZIONI PILOTATE È grazie a lui che la Tegra, l’impresa dei coniugi Pietro Zaffino e Annamaria Cozzupoli dietro cui i clan si nascondevano, è riuscita a costruire l’enorme complesso residenziale “Thalassa” a Contrada Armacà, nonostante la destinazione d’uso della zona fosse del tutto differente. In cambio, per i magistrati sarebbe riuscito ad acquistare due appartamenti – uno intestato a lui, uno alla moglie – con modalità agevolate e l’accollo sostanziale di parte del mutuo da parte della Tegra Costruzioni S.r.l., più la possibilità di fare da intermediatore immobiliare per la vendita di alcuni dei locali del complesso.

SUPERMERCATI A RICHIESTA Spazi in cui solo grazie ad una palese forzatura è stato possibile aprire un supermercato, in seguito finito in mano alla Sgs degli imprenditori Crocè, già condannati come braccio economico dei clan, su indicazione dell’allora reggente del clan Tegano Paolo Schimizzi. In questo – sostiene la procura – consisterebbe la “mazzetta” che secondo quanto riferito nel corso di una conversazione intercettata «Paolo (Schimizzi, ndr) sta preparando» per il complesso Thalassa. E per gli inquirenti, Battaglia conosceva bene il reggente dei Tegano scomparso in circostanze mai chiarite nel 2008, così come conosceva bene tutto il suo entourage. E non sembrava aver grossi problemi a rivolgersi a loro, come nel caso degli arredi chiesti al cugino e socio dell’allora reggente dei Tegano, Paolo Schimizzi.

AMICI PERICOLOSI Ma Battaglia era anche in stretti rapporti con Dominique Suraci, ex enfant prodige della destra reggina, per il quale sono stati di recente chiesti 30 anni di carcere come braccio politico e imprenditoriale dei clan. Fra il funzionario ed il politico – emerge dalle carte – i rapporti sono strettissimi, tanto che Battaglia – intercettato – gli riferisce orgoglioso di essere riuscito a spostare 237 voti. E mai si sottrae alle richieste di Suraci. Su indicazione del politico, è proprio Battaglia a curare gli interessi e le pratiche del “Barone” Salvatore Mazzitelli, testa di legno del clan Alvaro nel noto lido Calajunco fino all’arresto nell’operazione Meta. Ma – si legge nelle carte – il funzionario «non disdegnava contatti con Franco Gattuso, figlio di Francesco, condannato nell’operazione Crimine e fratello di Demetrio con precedenti per associazione a delinquere di tipo mafioso,  e Pino Rechichi, condannato nell’operazione Archi, quale componente della ndrangheta ed, in particolare, legato alla cosca Tegano ed al sistema d’infiltrazioni delle cosche nelle società miste avviate dal Comune di Reggio Calabria ed, infine, tra i “grandi elettori” di Suraci Domenico Giovanni».

A DISPOSIZIONE DI DE ROSA Tutti rapporti che a detta del giudice rendono assolutamente credibili le dichiarazioni del pentito Enrico De Rosa, che grazie alla mediazione di un misterioso Pasquale – soggetto tuttora in corso di identificazione – sarebbe riuscito ad ottenere da Battaglia vantaggi e favori. Quando, insieme a Mico Sonsogno, De Rosa puntava a tappezzare il tapis roulant di pubblicità – ha riferito il pentito – è stato Battaglia ad aver «messo a loro disposizione la sua persona e soprattutto il suo ufficio pubblico, per fargli conseguire quanto desiderato». Un progetto poi non andato in porto solo a causa dell’indolenza dei due, mentre si è concluso con successo tutto l’iter burocratico necessario per aprire un affittacamere intestato alla sorella di De Rosa, all’insaputa della diretta interessata.

TITOLARE FANTASMA E CARTE SPARITE «Nonostante questa non fosse presente alla stesura degli atti e fosse, anzi, assente dalla città ed ignara di quanto stesse accadendo – annotano gli investigatori –  il Battaglia aveva avviato e definito la pratica a vantaggio del collaboratore di giustizia». Carte di cui non si è trovata traccia in Comune. Una circostanza che – sottolineano gli inquirenti – «potrebbe trovare logica spiegazione nel fatto che il Battaglia, una volta rilasciata la documentazione a sua firma, ed essendo perfettamente consapevole non solo di aver compiuto un illecito ma anche di averlo fatto per favorire un soggetto dallo stesso percepito come a rischio di indagini, abbia materialmente eliminato il fascicolo per non lasciare tracce».

FUNZIONARIO INFEDELE E AFFARISTA SPREGIUDICATO Per il giudice, dall’indagine emerge che quella di Battaglia  è «una personalità orientata all’affarismo, che percepisce il proprio munus pubblicum non come strumento per realizzare gli interessi della collettività ma come una opportunità da sfruttare per la realizzazione dei propri interessi. Ed a tale ultimo fine questo munus sembra indirizzato». Parole e valutazioni pesanti, che tuttavia non arrivano a coincidere con quelle della Procura, secondo cui Battaglia ha dimostrato di essere un uomo a disposizione dei clan. Di diverso avviso è il giudice, per il quale gli elementi forniti riguardo «una sua relazione stabile, consolidata, reiterata nel tempo e variegata, sia in relazione alle modalità operative, sia in relazione ai soggetti criminali di riferimento, con esponenti della `ndrangheta» non bastano a provare «una consapevole ed efficiente messa a disposizione della propria persona e del proprio ufficio rispetto agli interessi» dei clan. Tuttavia – mette in chiaro il giudice – indiscutibile appare «il rapporto corruttivo inerente la realizzazione del complesso Thalassa». Un progetto edilizio che in tutto e per tutto appare come affare di ‘ndrangheta.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





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