Gli sms dei Libri che imbarazzano Falcomatà

La via Marina di Reggio si conferma terreno scivoloso per gli amministratori. Il sindaco (non indagato) finisce in un’informativa dei Ros. Che ha intercettato i dialoghi del genero del boss della cosca: «Mi ha chiamato per la “Luna Ribelle”». Il primo cittadino si difende: «Smentisco tutto»

REGGIO CALABRIA È conosciuta come il “chilometro più bello d’Italia” e nel tempo è divenuta cartolina di presentazione di una Reggio Calabria vetrina, che nasconde il degrado nelle sue periferie. Ma la via Marina di Reggio Calabria, o meglio i locali e gli affari che lì sono stati messi in piedi, sono anche – svela l’informativa dei Ros depositata agli atti dell’ultima inchiesta sul clan Libri – un terreno scivoloso, su cui la politica rischia di inciampare nella ‘ndrangheta. Ed è successo anche al sindaco Falcomatà, attualmente non indagato, ma sorpreso più volte a scambiare messaggi con il genero del boss Pasquale Libri, Demetrio Nicolò. È dalla sua viva voce, nel corso di una conversazione con la moglie, Serafina Libri, che investigatori apprendono che «mi ha chiamato Falcomatà e mi ha detto se voglio la “Luna ribelle”». Ma non solo. Alla figlia del boss, il marito racconta anche: «Mi ha detto se voglio il bar del Museo».

LA DOTE Si tratta di due perle in mano all’amministrazione. La prima è il bar ristorante del Lido comunale, la seconda – nuovissima – corrisponde al panoramico bar ristorante che dalla terrazza del museo della Magna Grecia si affaccia sullo Stretto. Due affari niente male, assegnati con asta pubblica. Ed è proprio in previsione dell’appuntamento, racconta Nicolò, che Falcomatà si sarebbe preoccupato di contattare Nicolò, già titolare di una concessione per una gelateria nella centralissima pineta Zerbi.

LUNGOMARE CRUCITTI Da anni, la “Luna ribelle” è in mano alla famiglia Crucitti, grande mattatrice delle concessioni per l’esercizio di attività di ristorazione e mensa con enti o in locali di proprietà pubblica. Ai fratelli Carmelo e Natale e ai loro familiari, sono riferibili molte delle attività che animano le serate reggine sul lungomare, dai chioschi agli stabilimenti balneari, più il centralissimo bar del foyer del teatro comunale e altre attività.

“IL LUSSO” DELL’OSTRUZIONISMO Solo per un anno, nel 2014, hanno rischiato di perdere la gestione del Lido comunale e del suo bar e ristorante. Ed è lo stesso genero del boss Libri a raccontare come è andata. «Praticamente che cosa è successo … che ha vinto Scaramozzino», storico titolare dell’Oasi, noto stabilimento balneare nella zona nord della città, cui negli anni successivi non è stato concesso il certificato antimafia per i fin troppo stretti contatti, anche familiari, dei due fratelli, Giuseppe e Mario, con esponenti di spicco dei clan di Reggio Nord.
All’epoca dell’asta tuttavia, avevano tutte le carte in regola per partecipare e vincere la gara. A mettere loro i bastoni fra le ruote sarebbe stato Crucitti che «non l’ha liberato… era giugno… luglio… e ancora non l’aveva liberato… dice non la voglio ora… in due mesi voglio dire… hai capito come?». Possibile, dice, perché «con Scopelliti facevano quello che volevano».

«SCOPELLITI NON FACEVA AVVICINARE NESSUNO» Ufficialmente, i Crucitti non volevano o potevano spostare una serie di arredi e attrezzature comprate proprio per il locale. In realtà, spiega Nicolò alla moglie che gli chiede come mai gli imprenditori non si fossero «messi di lato», non volevano farlo e si sarebbero potuti permettere il lusso di fare ostruzionismo. «Perché all’epoca c’era Scopelliti, non faceva avvicinare nessuno. Poi magari hanno chiamato i “cristiani”», dice Nicolò, ricorrendo all’espressione che a Reggio si usa per alludere ad un intervento dei clan.

