La “holding” del clan Cerra nel mirino della Dda – VIDEO

Per il clan attività nell’abbigliamento a Firenze, interessi in call center, settore caseario e movimento terra a Lamezia. Nel mirino i beni di un imprenditore contiguo alla cosca Giampà. Sigilli da Guardavalle alla Val di Chiana per due uomini legati ai Gallace e agli Anello

CATANZARO Con i sequestri operati mercoledì, la Dda di Catanzaro ha messo nel mirino il patrimonio di diverse cosche di ‘ndrangheta attive nel distretto giudiziario di Catanzaro (vi riferiamo a parte del sequestro di nove milioni a carico dell’ex consigliere regionale Franco La Rupa).

I SEQUESTRI A LAMEZIA La misura a carico di Luigi Trovato colpisce il clan Giampà di Lamezia Terme, a cui l’uomo è considerato contiguo. Trovato, nel luglio 2013, era stato indagato nella operazione “Perseo”, perché ritenuto responsabile di associazione mafiosa, violazioni in materia di armi e concorso in omicidio, avendo contribuito a fornire appoggio logistico per la realizzazione di un’azione criminosa; nel blitz era stato arrestato per detenzione e porto d’armi con l’aggravante mafiosa. All’esito del procedimento, in un primo momento era stato assolto per non aver commesso il fatto. Successivamente, a seguito del ricorso della Procura della Repubblica di Catanzaro, Trovato è stato condannato a quattro anni di reclusione per illecita detenzione di armi, aggravata dall’aver favorito la criminalità organizzata. Sentenza annullata poi dalla Corte di Cassazione, con rinvio alla Corte di Appello per una nuova valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia; attualmente è sub judice. L’uomo, assieme ai fratelli e a sua moglie, era stato, indagato anche per il reato di interposizione fittizia di beni, dopo la costituzione di una società, sottoposta a sequestro nel maggio 2018, la cui attività era di fatto riconducibile a lui e agli altri suoi fratelli. Le indagini dei finanzieri di Catanzaro hanno permesso un notevole complesso patrimoniale il cui valore è risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati da Trovaro. Il provvedimento di sequestro ha riguardato complessivamente 17 fabbricati a Lamezia Terme, tre fabbricati a Pianopoli, quattro terreni a Lamezia Terme, un terreno a Pianopoli, un bar situato in una zona centrale di Lamezia Terme, tre società con sede a Lamezia operanti nel settore delle auto, e diversi rapporti bancari e finanziari, il tutto per un valore complessivo stimato superiore a un milione e mezzo di euro.

DA GUARDAVALLE ALLA VAL DI CHIANA Nel mirino degli inquirenti sono finiti anche i beni di Domenico Origlia di Guardavalle e Francesco Mallamace di Vibo Valentia. Il primo dei due era stato coinvolto nell’operazione “Itaca-Freeboat”, culminata nel mese di luglio 2013 nell’arresto di 25 soggetti, ritenuti affiliati e fiancheggiatori della cosca Gallace-Gallelli attiva a Guardavalle, Badolato e su tutta la fascia del Basso Ionio catanzarese. Origlia era stato, inoltre, coinvolto nell’operazione “Mythos” e al termine del processo è stato condannato dal Tribunale collegiale di Velletri a 12 anni e 9 mesi di reclusione, perché ritenuto colpevole, tra l’altro, di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Mallamace, invece, nel giugno del 2008 era stato arrestato nell’ambito delle operazioni “Domino” ed “Effetto domino” che avevano riguardato la cosca “Anello” di Filadelfia. Per i fatti che lo avevano visto coinvolto, all’esito del procedimento penale, nell’ottobre 2012, Mallamace è stato condannato dalla Corte di Appello di Catanzaro a 4 anni e 10 mesi di reclusione perché ritenuto colpevole di estorsione aggravata dal metodo mafioso. I provvedimenti di sequestro riguardano complessivamente un fabbricato a Guardavalle, una ditta operante nel settore dei legnami a Sant’Onofrio e con unità locale in Val di Chiana, cinque automezzi e diversi rapporti bancari e finanziari, il tutto per un valore complessivo stimato superiore a un milione di euro.

LA “HOLDING” DEL CLAN CERRA Altri due provvedimenti di sequestro sono stati eseguiti dalla Dda di Catanzaro nei confronti di 13 tra capi ed esponenti di spicco della cosca “Cerra-Torcasio-Gualtieri” di Lamezia Terme e, specificatamente, nei confronti dei capi storici Nino e Teresina Cerra, condannati in via definitiva per associazione mafiosa e altro nel procedimenti giudiziario scaturito dall’operazione Chimera, oltre che dei loro figli e nipoti, gran parte dei quali condannati in via definitiva nella stessa operazione, o coinvolti nella successiva operazione Crisalide. Il sequestro disposto dal Tribunale di Catanzaro è giunto al termine di complesse indagini svolte dalla guardia di finanza. Gli accertamenti patrimoniali e reddituali delle fiamme gialle avrebbero dimostrato la netta sproporzione dei beni sequestrati rispetto ai redditi leciti dichiarati e al tenore di vita mantenuto dagli indiziati, ricostruito dal 1979.
I beni posti in sequestro, del valore di oltre due milioni e mezzo di euro, sono costituiti da: 15 appartamenti e una lussuosa villa con piscina a Lamezia Terme; un appartamento ubicato nella provincia di Firenze; 3 terreni agricoli, di cui 2 coltivati a vigneto; il compendio aziendale di un’attività commerciale di abbigliamento, con sede nella provincia di Firenze; l’intero compendio aziendale di un’attività commerciale di prodotti latteari a Lamezia Terme; l’intero compendio aziendale di un’attività imprenditoriale a Lamezia Terme nel settore del movimento terra; quote di una società operante nel settore dei “call center”; quattordici autoveicoli (10 autovetture e 4 motocicli); un acquascooter.







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