Gattuso chiede di essere interrogato dalla Procura di Ivrea

L’allenatore del Milan è indagato per trasferimento fraudolento di valori insieme a 42 persone

L’avvocato Alberto Vercelli, legale difensore di Gennaro Ivan Gattuso, ha chiesto al pm Paolo Crupi di interrogare l’attuale allenatore del Milan, indagato dalla procura di Ivrea per trasferimento fraudolento di valori. La maxi inchiesta coinvolge complessivamente 43 persone, accusate a vario titolo di trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio di proventi illeciti.In particolare, l’ex calciatore di Milan e Nazionale, attuale allenatore dei rossoneri, dal 1 novembre 2011 al 19 dicembre 2013 è stato socio costituente al 35% della “Società agricola Cascina Tre Olmi srl” con sede a Gallarate, fallita il 13 maggio 2014 e specializzata nell’allevamento di suini e produzione di insaccati. Società ritenuta dagli inquirenti strumento di riciclaggio, amministrata dall’imprenditore Pasquale Motta, personaggio attorno al quale ruota l’intera inchiesta. Nei giorni scorsi il pm Paolo Crupi ha ricevuto la richiesta dell’avvocato di Gattuso, ma prima di procedere con l’interrogatorio il magistrato vuole approfondire i numerosi aspetti della vicenda e capire quale fosse il rapporto tra lo stesso Gattuso e Motta. Quest’ultimo, intanto, dopo essere stato rinchiuso in carcere, aveva ottenuto dal Tribunale del Riesame gli arresti domiciliari nella sua abitazione di Pino Torinese, con la prescrizione di non comunicare con nessuno. Il 14 agosto, però, i carabinieri hanno trovato a casa di Motta due pregiudicati e per il 45enne si sono riaperte le porte del carcere.
L’indagine era partita dopo alcune irregolarita’ commesse a favore di Motta, tra il 2010 e il 2013, dagli amministratori pro-tempore del comune di Favria, inerenti la gestione della casa di riposo comunale “Casa del Sole”. Il rappresentante legale di una societa’ torinese ora fallita, all’epoca dei fatti gestore della casa di riposo, aveva presentato una denuncia alla procura di Torino, contestando l’emissione di atti illegali da parte degli amministratori comunali pro-tempore in collusione con Motta. Come dimostrato dagli inquirenti, la casa di riposo avrebbe percepito illecitamente erogazioni pubbliche per 112mila euro, individuando alcune società che sarebbero state costituite e gestite da Motta mediante il trasferimento fraudolento della titolarità di valori e società a terze persone, finalizzato al riciclaggio e ad altre attività illecite.





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