La Stazione appaltante unica e «abbandonata»

La Sua regionale deve seguire gli appalti più importanti rendendo trasparenti le procedure, ma è azzoppata da una serie di criticità. Problemi noti che, anche secondo l’Anac, vengono colpevolmente ignorati dalle alte sfere. L’appello del Csa-Cisal a Oliverio e Cotticelli

CATANZARO La Stazione unica appaltante (Sua) della Regione Calabria è stata istituita nel 2007 e svolge l’importante compito di predisporre e seguire le varie fasi degli appalti più importanti, con l’obiettivo di rendere trasparenti ed omogenee le procedure accentrando le gare altrimenti sparpagliate tra diversi enti. Il corretto funzionamento della Sua, oltre ad essere una garanzia preventiva di legalità, serve anche a fare economia di scala e dunque a risparmiare milioni e milioni di euro di fondi pubblici. Una struttura che insomma dovrebbe essere tutelata «come un animale in via di estinzione» e che invece in Calabria, secondo il sindacato Csa-Cisal, viene «lasciata da sola in mezzo ad un branco di lupi».

22 PERSONE PER GESTIRE CENTINAIA DI MILIONI La Sua Calabria si trova a fare i conti con procedimenti di grande caratura. Basti pensare all’acquisto di beni e servizi (farmaci, dispositivi medici, smaltimento rifiuti speciali…) per conto delle Aziende ospedaliere e sanitarie provinciali che valgono centinaia di milioni. «Si immaginerà – osserva il sindacato – che di fronte a questi importi e alle connesse complessità tecniche e amministrative di gestire queste gare (incluso il contenzioso) ci sia un plotone di dipendenti ben assortito. Invece no. I lavoratori della Sua – rivela il Csa-Cisal – sono appena 22. L’autorità è suddivisa in tre diramazioni. Nella sezione “amministrativa” sono in 8 (3 categorie D, 2 categorie C e 3 categorie B), in quella “osservatorio” in 5 (3 categorie D e 2 categorie B) e in quella “tecnica”, su cui grava il maggior peso degli atti, in 9 (5 categorie D, 2 categorie C e 2 categorie B). Alcuni fra questi sono peraltro in utilizzo da altre amministrazioni (due dall’Asp di Catanzaro e uno dall’Aou Mater Domini) ed altri ancora sono vicini al pensionamento». Per capire la sproporzione organizzativa esistente in Regione basti ricordare che il dipartimento “Lavoro, Formazione e Politiche Sociali” può contare su 342 unità (come si evince dalla relazione della performance 2017). Il contingente della Sua, quindi, equivale a poco più del 6% di quello a disposizione del dipartimento lavoro. «Stessa percentuale la troviamo nel rapporto con la dotazione organica del dipartimento “Agricoltura e Risorse Agroalimentari” che conta 343 dipendenti. Senza nulla togliere al rilievo di questi uffici – fa notare il sindacato – i “rapporti di forza” non reggono. E come avere la pretesa di aver il miglior attacco del campionato di calcio con un solo attaccante in rosa. E la situazione è destinata a peggiorare. Negli ultimi mesi una dipendente che si è a lungo occupata degli affidamenti pubblici più complessi, ha continuato a prestare la propria attività alla Sua, sebbene posta in quiescenza in cambio di un ridotto rimborso spese. La lavoratrice molto presto lascerà l’autorità creando una voragine difficilmente colmabile».

PROBLEMA NOTO MA «IGNORATO DALLE ALTE SFERE» «Attenzione – insiste il sindacato Csa-Cisal –, non è la canonica lamentela degli enti pubblici a corto di capitale umano che in realtà spesso nasconde lo scarso impegno o la cattiva organizzazione del personale. Ad ulteriore conferma della reale cronica carenza di personale che affligge e “depotenzia” la Sua rispetto alle sue concrete possibilità se fosse a pieno regime è sufficiente guardare le carte ufficiali. Con la delibera 381 del 2009 la Giunta regionale fissò l’articolazione della dotazione organica minima della stazione unica appaltante. Il provvedimento prevedeva che l’autorità dovesse essere retta sull’attività di 12 figure dirigenziali con altri 128 dipendenti (140 in tutto). Questo significa che la copertura attuale rispetto agli stessi dettami dell’Amministrazione è intorno al solo 15%. Una condizione insostenibile e, soprattutto, non nuova. A notarla e stigmatizzarla – osserva l’organizzazione sindacale – ci pensò già l’Anac in una relazione redatta nel 2017 a seguito di un’ispezione presso la Sua. Nonostante l’autorità nazionale anticorruzione abbia da un lato lodato l’attività della struttura che “ha risposto positivamente agli obiettivi del legislatore di un contenimento della spesa sanitaria regionale”, vicenda celebrata peraltro nel marzo dell’anno scorso dall’allora vicepresidente Antonio Viscomi che elogiava il risparmio di circa 124 milioni ottenuto grazie alla gare “sanitarie” gestite dalla Sua, dall’altro lato ha bastonato l’ente ricordano il “deficit di risorse” inabilitante in cui opera l’autorità». L’Anac, sottolinea il Csa-Cisal, ha parlato di «sottodimensionamento della struttura» e in un altro passaggio cruciale ha puntato l’indice con precisione: «Va ravvisata una responsabilità degli organi e/o dei soggetti istituzionalmente preposti a garantire un funzionamento efficiente, efficace ed economico della centrale di committenza in relazione agli importanti compiti affidati alla stessa in termini di riduzione della spesa sanitaria».

