JONNY | I verbali del pentito Mirarchi e le imprese “intoccabili”

Le dichiarazioni del pentito Santo Mirarchi sulle aziende catanzaresi “protette” perché già sottoposte a estorsione dai clan di Isola. Tra queste ci sarebbe anche quella del costruttore dimessosi dalla guida di Ance. E poi gli imprenditori che gestivano i lavori sulla strada tra Germaneto e Lido e i centri commerciali “le Fontane” e “le Aquile”

CATANZARO «Alcuni imprenditori non sono stati oggetto da parte nostra di atti di intimidazione in quanto già corrispondevano a Isola Capo Rizzuto, tramite Nico Gioffré, somme di denaro a titolo di estorsione. Nico Gioffré, per queste imprese, ci ha dato incarico di diffondere la voce tra gli esponenti della comunità rom affinché non venissero compiuti atti di intimidazione né altre condotte illecite… Tra queste imprese sotto la nostra protezione per le quali non sono stati compiuti atti di intimidazione, ma per le quali abbiamo intimato ai rom di non fare nulla, indico (omissis) le aziende gestite direttamente da Caruso (omissis)».

GLI INTOCCABILI Non è un segreto: è tutto scritto nero su bianco nelle carte dell’inchiesta Jonny, condotta dai carabinieri e coordinata dalla Dda di Catanzaro contro le cosche di Isola Capo Rizzuto che notevoli ramificazioni avevano esteso anche sul capoluogo di regione. Nico Gioffré era il referente catanzarese della cosca isolitana e aveva suddiviso il territorio «affidando la zona di Germaneto a Costantino Lionetti, la zona Nord della città di Catanzaro a Luigi Miniaci e Catanzaro Sud allo stesso Mirarchi», scrivono gli inquirenti. Aveva consegnato un elenco di imprese alle quali fare atti intimidatori come prologo per le future estorsioni. E poi c’era un elenco di imprese “intoccabili” «poiché già sottoposte ad estorsione e quindi da “proteggere” o comunque gestite direttamente da soggetti intranei alla cosca, ovvero riconducibili a soggetti che fungevano da anello di congiunzione e da collettori di tangenti tra gli imprenditori estorti e la cosca stessa, come nel caso dell’imprenditore Lobello». L’elenco che fa il collaboratore di giustizia è lungo e dettagliato: «Ho ricordato di altri imprenditori che hanno pagato direttamente a Isola: l’imprenditore Caruso che sta costruendo a Catanzaro Lido; il centro commerciale “le Aquile”; un’impresa che sta facendo un fabbricato a Catanzaro Lido; un’altra che sta costruendo di fronte al supermercato “Pam”; l’imprenditore Colosimo, titolare del centro commerciale “Le Fontane”; l’imprenditore Staffa che sta costruendo delle villette di fronte alla Questura di Catanzaro Lido; Rotundo del marmificio; un imprenditore che sta costruendo delle villette alla fine di Catanzaro Lido; l’impresa interessata ai lavori della funicolare che ha preso sub appalto anche per la costruzione delle strade che collegano Catanzaro Lido a Germaneto. Alcuni imprenditori non sono stati oggetto da parte nostra di atti di intimidazione in quanto già corrispondevano a Isola Capo Rizzuto, tramite Nico Gioffrè, somme di denaro a titolo di estorsione. Nico Gioffrè, per queste imprese, ci ha dato incarico di diffondere la voce tra gli esponenti della comunità rom affinché non venissero compiuti né atti di intimidazione né altre condotte illecite quali furti di autovetture che potessero riguardarli, in quanto gli stessi erano sotto la nostra protezione… Tra queste imprese sotto la nostra protezione per le quali non sono stati compiuti atti di intimidazione, ma per le quali abbiamo intimato ai rom di non fare nulla, indico l’impresa che svolgeva il lavoro presso la strada tra Germaneto e Catanzaro Lido; le aziende gestite direttamente da Caruso e il centro commerciale “le Fontane” di Colosimo e Noto. Distinguo tra le imprese gestite direttamente da Caruso e quelle per i quali invece Caruso ha dato i lavori in sub appalto o in concessione, poiché invece per queste ultime e in particolare per il centro commerciale “le Aquile”, per il quale il Caruso ha dato in gestione le attività ad un altro imprenditore e per la realizzazione della struttura in fase di costruzione vicino alla ferrovia a Catanzaro Lido, noi abbiamo compiuto delle azioni di intimidazione che erano dirette non al Caruso ma all’imprenditore che gestiva l’attività o che faceva i lavori. Tra queste imprese, che erano sotto la nostra protezione e che non dovevano essere toccate perché già pagavano destinando le somme agli esponenti di Isola Capo Rizzuto, indico anche l’impresa di costruzione “Guzzi” e Fortunato Rotundo, quello dei calcestruzzi che ha l’impianto in località “Alli”. Indico anche l’impresa “Mantella” che vende i camion “Iveco”. Per tutte queste imprese abbiamo ricevuto l’ordine di Nico Gioffré di intimare ai rom di non fare danni. Posso dire che, tramite Nico, da Isola Capo Rizzuto noi abbiamo ricevuto una piccola parte, 5.000 euro circa, dei proventi estorsivi che gli esponenti di Isola incameravano da queste imprese. Ciò è avvenuto anche nel periodo pasquale del 2015».

CAPITOLO IMPRESE Le dichiarazioni di Santo Mirarchi tracciano un sistema devastante, e devastato, delle imprese catanzaresi. Il quadro – fermo restando il presupposto dell’esistenza nel capoluogo di ditte senza macchia – è però preoccupante e indicativo del timore che serpeggia in città. E i numerosi omissis di cui è costellato il corposo fermo di Jonny sono un indicatore di quanto la macchina delle indagini voglia meglio scandagliare questo capitolo dedicato alle imprese.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it







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