Ruotolo senza scorta. Morra: «Tutelare i giornalisti»

Revocata la tutela al giornalista d’inchiesta. L’ex ministro della Giustizia Orlando annuncia un’interrogazione parlamentare

«Hanno tolto la scorta a Sandro Ruotolo, giornalista da sempre impegnato in inchieste sulle mafie. E anche il giornalista che si è occupato della “Bestia”, il dispositivo propagandistico del ministro dell’Interno. Casualità? Lo chiederò in Parlamento». Lo scrive su Twitter il deputato del Pd ed ex ministro della Giustizia Andrea Orlando. Ed è solo il primo degli interventi che pongono dubbi sulla scelta di revocare la protezione al cronista. Sul caso è intervenuto anche Beppe Giulietti, presidente del sindacato unitario dei giornalisti italiani, la Fnsi, che sempre sui social network si è chiesto: «Chi e perché ha deciso di levare la scorta a Sandro Ruotolo?».
Tra i primi a intervenire il presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra: «Ho sentito poco fa Sandro Ruotolo. Inutile dire che ha tutta la mia stima ed apprezzamento per il suo lavoro di giornalista impegnato da decenni contro le mafie. Per il suo impegno è stato minacciato, perché sta sul campo e racconta il reale, senza giri di parole. Si devono proteggere i giornalisti esposti. Sandro è uno di questi. Nel rispetto del lavoro delle istituzioni preposte, io sto con Sandro».
«Mi auguro che non sia vera la notizia della revoca della scorta a Sandro Ruotolo, un collega noto per le sue inchieste sulle mafie. Sarebbe un fatto gravissimo che travalica il buon senso da parte di chi ha invece il dovere di proteggere i giornalisti minacciati». Così Michele Albanese, responsabile dei progetti della legalità della Fnsi. «Sandro Ruotolo, occorre precisarlo – aggiunge Albanese, che vive anch’egli sotto scorta dopo gravi minacce della ‘ndrangheta – venne minacciato di morte pesantemente dal boss dei Casalesi Michele Zagaria e per questo scattò la sua protezione. Chi pensa che a distanza di due o tre anni le mafie possano dimenticare o mettere in soffitta i loro propositi di morte, allora non le conosce per davvero. La scelta di toglierli la scorta significherebbe impedire a Sandro di tornare nella sua terra, ed in particolare a Casal di Principe, per continuare ad occuparsi delle dinamiche camorristiche che lì o altrove si evolvono. Il mio appello – dice ancora Albanese – va al Presidente del Consiglio Conte, che di recente ha incontrato Ruotolo e anche il sottoscritto per capire i movimenti dentro i quali sono maturate le minacce ma anche l’importanza del giornalismo d’inchiesta in questo Paese. Ricordo bene cosa mi disse il Presidente Conte, con l’obiettivo di sostenere la nostra azione in un momento difficile della nostra vita di cronisti sotto scorta. Spero che quelle parole diventino adesso una pietra di impegno e di responsabilità dello Stato nei confronti di Sandro Ruotolo e dei giornalisti minacciati in Italia».
A Ruotolo, un amico del Corriere della Calabria, va la nostra vicinanza.
Lo stesso Routolo ha commentato su Facebook: «Avevo deciso di non dire nulla per il rispetto che ho delle istituzioni. E non dirò nulla per le decisioni che riguardano la mia protezione. Ma una cosa voglio dirvi: vorrei ringraziarvi uno a uno per la marea d’affetto, di solidarietà, di stima che mi state dimostrando. E i messaggi che più mi colpiscono sono i vostri, quelli delle persone che incontro nel paese reale, che ho conosciuto nella mia lunga vita di cronista e della comunità con cui sto in contatto sui social media. Difenderò sempre la mia indipendenza che non vuol dire non aver un punto di vista, la mia autonomia, l’amore per il mio paese. In queste ore, in tanti rappresentanti della società civile si sono esposti pubblicamente per me e lì ringrazio. La mafia è una montagna di merda».

CRONISTA D’INCHIESTA Classe 1955, dopo svariati anni in Rai, dal 1988 Ruotolo comincia una lunga collaborazione con Michele Santoro, collaborando a numerosi programmi televisivi di approfondimento. Nel 1997 sua cugina Silvia fu assassinata a Napoli all’età di 39 anni mentre tornava nella sua casa di salita Arenella: è una delle vittime innocenti della Camorra. Nel 2009, in corrispondenza di un’inchiesta sui rapporti tra mafia e Stato e dopo aver intervistato Massimo Ciancimino, riceve una lettera minatoria in cui viene minacciato di morte. Sempre impegnato in inchieste sulle organizzazioni criminali, nel maggio del 2015 viene messo sotto scorta dopo aver ricevuto minacce da Michele Zagaria, boss dei Casalesi, a causa delle sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania. Dal 2017 collabora con il quotidiano online Fanpage.it, per il quale firma il format ItalianLeaks. Alcuni episodi di ItalianLeaks sono stati pubblicati anche sul Corriere della Calabria.





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