LE MIRE DEI CLAN SUL LUNGOMARE Del resto, che i locali del lungomare siano da tempo oggetto degli appetiti e delle spartizioni di ‘ndrangheta è ormai dato noto. Lo hanno dimostrato gli anni dei raid dei “Teganini” nei locali, le inchieste che hanno smascherato e fatto condannare i buttafuori clandestini dei Condello, i curiosi (e ancora anonimi) plateali danneggiamenti nelle gelaterie della Via marina alta, seguiti da quelle che sembrano non casuali assunzioni. Lo ha raccontato l’inchiesta Fata Morgana, che ha svelato come dall’interno della macchina amministrativa di palazzo San Giorgio, all’epoca dell’amministrazione Arena, sia stato fatto di tutto per regalare la ristrutturazione del Lido comunale ai Matacena, salvo poi dover rinunciare per l’intervento della Soprintendenza, che ha preteso di far rispettare l’aspetto originario di inizio Novecento della struttura.

LE SPERANZE DEI LIBRI Anche la gestione però negli ultimi anni non è mai cambiata. Non è dato sapere se la sollecitazione evocata da Nicolò ci sia stata, ma l’unica volta che i Crucitti hanno rischiato di perdere il lido, alla fine l’hanno spuntata comunque. Dopo mesi di ostruzionismo, gli Scaramuzzino hanno rinunciato alla gestione della Luna ribelle, “lasciandola” agli imprenditori che della struttura erano e sono tuttora i gestori. Tuttavia alla possibilità di rompere quel monopolio ed entrare al Lido comunale al posto loro, Nicolò e consorte ci credono. E tanto. Valutano chi coinvolgere, se informare il boss prima di procedere, come fare per nascondere la propria presenza all’interno dell’attività. «Ci riusciremo se io ho il cervello – dice il genero di Pasquale Libri – poi ora che c’è Falcomatà, nel giusto dico voglio dire non voglio fare imposizioni perché poi escono magari “è amico con questo”… capito come funziona?!».

LA REPLICA DEL SINDACO Tutto falso, commenta su Facebook Falcomatà, sostenendo di aver appreso la notizia solo grazie alle anticipazioni pubblicate oggi dal Fatto Quotidiano. «Naturalmente smentisco queste affermazioni, suffragate per altro dai fatti (il bando è andato ovviamente diversamente) – puntualizza con tanto di emoticon sorridente – e dal non essere neanche indagato. Era giusto dirvelo, anche perché ci avviciniamo a scadenze elettorali e di questi articoli ne leggeremo», conclude, alludendo a presunte campagne stampa contro una sua eventuale rielezione.

SMS SOTTO OSSERVAZIONE Ma Falcomatà non nega di conoscere Nicolò. Non può. Perché a testimoniarne i rapporti con il genero del boss Libri – che il sindaco afferma di conoscere solo come titolare di una gelateria, ma che a quanto pare è in possesso del suo numero e della confidenza necessaria per dargli del tu – ci sono una serie di sms finiti agli atti dell’inchiesta dei Ros. Il primo risale al giorno successivo alla vittoria delle amministrative. Nicolò si affretta a complimentarsi con il sindaco, che sebbene con un ritardo di cinque giorni non dimentica di rispondere. «Grazie infinite per gli auguri, Demetrio, scusa il ritardo con cui rispondo. Sono giorni frenetici e lo saranno ancora di più quelli a venire. Adesso ricostruiamo questa città! Ti abbraccio». Carinerie post elettorali? Forse. Per il sindaco, quel messaggio è «la stessa risposta data a migliaia di messaggi a me recapitati dopo l’elezione».

QUESTIONE DI COMPETENZA Diverso sembra però essere l’atteggiamento e l’interesse per la problematica sollevata circa venti giorni dopo, sempre via sms, da Nicolò. «Ciao Peppe, sono Demetrio ti volevo dire che alla Pineta è da 8 g che non c’è luce. Ti abbraccio». Passa qualche giorno e il sindaco si preoccupa di informarsi: «È stata ripristinata? Fammi sapere». Per Falcomatà, sempre con emoticon sorridenti a sottolineare la cosa, non è che una doverosa verifica sull’avvenuto intervento «come dovrebbe fare ogni sindaco» e quella gelateria poi – conclude – è stata «espropriata dal Comune per realizzare i lavori del nuovo lungomare».

LE RISPOSTE CHE MANCANO Tuttavia sul perché Nicolò fosse così informato sull’imminente gara per l’assegnazione della concessione e così sicuro di farcela, nulla dice. Almeno su Facebook e per adesso. Perché per il Ros «la progressione investigativa consentiva di documentare come i citati rapporti acquisissero di lì a breve maggiore concretezza, laddove emergeva lo sforzo profuso dal binomio Libri/Nicolò verso l’acquisizione di un noto bar/ristorante reggino, “La luna ribelle” proprio attraverso la diretta intercessione del primo cittadino.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





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