Banda larga, gli strani appalti in Calabria

L’Anac: «Numero degli offerenti pari a quello dei lotti in gara». “Torte” variabili tra 9 e 22 milioni spartite senza competizione tra le ditte

LAMEZIA TERME L’Autorità nazionale anticorruzione punta i fari sulle gare per la realizzazione della banda larga e ultralarga. Gli appalti italiani, suddivisi in 28 lotti, sono stati affidati in tutto a sole 11 imprese. E nel mirino finiscono anche gli appalti calabresi. Lo scrive l’Espresso in edicola domenica, evidenziando quella che, per l’Anac diretta da Raffaele Cantone, è una limitazione alla concorrenza emersa in maniera evidente in Calabria e Campania, dove «il numero degli offerenti è risultato pari a quello dei lotti in gara», con la conseguenza che «ciascuno dei partecipanti si è aggiudicato un lotto». Come dire: una torta spartita in casa e in parti uguali, senza scontentare nessuno. 
È questa la conclusione della delibera firmata da Cantone il 28 marzo.
I contratti finiti sotto la lente dell’Anticorruzione riguardano sette regioni, quasi tutte del Mezzogiorno: Calabria, Campania, Sicilia, Veneto, Basilicata, Lazio e Molise. Nel sistema studiato da Telecom per l’infrastruttura, diversi operatori «sono risultati affidatari di più lotti (fino a 5 lotti), in regioni differenti, per effetto della condizione in base alla quale per ciascuna procedura regionale l’aggiudicazione era limitata ad un solo lotto». 
In Calabria i lotti erano quattro e se li sono aggiudicati Sielte spa, Sirti spa, Valtellina spa e Ceit Impianti srl. L’Anac ricostruisce il metodo con il quale si è arrivati alle scelte. L’idea iniziale era quella di «formare lotti di valore sufficientemente significativo e, comunque, non troppo elevato, con l’intento di garantire il completamento dei lavori entro le scadenze previste». Un criterio seguito dappertutto tranne che in Campania e Calabria. «Infatti – si legge nella delibera –, per la prima la gara è stata articolata in 6 lotti con importi molto differenti da 7 a 32 milioni di euro e per la seconda i lavori sono stati suddivisi in 4 lotti di importo variabile da 9 a 22 milioni di euro». Dalla documentazione di gara è anche emerso che «per le due Regioni, il numero degli offerenti è risultato pari a quello dei lotti in gara, nonostante Telecom avesse invitato un numero maggiore di imprese; sicché, ciascuno dei partecipanti si è aggiudicato un lotto». In Calabria le imprese invitate erano nove, ma soltanto quattro hanno presentato offerta. Non c’è stata una vera gara: un lotto per ciascuno.
Il gruppo avrebbe dunque violato però i «principi di imparzialità, parità di trattamento e trasparenza». Invece di fare gare aperte a tutte le imprese potenzialmente interessate, Telecom ha infatti preferito pescare tra i suoi storici partner. Sielte, Sirti, Valtellina e Alpitel sono le aziende che si sono aggiudicate più appalti. La scelta dell’ex monopolista telefonico «ha sensibilmente ristretto il mercato», ha riassunto l’Anac argomentando così la tesi: «L’albo fornitori di Telecom al momento dell’espletamento delle procedure negoziate includeva solo 26 operatori qualificati», mentre le aziende potenzialmente idonee a svolgere quei lavori «erano quasi 600».
La posa della fibra ottica è stata realizzata sfruttando denaro pubblico: quasi 230 milioni di euro messi a disposizione dall’Unione europea attraverso i fondi Fesr.

Pablo Petrasso

p.petrasso@corrierecal.it







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