Jonny, la Dda chiede 20 anni per Sacco

Pesanti richieste di condanna nel processo in abbreviato sulla longa manus delle cosche nella gestione del Cara di Isola Capo Rizzuto

CATANZARO Al termine della requisitoria del processo con rito abbreviato la richiesta di condanna per l’ex governatore regionale delle Misericordie, Leonardo Sacco, è stata pesante: i sostituti della distrettuale antimafia Domenico Guarascio e Debora Rizza, assieme agli aggiunti Vincenzo Capomolla e Vincenzo Luberto, hanno chiesto 20 anni di reclusione per l’imprenditore ritenuto dalla Dda di Catanzaro il terminale affaristico delle cosche di Isola Capo Rizzuto. Erano (anche) le sue attività, collegate alla gestione del Cara di Isola, il fulcro dell’inchiesta condotta dai magistrati antimafia con il coordinamento del procuratore Nicola Gratteri. Attorno al centro d’accoglienza si snodava anche il business della ristorazione, per mezzo delle aziende dei fratelli Poerio, Antonio e Fernando: anche per loro è stata una condanna a 20 anni. Nel corso delle requisitoria è stata chiesta una dura condanna a 20 anni anche per Francesco Gentile, considerato «dirigente nonché rappresentante della cosca nei rapporti con le altre organizzazioni mafiose». Gentile aveva anche il compito di intervenire «nei confronti degli imprenditori della zona al fine di imporre l’assunzione di posti di lavoro a favore di propri familiari e sodali, partecipando alla gestione, nel periodi di scarcerazione, della cosiddetta bacinella della cosca e ciò allo scopo di “mantenere” gli affiliati nei bisogni loro e delle rispettive famiglie». Richiesta di condanna pesante, 20 anni, per un altro esponente di spicco della consorteria, Paolo Lentini, alias “pistola”, dirigente del clan Arena dopo l’arresto dei boss Giuseppe e Pasquale Arena. Sette anni e sei mesi sono stati invocati per il collaboratore di giustizia Santo Mirarchi, tradizionalmente inserito nel contesto della comunità rom di Catanzaro dedito in particolare al traffico di sostanze stupefacenti, considerato il collegamento della cosca Arena con il territorio di Catanzaro dove la consorteria aveva esteso il proprio potere taglieggiando le imprese del capoluogo e inserendosi nei lavori pubblici.

LA COSCHE E LA PACE IMPOSTA La maxi-operazione Jonny prende piede il 15 maggio 2017 con il fermo di 68 persone, e 16 indagati a piede libero, tra capi e intranei ai clan Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto. Le accuse vanno dall’associazione mafiosa, all’estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale. Le cosche Arena e Nicoscia, è stato rilevato nel corso della requisitoria, sono storicamente e giudiziariamente riconosciute. Dopo un periodo di guerra tra le due famiglie criminali, si era arrivati ad una pacificazione che aveva portato la consorteria a controllare il territorio di Isola di Capo Rizzuto e i comuni vicini fra i quali Catanzaro, ove insiste una cellula operativa che gode di parziale autonomia. Ma prima il territorio di Isola era stato percorso da una lunga scia di sangue. «Dopo la morte di Carmine Arena e tanto spargimento di sangue, tra le opposte consorterie mafiose degli Arena e dei Nicoscia, vi erano stati vari incontri finalizzati a concordare una forma di riconciliazione o, quanto meno, una sorta di tregua», scrivono gli inquirenti nel fermo. Le trattative era state appoggiate da esponenti dei clan di Lamezia, del Reggino, di San Mauro e di San Luca, tra i quali tale “Zio Antonio Pelle” appartenente alla «famiglia Pelle» di San Luca.

LE MANI SULL’ECONOMIA Oltre alle estorsioni, al controllo degli appalti – delle forniture e dei servizi per il centro di accoglienza di Isola – la consorteria trafficava in reperti archeologici organizzandone l’impossessamento e la vendita nel mercato clandestino. Inoltre aveva il monopolio delle scommesse on line e su rete fissa nonché del noleggio degli apparecchi per il gioco on line. Importante era la rete di imprenditori “amici” che, in cambio di una partecipazione agli utili di impresa assicurata agli intranei, consentivano alla cosca un’implementazione del portafogli clienti, spesso con l’imposizione di mono-oligopoli e comunque consentivano un’attività di recupero crediti fondata sulla carica di intimidazione della consorteria.

LUCRARE SULL’ACCOGLIENZA I servizi di catering dell’ente che gestiva il Cara, ossia la Misericordia, secondo l’accusa erano in mano ad intranei alla cosca Arena, i Poerio Antonio e Fernando. Ditte nate col denaro della consorteria con lo scopo di acquisire i cospicui capitali ricevuti per mezzo della Prefettura di Crotone quale compenso delle forniture e dei servizi resi. Ma dietro questi servizi si celavano reati fiscali, riciclaggio e malversazione. Reati portati avanti, sulla pelle dei migranti, dalle varie imprese che negli anni si sono succedute, mentre a fare da “schermo” con con gli enti pubblici affidatari (Prefettura e Ministero) c’era sempre la Misericordia di Isola Capo Rizzuto.

