Ad Amaroni una marcia in nome della buona politica e dell’ospitalità

L’evento organizzato dalla Diocesi di Catanzaro-Squillace. Il monito di Bertolone sull’accoglienza e il ringraziamento al sindaco di Torre Melissa

AMARONI Quasi un suggello, la sottoscrizione all’impegno di farsi “portatori di pace”, in qualunque luogo e in ogni tempo. La firma, da parte dei partecipanti, dello striscione (a cura del Centro Calabrese di Solidarietà) che apre il corteo della Marcia diocesana della pace, presieduta dall’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone, è un impegno a «diventare uomini e donne di pace» e «mettere al bando gli egoismi e punti di vista assoluti». Un invito rivolto soprattutto ai rappresentanti delle Istituzioni e agli amministratori, che devono essere «portatori sani» della buona politica, perché solo quella è in grado di fare la differenza per il bene comune. È, infatti, proprio questo il messaggio scelto da Papa Francesco per la 52esima Giornata mondiale della pace: “La buona politica è al servizio della pace” che risuona da piazza del Popolo fino chiesa parrocchiale di Santa Barbara. Siamo ad Amaroni. È il Comune guidato dal sindaco Luigi Ruggiero, affiancato dl vice-sindaco Teresa La Grotteria, ad essere stato scelto quest’anno per ospitare l’importante appuntamento itinerante promosso dalla Commissione Giustizia, pace e salvaguardia del Creato dell’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, presieduta da Claudio Venditti, in collaborazione con la parrocchia di Amaroni, guidata dal parroco don Antonio Schicchitano.
Con la dolcezza e la semplicità di un padre, monsignor Bertolone ricorda ai tanti fedeli, ai sindaci, ai consiglieri comunali, ai rappresentanti del mondo del volontariato e dell’associazionismo, agli uomini delle forze dell’ordine, stipati nella chiesa di Santa Barbara al termine del cammino scandito dalle riflessioni e dalle preghiere che «la pace deve partire dai nostri cuori dalla nostra vita quotidiana. Usciamo da qui dicendo: devo essere un uomo di pace, una donna di pace. Bando agli egoismi, ai punti di vista assoluti. Sempre, quando incontriamo qualcuno, se siamo animati da spirito buono, riceviamo qualcosa e diamo qualcosa». Soprattutto chi ha ruoli di responsabilità e svolge un servizio per la comunità «non deve stare su un piedistallo, questo non ha senso. Certo abbiamo i nostri limiti, commettiamo i nostri errori, ma dobbiamo fare in modo che vengano superati dal bene. Un gesto fatto al servizio degli altri resta nel cuore, ma questo vale per tutti».
E nel ringraziare Amaroni per la partecipazione e l’accoglienza, Bertolone, che è anche presidente della Conferenza episcopale calabra, nella sua preghiera finale, invoca il dono dello «spirito di ospitalità». E lo fa ringraziando il sindaco di Torre Melissa, Gino Murgi, che ha voluto essere presente ad Amaroni, proprio per quello che ha fatto con i suoi concittadini: «Ha detto al mondo da questo piccolo paese che la speranza è l’umanità. Per questo non hanno avuto bisogno di una legge, una legge è giusta quando non fa male a nessuno, quando fa bene a tutti».
«Porto la testimonianza di un uomo che si adopera continuamente a promuovere la pace, perché la pace è un dono ma è anche una conquista e tutti insieme dobbiamo lavorare per conquistarla e affermarla – aveva detto poco prima Murgi – Non potevo mancare per portare il saluto di una comunità che quella notte ha fatto emergere tutta la sua umanità perché tutti ci incontriamo sotto l’unica bandiera della pace, dell’altruismo e della solidarietà e di amore verso il prossimo».
La marcia ha visto l’alternarsi di sindaci, donne ed infine il vescovo e i sacerdoti presenti alla testa del corteo portando lo striscione. E dopo la tappa davanti al Monumento ai caduti di tutte le guerre per riflettere su «come non si può prescindere dalle Guerre, e la nostra è una storia costellata da guerre, è toccato ai sindaci di Borgia, Elisabeth Sacco, di Girifalco, Pietrantonio Cristofaro, Amaroni Ruggiero e infine di Vallefiorita, Salvatore Megna, portare la propria testimonianza legata al senso della responsabilità che il dovere la “buona politica” richiama. Tanti i sindaci e le personalità presenti, tra questi il consigliere regionale Arturo Bova, Mario Tassone, la vice presidente nazionale di Avviso Pubblico Maria Antonietta Sacco (Amaroni è tra i Comuni aderenti), ma anche l’ex prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci.
Claudio Venditti, nella sua riflessione, ha voluto ricordare il cardinale Martini che agli inizi degli anni ’90, nel triste declino del Prima repubblica, convocò alcuni politici dell’allora maggioranza di governo per far aprire loro gli occhi ma citò la parabola del fico sterile presente nel Vangelo quando vide la loro sottovalutazione del momento.
«Possiamo fare qualcosa di più a livello personale e comunitario e non solo in questo Paese di Amaroni per l’accoglienza e la partecipazione”, è il monito consegnato da monsignor Bertolone. Senza perdere di vista la dolcezza, la stessa del miele. Quel miele che, secondo il vice sindaco Teresa La Grotteria «è il simbolo dell’armonia di questo territorio, il vero amalgama di Amaroni». Il miele consegnato ai partecipanti in ricordo della Marcia che riprende la vocazione produttiva del territorio di Amaroni, assumendo anche un forte significato biblico.

Maria Rita Galati
redazione@corrierecal.it







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