REGGENZA INFINITA Concetti ribaditi a più riprese «pure dall’integerrimo dirigente generale reggente Mario Donato che più volte ha scritto ai Dipartimenti regionali interessati e alla presidenza della Giunta regionale per superare le criticità». Nell’aprile dell’anno scorso, ricorda il sindacato, ha chiesto il reperimento di specifiche figure professionali da inserire nella sezione “tecnica” per superare le «vecchie logiche della gestione “dell’emergenza”». All’allarme non è stato insensibile neppure il segretariato generale: «Con una nota del 13 giugno scorso, cosciente dell’insufficienza del personale rispetto alla dotazione organica prevista (tanto da definirla “annosa”), il “notaio” della Cittadella ha sollecitato l’attivazione di una manifestazione di interesse tramite la procedura della mobilità d’ufficio rivolta ai dipendenti regionali quantomeno per arrivare alla copertura del 50% della pianta organica prevista per la Sua con la delibera del 2009. Inutile dire – osserva il sindacato Csa-Cisal – che tutto ciò non ha avuto alcun seguito. Così come non ha ancora ottenuto alcun risultato l’avviso per individuare il nuovo dirigente generale della Sua, bandito addirittura nel luglio del 2017. A più di un anno e mezzo di distanza non si capisce perché la procedura sia rimasta appesa. Eppure, nonostante la valenza di un professionista come l’attuale dirigente generale Donato, è necessario dare risposte. La “reggenza” – ricorda il sindacato – è un istituto che deroga alle norme ordinarie sul conferimento degli incarichi ed è comunque caratterizzato dalla temporaneità e dalla straordinarietà. Invece tale situazione dura ormai da anni e rimane sepolta fra le tante ombre della Cittadella».

IL «MALEVOLO» SILENZIO La Sua, insomma, sebbene sia lasciata al suo destino riesce a garantire efficienza e risparmi di risorse, tuttavia è frenata dall’ottenere ancora migliori risultati preservando ancor più soldi pubblici nel settore che è il tallone di Achille della Regione, ossia la sanità, ma chi dovrebbe intervenire fa finta di niente. «Perché – si chiede il sindacato – non si vuole che la Sua sprigioni tutte le proprie potenzialità garantendo ad essa la dotazione organica prevista dalla legge regionale? Chi ha interesse affinché permanga una gestione ancora non pienamente efficace delle “ricche” gare nella sanità calabrese? Chi restituirà ai contribuenti i soldi “in eccesso” che potevano essere risparmiati a causa di questa prolungata indolenza delle alte sfere? Vista la ritrosia del personale interno perché non si pensa ad incentivo specifico per i lavoratori che scelgono di dare una mano all’interno della Sua? Il dirigente generale reggente della Sua, giusto qualche settimana fa, si è rivolto ufficialmente finanche al nuovo commissario governativo Saverio Cotticelli chiedendo un supporto concreto affinché siano assunte unità presso l’autorità in panne. A Cotticelli, che si è presentato ai calabresi come l’uomo del dialogo e del rispetto della legalità, chiediamo di prestare ascolto a queste istanze sia perché serviranno, nel medio termine, a ridurre quel disavanzo sanitario regionale da lui stesso fissato come obiettivo prioritario per evitare l’ulteriore aumento delle tasse e il blocco del turn over e sia perché una legge regionale (non rispettata) prevede una dotazione organica che ad oggi la Sua è lontanissima dal possedere». «La lettera dell’11 gennaio scorso era rivolta altresì al presidente Mario Oliverio, già informato nei mesi scorsi della situazione. Presidente – scrive il Csa-Cisal – dimostri di essere ancora pienamente alla guida della macchina amministrativa regionale occupandosi quanto prima dei disagi di cui soffre una struttura importante come la Sua Calabria. Quale migliore azione ci può essere in questo momento storico se non quella di garantire i mezzi alla burocrazia regionale tali da ottenere sicuri risparmi e maggiore efficienza nella sanità, settore che nel corso della legislatura ha detto di avere tanto a cuore e di cui ha mantenuto la delega pure nel recentissimo rimpasto di Giunta. Se puntualmente la Regione riesce a sfornare strutture in altri settori (in ultimo con una trentina di nuove poltrone), come è possibile – chiosa il sindacato – non garantire il giusto supporto di capitale umano alla Stazione unica appaltante? L’omettere di fare qualcosa equivale alla colpa di non averla fatta».







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