No al ricorso del Comune di Scandale contro la discarica

La Presidenza del Consiglio ha definito irricevibile l’opposizione avanzata dall’amministrazione comunale del Crotonese

di Gaetano Megna
CROTONE Il Dipartimento per il coordinamento amministrativo presso la Presidenza del Consiglio ha definito irricevibile l’opposizione presentata dal Comune di Scandale con la quale si chiedeva l’annullamento del contenuto della Conferenza dei servizi, tenutasi lo scorso 10 gennaio alla cittadella regionale. Il Comune di Scandale sperava che il ricorso alla Presidenza del Consiglio potesse portare all’annullamento del via libera alla costruzione della discarica nel Comune del Crotonese che era stato concesso nell’incontro del 10 gennaio scorso. Così non è stato e il 19 marzo il Dipartimento ha reso nota la sua decisione. L’opposizione è irricevibile ai sensi dell’art. 14 della legge 241/90: il ricorso per essere accolto doveva essere presentato prima che la conferenza dei servizi chiudesse la sua attività. È dunque una questione di tempi e non di merito.
Il progetto presentato dalla ditta Ecolsystema srl per costruire la discarica in località Santa Marina di Scandale, alle porte di Crotone, riparte quindi con maggiore forza. La prima proposta progettuale della discarica è stata presentata nel 2010 e prevedeva la costruzione di un impianto di 450.000 metri cubi per lo smaltimento di rifiuti contenente amianto. Nel 2014 la discarica aveva ottenuto il via libera da parte della Regione Calabria con il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Contro questa autorizzazione c’è stata una “rivolta” popolare, un ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Calabria e un altro al presidente della Repubblica, che ha annullato il progetto, tenendo conto del parere espresso nel 2012 dal Consiglio di Stato. Dopo l’annullamento la questione sembrava chiusa, ma gli imprenditori e a quanto pare anche la Regione Calabria hanno rimodulato la proposta: non più una discarica per smaltire rifiuti pericolosi, ma un impianto per smaltire rifiuti speciali non pericolosi (resti della lavorazione della differenziata). L’operazione è stata più semplice del previsto, perché è stato sufficiente modificare il codice Cer. Chi ha valutato il progetto, però, non ha tenuto conto del fatto che, in tema di discariche, la città di Crotone ha “un fattore di pressione” elevatissimo: in pochi chilometri sono concentrati diversi impianti che smaltiscono rifiuti o li hanno smaltiti (vedi ex discarica di Farina, che è una bomba ecologica a pochi metri dal centro abitato). Non a caso Crotone è nell’elenco dei siti di interesse nazionale redatto dal ministero dell’Ambiente. In questo elenco ci sono le realtà dove la concentrazione e la presenza di veleni è molto al di sopra della norma. In questo contesto si cala la nuova discarica voluta ed autorizzata dalla Regione Calabria. Ieri della questione si è occupata l’assemblea provinciale dei sindaci, che era stata convocata per valutare il bilancio della Provincia di Crotone. La Conferenza dei sindaci, all’unanimità dei presenti, ha deciso, approvando un ordine del giorno, di chiedere alla Regione Calabria la convocazione di una conferenza dei servizi. (redazione@corrierecal.it)







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