Le «trame vischiose» che portano a Catanzaro

L’inchiesta della procura di Lecce ha una parentesi che si svolge nella città capoluogo dove Michele Nardi avrebbe cercato di “avvicinare” un giudice. Alla luce delle stesse indagini Giancarlo Pittelli fuga ogni dubbio: «Non sono io l’avvocato che doveva “aggiustare” il processo»

CATANZARO C’era un giudice da avvicinare a Catanzaro per aggiustare un processo. L’inchiesta della Procura di Lecce che ha portato all’arresto di due magistrati, Michele Nardi e Antonio Savasta – in passato in servizio alla Procura di Trani (Nardi come gip e Savasta come pm) e che attualmente lavorano a Roma (Nardi come sostituto procuratore e Savasta come giudice) – è arrivata a lambire anche il capoluogo calabrese nel quale Michele Nardi aveva in corso un procedimento per calunnia che la Procura di Lecce aveva trasmesso, a maggio 2016, alla Procura di Catanzaro. Il processo si è poi concluso con una condanna in abbreviato per Nardi, ma in mezzo a tutta questa vicenda processuale vi è quella che il gip di Lecce non ha esitato a definire «una trama vischiosa» che tira in ballo anche i rapporti tra magistratura e massoneria. Trame il cui “venticello” ha mediaticamente coinvolto anche l’avvocato penalista Giancarlo Pittelli il quale, alla luce delle stesse risultanze d’indagine, fuga ogni voce calunniosa: «Non sono io l’avvocato del quale veniva sollecitato l’intervento di “aggiustamento” del processo a carico del Nardi». Ma procediamo con ordine e raccontiamo tutta la storia.

L’INCHIESTA DI LECCE CHE ARRIVA A CATANZARO Intorno ai due magistrati, e ad altri 16 indagati, la Procura di Lecce mira a colpire un sistema fatto di mazzette e generosi regali, versati per aggiustare processi e indagini. Tra le accuse contestate vi è anche l’associazione per delinquere attraverso la quale Nardi, Savasta, l’ispettore Vincenzo Di Chiaro (anch’egli finito in carcere), il privato corruttore Flavio D’Introno e l’avvocato Simona Cuomo, avrebbero compiuto reati contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e l’autorità giudiziaria. Attraverso la corruzione in atti giudiziari, il falso ideologico, calunnie e falsa testimonianza, e millantato credito – e avvalendosi di volta in volta di persone non facenti parte dell’associazione – il gruppo mirava a conseguire guadagni illeciti.
A maggio 2016 le indagini conducono a Catanzaro per un processo per calunnia a carico di Nardi. Emerge quella che il giudice per le indagini preliminari Giovanni Gallo definisce «una trama vischiosa di rapporti intessuti da Nardi» che sebbene non si siano tradotti in specifici reati «anche per la difficoltà di approfondire alcune delle questioni emerse nel presente contesto investigativo» contribuiscono, secondo il gip, a «delineare la personalità dell’indagato».

IL FACCENDIERE L’ordinanza che ha portato all’arresto dei due magistrati ha un capitolo dedicato a questo argomento il cui titolo è emblematico: I rapporti di Nardi con la massoneria. «Quel che risulta documentato è il tentativo di Nardi di contattare il giudice del processo al fine di ottenere la positiva definizione della sua vicenda processuale facendo ricorso a conoscenze attive in ambito massonico, ambiente di cui egli stesso fa parte, come risulta chiaramente dalle conversazioni con Vito Dettole (avvocato e politico di Bisceglie, non indagato in questo procedimento, ndr)», scrive il gip. In ballo per Michele Nardi c’è la possibilità di essere nominato vice capo di gabinetto a Roma nella giunta Raggi, così come proposto da un avvocato vicino alla Raggi. È con Dettole – considerato «in stretti rapporti con le associazioni massoniche legate al “Gande oriente d’Italia”» – che si sarebbero intrecciati gli accordi «finalizzati ad “avvicinare” il giudice che dovrà decidere il processo pendente a Catanzaro».
Oltre a contattare i propri avvocati per delineare una linea difensiva, Nardi cerca «strade alternative» per definire il processo con esito a lui favorevole. La prima udienza era stata fissata per il 26 settembre 2016. Il 7 settembre Nardi telefona a Dettole per informarsi se il giudice «sia una persona avvicinabile». «Vito Dettole riferisce a Michele Nardi che il loro intermediario, e cioè la persona sollecitata al fine di reperire il “contatto” con il giudice designato, si identificherebbe in un non meglio identificato avvocato Foti, soggetto capace di penetrare gli ambienti giudiziari catanzaresi grazie ad una fitta rete di conoscenze influenti». Tra queste conoscenze il «faccendiere» Dettole ne contatta una in particolare, l’avvocato penalista Pietro Marino del foro di Catanzaro (Marino non è indagato in questo procedimento, ndr). Il 12 settembre Dettole chiama Marino il quale gli dà appuntamento per giovedì pomeriggio. Poco dopo Vito Dettole richiama Nardi il quale chiede se valga la pena rivolgersi al penalista perché la risposta ricevuta dal contatto catanzarese non lo avrebbe del tutto rassicurato. Dettole prima rassicura Nardi e poi si accerta che Marino appartenga ad ambienti massonici interpellando un amico pugliese, Leonardo Cavone «verosimilmente massone a sua volta».
Cavone afferma che Marino è un «fratello» e allo stesso tempo avverte Dettole di non esporsi troppo perché la vicenda potrebbe avere ripercussioni penali.

