Sei morti in quattro anni per la faida del Reventino

Le indagini della Dda di Catanzaro ricostruiscono lo scontro tra i clan Mezzatesta e Scalise. Estorsioni e omicidi per controllare la “Montagna”

LAMEZIA TERME Di fronte ci sono due cosche. Le loro origini e loro interessi criminali si intersecano: Scalise e Mezzatesta nascono dalla scissione del gruppo storico della montagna catanzarese del Reventino. Un gruppo che ha giurisdizione criminale su Soveria Mannelli, Decollatura, Platania, Serrastretta e i territori limitrofi.
L’inizio della faida viene individuato dalla Dda di Catanzaro nell’attentato subìto da Pino Scalise nel 2001. Da quel momento in poi il “gruppo” comincia a scindersi in due consorterie che diventeranno distinte e contrapposte. Nella prima fase, l’operatività dei “clan” è sottoposta al controllo e alla supervisione delle cosche lametina dei Giampà e dei Iannazzo-Cannizzaro-Daponte; dal 2013 in poi, però, Scalise e Mezzatesta acquisiscono una certa autonomia. Le indagini avrebbero provato che le due organizzazioni criminali, dopo le operazioni che hanno interessato il Lametino negli ultimi anni, avrebbero continuato a commettere gravissimi reati, alimentando una violenta contrapposizione allo scopo di controllare “in esclusiva” il territorio.
Sono sette i presunti affiliati alla cosca Scalise (qui i nomi delle persone fermate) ai quali viene contestato il reato di associazione mafiosa (Pino e Luciano Scalise, Vincenzo Mario Domanico, Andrea Scalzo, Angelo Rotella, Salvatore Domenico Mingoia e Cleo Bonacci). Ma i due “capi” del clan sarebbero Pino e Luciano Scalise: a loro sarebbe spettato il potere di decidere la strategia criminale da perseguire.
Riguardo alla presunta cosca Mezzatesta, invece, l’associazione viene contestata a Giovanni e Livio Mezzatesta, Eugenio Tomaino, Giuliano Roperti, Ionela Tutuianu. I “capi” in libertà sarebbero i due Mezzatesta e Roperti. Ma i punti di riferimento, ancorché detenuti, sarebbero Domenico e Giovanni Mezzatesta.

GLI OMICIDI Lo scontro tra gli ex sodali si è concretizzato, dal 2013 in poi, in una serie di omicidi. La faida, ancora in atto per gli inquirenti, ha lasciato sul selciato i corpi di Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio (il duplice omicidio è stato compiuto a Decollatura il 19 gennaio 2013: nella foto in alto un frame del video ripreso dalle telecamere di sorveglianza durante l’agguato), di Daniele Scalise (ucciso a Soveria Mannelli il 28 giugno 2014), di Luigi Domenico Aiello (caduto sotto i colpi dei killer il 21 dicembre 2014 a Soveria Mannelli), dell’avvocato Francesco Pagliuso (ucciso a Lamezia Terme il 9 agosto 2016) e di Gregorio Mezzatesta, freddato a Catanzaro il 24 giugno 2017. Sei morti in quattro anni.

LE ESTORSIONI Nell’inchiesta della Dda ci sono anche riferimenti all’attività estorsiva della cosca Scalise. In particolare, si fa riferimento a un attentato incendiario che Luciano Scalise e Angelo Rotella avrebbero messo a segno ai danni di un imprenditore di Decollatura che opera nel settore del commercio del legname. Nell’agosto 2017, i due presunti esponenti del clan, per favorire un’impresa concorrente a quella della vittima e mettere in crisi l’imprenditore, avrebbero dato alle fiamme una macchina agricola e il capannone provocando un danno superiore ai 150mila euro.





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