‘Ndrangheta connection, la faccia internazionale dei clan

Dall’indagine che ha portato all’arresto di 90 persone emerge un’industria che non conosce crisi. E nella quale le cosche sono diventate holding in grado di spostare le leve dell’economia. Lombardo: «Enorme blockchain criminale»

REGGIO CALABRIA Un’industria che non conosce crisi, che ha specializzato e moltiplicato all’infinito le sue divisioni e invaso i mercati. Una holding silente in grado di spostare le leve dell’economia internazionale e a contempo nascondersi dietro piccole attività, senza cambiare la propria natura. È uno scenario inquietante, che mostra in modo plastico l’intera filiera dell’industria internazionale dei clan calabresi, quello che emerge dall’operazione internazionale ““European‘ndrangheta connection”.

LA FACCIA INTERNAZIONALE DEI CLAN Un’inchiesta monumentale, per l’Italia coordinata dal procuratore capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri e diretta dall’aggiunto Giuseppe Lombardo, con il supporto della Dna di Federico Cafiero de Raho, che ha portato all’arresto di 90 persone e sequestri in mezza Europa. Ma soprattutto, per la prima volta, l’indagine ha mostrato il volto internazionale della ‘ndrangheta, capace di comprare bar e investire in bitcoin, in grado di coinvolgere mafie e gruppi criminali diversi, redistribuendo denari e costruendo consenso, pur di mantenere le posizioni di potere dei suoi vertici storici. Migliaia e migliaia di pagine che oggi mostrano in maniera plastica come oggi i clan calabresi rappresentino per l’Europa un problema economico, politico e sociale.

BLOCKCHAIN CRIMINALE «Nella sua dimensione internazionale la ‘ndrangheta è paragonabile a una enorme blockchain criminale», spiega il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo. E l’immagine che evoca non è per nulla rassicurante. Tecnicamente, è una sorta di registro digitale segreto e cifrato, strutturato in blocchi, collegati da nodi, che può evolvere ma non mutare, perché il suo contenuto una volta scritto è non più modificabile né eliminabile, a meno di non invalidare l’intera struttura. Così funziona la borsa alternativa su cui si scambiano e si comprano bitcoin e criptovalute. Così oggi funziona la ‘ndrangheta e il sistema criminale che abita.

IL SISTEMA «Le singole articolazioni che la compongono – dice Lombardo – possono considerarsi i mattoncini crittografati, collegati l’uno all’altro attraverso nodi intermedi, destinati a coordinare le operazioni di più ampio respiro, che si muovono all’interno di una struttura unitaria che consente di programmare e gestire un numero indefinito di operazioni delittuose». È questa la nuova frontiera dell’unitarietà della ‘ndrangheta, che anche nella sua proiezione internazionale mantiene le caratteristiche verticistiche già ampiamente provate nei territori della casa madre.

PROBLEMA ECONOMICO, POLITICO E SOCIALE «Per questo – aggiunge l’aggiunto della Dda reggina –  la ‘ndrangheta va vista come la componente più estesa di un sistema criminale, integrato e transazionale, che non consuma solo azioni illecite di estrema gravità ma altera, mediante l’immissione di incontrollate quantità di denaro, le regole di base del mercato. Le inevitabili distorsioni che ne derivano, indotte dalla posizione dominante acquisita attraverso l’impiego di capitali sporchi potenzialmente illimitati, non assumono solo rilievo economico ma divengono anche e soprattutto un problema politico, per l’Italia e per l’intera Unione Europea».

LA SFIDA EUROPEA Scenari che fanno salire l’asticella della sfida e impongo all’Europa tutta  di superare la fase della valutazione, inaugurando quella delle risposte concrete. «Non basta più – tuona Lombardo – perseguire l’obiettivo di uniformare le legislazioni dei vari Stati, occorre fare squadra sempre e comunque, condividendo i problemi e cercando soluzioni effettive. Oggi noi abbiamo dimostrato che si può fare, che l’impegno congiunto genera prassi investigative virtuose, che la risposta repressiva può essere tempestiva ed efficace anche in ambito transnazionale». Il tempo – dice l’aggiunto della Dda reggina – sta scadendo. « Ora l’Europa deve fare la sua parte fino in fondo, avviando una stabile e duratura azione di contrasto alle mafie che passa dall’individuazione di strumenti sempre più agili ed efficaci. Dobbiamo tutti parlare la stessa lingua, perché le mafie non sono più solo un problema italiano. L’Europa sia unita anche su questo fronte e i grandi risultati investigativi arriveranno».

LA “FALSA POLITICA” DEI CLAN E non bisogna farsi ingannare da quello che i clan vogliono mostrare di sé. «Non ci si lasci ingannare, in questa analisi – dice il procuratore -dal fatto che la ‘Ndrangheta continui ad operare anche in settori apparentemente minori, quale può considerarsi la ristorazione. La gestione di attività poco rilevanti dal punto di vista imprenditoriale è lo strumento immediato per replicare all’estero il modello operativo che la ‘Ndrangheta usa da decenni in Italia. Secondo tale modello non bisogna mai perdere il contatto con la base, per evitare di trasformare l’organizzazione criminale in un’entità spersonalizzata e distante dalle esigenze quotidiane dei suoi associati. In altri termini, nell’ambito di una evidente stratificazione operativa verso l’alto, la testa dell’organizzazione agisce nella consapevolezza che i vantaggi vanno distribuiti verso il basso. La ‘Ndrangheta ha sempre agito così e continuerà a farlo in Italia ed all’estero, gestendo in parallelo settori ad altissima redditività, che garantiscono gli investimenti si settori strategici (come dimostra il suo ruolo di motore mondiale del traffico internazionale di sostanze stupefacenti) e le azioni delittuose arcaicamente mafiose, secondo una logica redistributiva che le consente di mantenere inalterato il tasso di consenso sociale, inferno e esterno, di cui gode. Ritengo che istituzioni europee ne siano perfettamente consapevoli, come è stato ribadito anche stamattina nel corso della conferenza stampa organizzata da Eurojust».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





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