Bombardieri: «Bene le visite di Salvini e Conte, ma a Reggio mancano magistrati»

Il procuratore capo elenca le carenze d’organico nel distretto: «Su 48 giudici previsti, ne mancano 11. Nella sezione gip presenti solo 9 su 14»

REGGIO CALABRIA «L’operazione contro la ‘ndrangheta eseguita ieri ripropone in maniera inequivocabile la necessità urgente di coprire gli organici di magistratura e forze dell’ordine nel Distretto giudiziario di Reggio Calabria». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, nel corso della conferenza stampa sull’operazione eseguita ieri contro un’organizzazione di trafficanti internazionali di droga gestita dalla ‘ndrangheta.
«Solo a Reggio Calabria – ha aggiunto Bombardieri – su 48 giudici previsti dall’organico, ne mancano 11. La sezione gip del Tribunale, poi, lavora con nove giudici su un organico previsto di 14. Un vuoto cui si aggiunge un’insufficienza organica delle forze di polizia giudiziaria nonostante polizia, carabinieri e guardia di finanza, che ringrazio per il lavoro che stanno facendo, abbiano destinato qui i loro migliori quadri investigativi. Lo dico senza polemica alcuna, ma le visite del ministro dell’Interno a San Luca e del presidente del Consiglio qualche settimana addietro sono sicuramente il segno di una forte attenzione per la Calabria e per la pericolosità della ‘ndrangheta, cui però devono seguire i provvedimenti necessari per raccogliere alla stessa altezza la sfida criminale di quella che si conferma come la più insidiosa delle mafie del mondo».

INTERNAZIONALE «Una ‘ndrangheta che si muove sullo scacchiere internazionale con la stessa determinazione che ha nei centri d’origine, ordinando partite di cocaina per milioni di euro e offrendo in cambio persino cripto valute». Il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, nel corso di una conferenza stampa, è tornato sull’operazione coordinata dalla Procura nazionale antimafia e condotta da polizia e Guardia di Finanza che ha consentito di sgominare, con l’arresto di 90 persone, un’organizzazione di trafficanti internazionali di droga.
«Grazie agli esiti di questa operazione – ha detto il procuratore aggiunto, Giuseppe Lombardo – abbiamo ricevuto un bagaglio di conoscenze che consentono di capire la nuova struttura della ‘ndrangheta e le sue articolazioni in Italia e all’estero. L’organizzazione criminale calabrese si conferma soggetto unitario, con una forte tendenza ad internazionalizzarsi e a delocalizzare anche le proprie strutture operative all’estero, cui sono affidati margini di autonomia operativa, ma con la “testa” ben salda a San Luca e Platì. Tutto ciò per rendere più veloci le decisioni, soprattutto per gli emissari che operano oltre confine, ma mantenendo nei rapporti con altre articolazioni di criminalità organizzata una sua granitica univocità e garantendo il regolare pagamento degli stupefacenti, che è il “brand reputation” criminale delle cosche calabresi. In alcune intercettazioni si sentono alcuni degli arrestati affermare di conoscere le lingue straniere, il portoghese, lo spagnolo, l’inglese, strumenti utili per interloquire in maniera più chiara e definire i patti criminali che si sottoscrivono. La sua pervasività è ormai chiara in Paesi come la Germania, il Belgio e l’Olanda, dove gli emissari del crimine calabrese si muovono con assoluta conoscenza dei luoghi, tant’è che in qualche caso ci è stato difficile individuare gli spostamenti di alcuni indagati, in perenne movimento tra i tre Stati. Tutto ciò ha comportato una lenta ma progressiva infiltrazione delle ‘ndrine calabresi nel tessuto economico, ed in particolare nella ristorazione e nei servizi, tale da destare allarme per la capacità di inquinare il mercato e a piegarlo alle proprie esigenze».





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