Estorsioni a Taurianova, decapitata la cosca Cianci: 8 arresti – VIDEO

Operazione della Dda di Reggio. Il boss avrebbe continuato a impartire ordini da dietro le sbarre. Tra le accuse il racket e l’intestazione fittizia di beni

REGGIO CALABRIA Cinque persone in manette, due ai domiciliari, nuove accuse per uno dei boss della Piana in carcere. Finisce con l’inchiesta “Quieto vivere” il tentativo di riorganizzazione del clan Cianci-Maio-Hanoman di San Martino di Taurianova. Agli arresti, su richiesta del procuratore capo Giovanni Bombardieri, dell’aggiunto Gaetano Paci e del pm Giulia Pantano e per ordine del gip, sono finiti i familiari di Domenico Cianci, boss dell’omonimo clan, da tempo detenuto ma grazie a generi, fratelli e cognati, così come alle donne di famiglia – hanno scoperto gli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria, agli ordini di Francesco Rattà – comunque in grado di gestire la famiglia e i suoi affari criminali.

GLI ARRESTATI Intercettato in carcere, il boss Cianci ha continuato a dare ordini e impartire disposizioni, indicando ai familiari quali e quanti imprenditori, commercianti e proprietari di terreni strozzare. E i familiari eseguivano. Per questo nuove accuse hanno raggiunto in carcere il boss Domenico Cianci, mentre in manette sono finiti Concettina Gligora, Domenico Forgetti, Giuseppe Mavrici, Damiano Forgetti e Annunziato Chirico. I domiciliari sono stati disposti invece per Rachela e Damiano Cianci. Per i magistrati, tutti quanti avevano un ruolo specifico e definito nei nuovi assetti del clan.

RUOLI E COMPITI Fuori dal carcere, il bastone del comando era passato al fratello del boss, Damiano Cianci. Era lui – secondo quanto emerso dall’inchiesta – a dirigere le azioni criminali di Domenico Forgetti, Giuseppe Mavrici, Damiano Forgetti, tutti o quasi attivi nel “settore” danneggiamenti ed estorsioni. Compito particolarmente delicato spettava invece ad Annunziato Chirico, “l’ambasciatore” del clan, deputato alla gestione dei – fino a non molto tempo fa burrascosi – rapporti con il clan Zappia. Fondamentale si è rivelato il ruolo delle donne del clan, Rachela Cianci e Concettina Gligora, che per la famiglia non facevano semplicemente da portaordini, ma si occupavano anche della gestione della cassa del clan.

I “GUARDIANI” Legato all’ala più agreste e quasi tribale della ‘ndrangheta, il clan Cianci era “specializzato” nell’antica attività di “guardiania” degli immensi fondi agricoli della zona di Taurianova. Un “servizio di sorveglianza criminale” imposto a suon di estorsioni. Chi rifiutava subiva danneggiamenti, furti, incendi. Lo stesso trattamento riservato al titolare della ditta vincitrice dell’appalto per il rifacimento del marciapiede lungo il tratto di strada che dal bivio della SP01 (ex statale 111) conduce alla frazione di San Martino di Taurianova e ad un imprenditore attivo nel settore florovivaistico. Un sistema che aveva permesso al clan di continuare a prosperare nonostante l’assenza del suo capo storico e di accumulare denari e terreni. Un piccolo feudo che oggi è stato spazzato via.

a. c.







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