LE RICHIESTE DI CONDANNA

Armando Abbruzzese (Catanzaro, 1984): 12 anni e 10mila euro;
Salvatore Abbruzzo (Catanzaro, 1977): 17 anni e 4 mesi;
Francesco Aceto (Crotone, 1971): 11 anni e 5mila euro;
Antonio Francesco Arena (Crotone, 1991): 10 anni e 6 mesi;
Francesco Arena (Crotone, 1979): 16 anni e 10mila euro;
Francesco Antonio Arena (Crotone, 1980): 10 anni e 6 mesi;
Francesco Arena (Isola Capo Rizzuto, 1960): 7 anni e 2 mesi e 5mila euro;
Giuseppe Arena “Tropeano” (Crotone, 1966): 20 anni;
Giuseppe Arena (1986): 10 anni e 6 mesi;
Pasquale Arena “Nasca” (Isola Capo Rizzuto, 1957): 20 anni;
Pasquale Arena (Crotone, 1992): 10 anni e 6 mesi;
Salvatore Arena “Scrucco” (Isola Capo Rizzuto, 1959): 10 anni;
Salvatore Arena “Ricchia” (Isola Capo Rizzuto, 1969): 10 anni;
Luciano Babbino (Catanzaro, 1979): 17 anni e 4 mesi;
Francesco Bruno (Vallefiorita, 1970): 17 anni e 4 mesi;
Francesco Caiazzo (Isola Capo Rizzuto, 1972): 8 mesi;
Emanuela D’Alfonso: 4 anni e 5mila euro;
Salvatore D’Alfonso: 2 anni;
Salvatore De Furia: 8 anni;
Leonardo Catarisano (Borgia, 1954): 17 anni e 4 mesi;
Giuseppe Cosco (Catanzaro, 1980): 12 anni;
Salvatore Danieli (Catanzaro, 1984): 5 anni;
Raffaele Di Gennaro “Lello” (Crotone, 1970): 14 anni;
Domenico Falcone (Catanzaro, 1973): 20 anni;
Salvatore Foschini (Crotone, 1962): 10 anni e 10mila euro;
Saverio Gallo (San Giovanni in Fiore, 1962): 4 anni e 4mila euro;
Fiore Gentile (Crotone, 1984): 14 anni e 18mila euro;
Francesco Gentile (Isola Capo Rizzuto, 1959): 20 anni;
Tommaso Gentile (Crotone, 1980): 20 anni;
Antonio Giglio (Catanzaro, 1976): 10 anni;
Nicolino Gioffrè (Taurianova, 1975): 20 anni;
Aldo Giordano (Isola Capo Rizzuto, 1963): 6 anni;
Aurelio Giordano (Isola Capo Rizzuto, 1969): 6 anni;
Lorenzo Giordano (Isola Capo Rizzuto, 1962): 6 anni;
Maurizio Greco “Spinzu” (1980): 20 anni e 10mila euro;
Francesco Gualtieri (Catanzaro, 1980): 17 anni e 4 mesi;
Mario Guareri (Isola Capo Rizzuto, 1963): 12 anni e 5mila euro di multa;
Andrea Guarnieri (Milano, 1994): 10 anni;
Leye Kane “Marco” (Dakar, 1981): 10 anni;
Costantino Lionetti (Melito Porto Salvo, 1973): 17 anni e 4 mesi;
Francesco Mammone (Catanzaro, 1979): 5 anni;
Luigi Miniaci (Catanzaro, 1975): 20 anni;
Santo Mirarchi (Catanzaro, 1984): 7 anni e 6 mesi;
Pasquale Morelli (cl. 47): 10 anni;
Roberto Valeo (alias “Killer”): 12 anni;
Domenico Riillo (alias “Trentino”, cl. 59): 16 anni;
Nicola Lentini (cl. 87): 18 anni e 5mila euro;
Paolo Lentini (alias “Pistola”, cl. 64): 20 anni;
Rosario Lentini (alias “Liborio”, cl. 1960): 18 anni e 5mila euro
Vincenzo Lentini (di Paolo, cl. 90): 16 anni;
Vincenzo Domenico Lentini (cl. 64): 6 anni e 3mila euro;
Giuseppe Lequoque (alias “Peppe Cannuno”): 17 anni e 4 mesi;
Michela Maiolo: 2 anni;
Luigi Manfredi (alias “Gino Porziano”): 12 anni;
Mario Manfredi: 10 anni;
Francesco Martiradonna: 12 anni;
Domenico Mercurio: 8 anni;
Pasquale Morelli: 8 anni;
Antonio Giuseppe Morrone: 4 anni e 2mila euro;
Maria Morrone: 3 anni e 2mila euro;
Paolo Muccillo: 5 anni e 3mila euro;
Angelo Muraca: 12 anni;
Silvia Muraca: 3 anni e 2mila euro;
Stefania Muraca: 5 anni;
Benito Muto: 8 anni e 6 mesi;
Domenico Nicoscia (cl. 78): 12 anni;
Domenico Nicoscia (cl. 62): 5 anni e 3mila euro;
Pasquale Nicoscia: 10 anni;
Salvatore Nicoscia: 16 anni;
Fortunato Pirrò: 12 anni;
Antonio Poerio (cl. 71) 20 anni;
Antonio Poerio (cl. 81) 14 anni;
Fernando Poerio: 20 anni;
Antonio Pompeo: 10 anni;
Giuseppe Pullano: 18 anni e 10mila euro;
Mario Ranieri: 10 anni;
Antonio Raso: 3 anni e 4 mesi;
Francesco Romano: 12 anni;
Salvatore Romano: 12 anni;
Leonardo Sacco: 20 anni;
Maria Grazia Scerbo: 3 anni e 4 mesi;
Teresa Scerra: 2 anni;
Francesco Taverna: 10 anni e 6 mesi;
Domenica Tipaldi: 2 anni;
Santo Tipaldi: 10 anni e 4 mesi di reclusione.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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