Seminara, ucciso l’esponente di una cosca. Grave un bambino

Il 39enne Giuseppe Fabio Gioffrè è stato freddato in un terreno di sua proprietà. Accanto a lui c’era un bimbo di 10 anni che ora è ricoverato in prognosi riservata agli Ospedali riuniti di Reggio Calabria. Non sarebbe in pericolo di vita. In azione due killer con fucili caricati a pallettoni. Oliverio al piccolo colpito: «Sei figlio di tutti noi»

SEMINARA Ama gli animali il piccolo Nicolay, 10 anni, figlio di immigrati bulgari che hanno trovato lavoro e casa a Seminara. E quando incontrava quel suo vicino di casa con il quale aveva instaurato un rapporto di amicizia, usciva e lo accompagnava a dare loro da mangiare. Oggi Nicolay è stato testimone e vittima di un agguato di stampo mafioso. Ha visto tutto, poi quel bruciore al fianco sinistro e lo choc. Il suo amico, Giuseppe Fabio Gioffrè, 39 anni, è stato falciato da due killer che con freddezza prima gli hanno bruciato una baracca e poi lo hanno ammazzato senza pietà con alcuni colpi di lupara. «In Calabria un nuovo episodio di sangue. L’agguato non ha risparmiato nemmeno un bambino, rimasto ferito e per le cui sorti siamo in ansia. Lo Stato non può avere esitazioni»: così il ministro per il Sud Barbara Lezzi in un post pubblicato su Facebook.
Gioffrè era conosciuto in paese, come nota è la sua famiglia per i legami con la ‘ndrangheta. Il padre Vincenzo, detto “Cecè Siberia”, lo zio Rocco, vecchio boss del casato dei “‘ndoli” , nomignolo che li contraddistingueva da un altro ramo dei Gioffrè, i “‘ngrisi”, con i quali si erano scontrati in una vecchia e sanguinosa faida che provocò negli anni ’90 16 morti e 26 feriti.
La vittima era una persona irrequieta ed era conosciuta non solo per i suoi legami con ambienti di ‘ndrangheta, ma anche perché lo scorso anno era stato arrestato a Noto, in Sicilia, per furto di bestiame. Era stato arrestato anche per detenzione di armi dopo che i carabinieri avevano trovato in un casolare a lui riconducibile alcuni fucili con matricola abrasa. Il padre, nel 2003, aveva subito un agguato, ma si era salvato gettandosi sotto un’automobile.
Non si aspettava Giuseppe Fabio Gioffrè di essere obiettivo di un agguato. Andava in giro normalmente, soprattutto nella sua campagna, o almeno dimostrava di essere tranquillo. E soprattutto non disdegnava la compagnia del piccolo Nicolay. Ad uccidere Gioffrè sono state due persone armate di fucili caricati a pallettoni che gli hanno sparato al torace e alla testa, non dandogli scampo. Nicolay, che si trovava accanto a Gioffrè, è stato investito dalla rosa dei pallettoni, fortunatamente non in pieno, ad un fianco ed all’addome. È stato portato prima nell’ospedale di Polistena e poi trasferito a Reggio Calabria, dove è stato operato. La prognosi resta riservata ma i sanitari escludono che sia in pericolo di vita.
Il movente dell’uccisione di Gioffrè, allo stato, resta un mistero, anche se le modalità dell’omicidio appaiono di chiaro stampo mafioso. Qualcuno, per motivi al momento ignoti, lo ha voluto eliminare. I carabinieri, che conducono le indagini, non escludono nulla, anche se appare improbabile che l’omicidio possa essere legato alla vecchia faida. Quella vicenda resta morta e sepolta negli annali della ‘ndrangheta. Si sta scavando nella vita della vittima (in passato processato e assolto nel processo Artemisia), si stanno sentendo i suoi parenti, gli amici. Ma come accade sempre, squarciare il velo di omertà in questi ambienti è pressoché impossibile.

«SEI FIGLIO DI TUTTI NOI» «Un bambino di 10 anni è stato colpito da un proiettile all’addome in un agguato di chiare modalità di ‘ndrangheta e ora combatte fra la vita e la morte. Non aveva colpe, se non quella di amare gli animali e trovarsi in campagna accanto a un adulto, ucciso dalla raffica di pallettoni. La Calabria è con te, piccolo.  Sei figlio di tutti noi e noi siamo in prima fila nella lotta alla violenza e alla ‘ndrangheta». Queste le parole di Mario Oliverio dopo l’agguato di Seminara. Assieme a quello del governatore, si registra anche l’intervento di Ernesto Magorno ed Enza Bruno Bossio, parlamentari del Pd. «L’unica colpa di trovarsi al posto sbagliato. Siamo profondamente colpiti dall’agguato avvenuto a Seminara, in cui l’esponente di una cosca è stato ucciso con evidenti modalità mafiose e un bambino di soli 10 anni è stata ferito gravemente all’addome e ora in un letto di ospedale combatte con tutte le sue forze – scrivono –. Chi non si ferma davanti a una giovane vita, chi spara e colpisce un bambino è un indegno e merita una unanime condanna pubblica. Sono ore delicate e attendiamo con ansia che dall’ospedale di Reggio Calabria possano arrivarci notizie positive sulle condizioni di Nicolay e siamo sicuri che gli inquirenti ci aiuteranno a capire presto chi sta dietro a queste menti e mani criminali. Tutta la Calabria in questo momento è accanto al bambino e alla sua famiglia».

MARZIALE: «BESTIALITÀ, SALVINI DIA PRIORITÀ» «Quando nemmeno la presenza di un bambino di 10 anni dissuade da un attentato alla vita, non dobbiamo parlare solo di mafia, ma di bestialità sconfinata, cui rivolgo il mio più accorato stigma. Sprono il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a conferire priorità assoluta alla lotta alla mafia e che sia davvero la volta buona. Siamo stanchi di far crescere i nostri bambini nel far west più impunito». Lo afferma, in una dichiarazione, il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, in relazione all’omicidio a Seminara di Giuseppe Fabio Gioffré ed al ferimento di un bambino di dieci anni.







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