LA CONDANNA In seguito, l’appuntamento con l’avvocato Marino salta e Nardi per la «mancanza di certezze derivanti dalla strada del Dettole» si convince ad «affidarsi all’intervento di tale avvocato Giancarlo Pittelli di Catanzaro» che Nardi contatta e con cui si incontrano il 15 settembre per concordare le strategie difensive per l’udienza del 26 settembre. L’avvocato Pittelli, dopo l’incontro, chiama Nardi avvisandolo di avere parlato con il giudice Battaglia, al quale era affidato il processo, e che gli ha comunicato di non sapere qual è il pm che presiederà l’udienza. Pittelli suggerisce allora di parlare con l’avvocato di Nardi e consiglia di procedere con un rito abbreviato. Nardi scalpita, vuole andare a dibattimento perché «ha il terrore di beccarsi una condanna». Si sfoga anche con la sua amante che gli chiede di quelle «persone… quelle figure… a cui ti eri rivolto non sono servite a un cazzo… tutte promesse». Secondo Nardi «sono tutte cazzate».
Alla fine Michele Nardi non può che accettare il rito abbreviato – come suggerito da Pittelli – e affrontare il processo che porterà a una condanna a un anno e sei mesi. Da poco gli era stata notificata una proroga di indagini preliminari nell’inchiesta che porterà al suo arresto. La vicenda catanzarese sarà un breve corollario rispetto a guai ben più grossi per il magistrato che non esitava a definire la magistratura «una setta massonica demoniaca».

«CORRETTEZZA PROFESSIONALE» La «trama vischiosa» di questa vicenda, dicevamo, ha mediaticamente coinvolto l’avvocato Pittelli, indicato in alcuni articoli quale politico di Forza Italia, partito dal quale l’avvocato è uscito da tempo, al quale Nardi si sarebbe rivolto per aiuti extraprocessuali. L’evidente “pasticcio” nasce anche a causa di una conversazione di Nardi con la sua amante, nel corso della quale lei parla di un convegno di Forza Italia «organizzato dal fratello di Occhiuto… che è sindaco di Catanzaro… Cose… Catanzaro». I due, sbagliando, sono convinti che Occhiuto (sindaco di Cosenza) sia il primo cittadino di Catanzaro, «quindi c’ha collegamenti a Catanzaro questo» dice, Nardi felice dell’«ottima notizia». Poi il magistrato fa un altro collegamento sballato, convinto che «Pittelli… il mio avvocato… è onorevole nello stesso partito», quando Pittelli non è più onorevole e non è più in Forza Italia.
Ma l’avvocato fuga ogni voce calunniosa, alla luce delle stesse risultanze d’indagine: «Al fine di fugare ogni equivoco circa il ruolo da me avuto nella vicenda, segnalo che l’ordinanza cautelare individua nominativamente i soggetti asseritamente coinvolti nel tentativo di manipolazione degli esiti processuali in sede politica e forense. Non sono io, dunque, il politico di deputato di Forza Italia al quale il Nardi si sarebbe rivolto per aiuti extraprocessuali e non sono io, in egual modo, l’avvocato del quale veniva sollecitato l’intervento di “aggiustamento” del processo a carico del Nardi. La stessa ordinanza dà atto della correttezza della mia attività correttezza e trasparenza professionali».

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it







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