«Il processo al maresciallo infedele resti a Catanzaro»

La Dda si oppone alla richiesta di Carmine Greco di spostare il procedimento a Salerno. Decisione prevista per il 26 marzo

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO La Procura di Catanzaro dice di no alla richiesta di spostare il processo a carico del maresciallo Carmine Greco a Salerno, dove lo stesso è indagato per abuso d’ufficio e falso insieme a magistrati ed altri esponenti delle forze dell’ordine (ne abbiamo parlato qui). Giovedì il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Paolo Sirleo, ha depositato una memoria tecnica nella quale espone il perché la Dda chieda che il procedimento a carico di Greco, attualmente in fase preliminare, resti a Catanzaro e non diventi competenza di Salerno come richiesto nella scorsa udienza dai legali Franco Sammarco e Antonio Quintieri.
La distrettuale antimafia di Catanzaro accusa l’ex comandante della Stazione di Cava-Melis (frazione del Comune di Longobucco, nella Sila Cosentina) di associazione mafiosa (che il Riesame aveva mitigato in concorso esterno), rivelazione del segreto istruttorio, omissioni d’atti d’ufficio e favoreggiamento, reati aggravati dal metodo mafioso.
L’indagine nella quale è coinvolto Greco fa parte della maxi-inchiesta “Stige” condotta contro le ingerenze sul territorio crotonese e cosentino da parte della cosca Farao-Marincola di Cirò e da suoi affiliati e sodali. Un procedimento che vede imputate – tra rito ordinario e abbreviato – 188 persone. Tra queste anche gli imprenditori del taglio boschivo Spadafora (Pasquale, 42 anni, Antonio, 35 anni, Luigi, 67 anni, e Rosario, 31 anni) indicati come appartenenti alla cosca Farao-Marincola che insieme a Luigi Tasso, anch’egli imputato, «sono titolari dell’impresa “F.lli Spadafora Srl” di San Giovanni in Fiore (CS) e “Società Cooperativa Sociale “Kalasarna” con sede in Campana (CS) per il tramite delle quali Vincenzo Santoro (componente attivo del clan accusato di essere stato deputato dai boss a controllare tutto l’altipano silano compreso l’affare degli appalti del taglio boschivo, ndr) monopolizza, per tutto l’altipiano silano, gli appalti, pubblici e privati, per il taglio boschivo, compiendo atti di concorrenza sleale mediante violenza, con l’impiego di metodo mafioso, al fine di annichilire ogni possibile concorrenza».
In questa vicenda rientra, secondo le indagini dei carabinieri del Noe, anche Carmine Greco, arrestato a luglio 2018 con l’accusa di avere illecitamente favorito il monopolio del taglio boschivo degli Spadafora. Ma le indagini che hanno portato a Greco hanno rilevato anche altro, coinvolgendo magistrati e pubblici ufficiali. Parte degli atti di indagine sono stati dunque trasmessi a Salerno, Procura competente per gli illeciti che riguardano i magistrati del distretto di Catanzaro. Secondo i legali di Greco i fatti contestati dalle due Procure sono sovrapponibili e il processo dovrebbe passare a Salerno. Secondo la Dda no. Il gup Pietro Caré ha rinviato l’udienza al 26 marzo per le repliche e per una sua eventuale decisione in merito.

a.truzzolillo@corrierecal.it







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