L’ultima guardiana dell’occitano. «Rischiamo di sparire»

La Stampa dedica un reportage alla piccola comunità parla la lingua che racchiude la storia dei valdesi. Ma nessuno, a Guardia Piemontese, raccoglierà l’eredità della docente che la insegna. «Trattati come una minoranza di serie B»

GUARDIA PIEMONTESE «Siamo una minoranza tra le minoranze. Rischiamo di sparire». Silvana Pietramala, 61 anni, racconta alla Stampa la sua investitura (forse non richiesta) a ultima guardiana dell’occitano. E la sua missione: salvare una lingua che rischia di estinguersi.
Da anni è la custode del guardiolo, la variante di occitano che si parla a Guardia Piemontese. All’istituto comprensivo «Gaetano Cistaro», Silvana è l’ultima maestra a insegnare la lingua – guai a definirlo dialetto – dell’enclave occitana in Calabria. Un’isola linguistica creata nel XII secolo dai valdesi in fuga dalla Val Pellice, in Piemonte, dopo le persecuzioni religiose seguite alla scomunica per eresia. Da allora la lingua è stata tramandata, per secoli, di padre in figlio. Ma ora rischia di sparire: sono rimasti 200-300 parlanti, per lo più anziani. L’atlante dell’Unesco delle lingue a rischio cataloga il guardiolo come «gravemente in pericolo»: «Viene parlato dai più vecchi, le generazioni successive lo capiscono ma non lo usano con i figli. E veniamo trattati come una minoranza di serie B», dice all’inviato della Stampa.







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