ASTE TRUCCATE | Minacce e agganci, come funzionava il “cerchio magico” di Calidonna

Il frasario di Calidonna per scoraggiare i concorrenti scomodi: «Quando c’è il padrone non deve partecipare nessuno, è una regola». Gli amici che contano e la zona grigia nella quale compaiono anche i fratelli Bevilacqua

di Alessia Truzzolillo
LAMEZIA TERME Permettere ai falliti di rientrare in possesso dei beni del fallimento era una specialità del “sistema Calidonna”. Secondo quanto emerge dall’inchiesta condotta dalla Procura di Lamezia Terme, grazie alle indagini della Guardia di finanza, Raffaele Calidonna, 56 anni, finito in carcere sabato nel corso dell’operazione “Asta la vista”, riusciva, grazie alla sua agenzia di servizi, a gestire e manipolare illecitamente le aste giudiziarie grazie a una fitta rete di conoscenze con funzionari pubblici e colletti bianchi compiacenti. Calidonna riusciva a ungere gli ingranaggi del sistema non solo alternando le promesse e le regalie con le minacce e le collusioni con gli interessati (ne abbiamo parlato qui) ma inserendosi in quel cerchio ristretto, secondo quanto emerge dalle carte d’indagine, della società lametina fatto di avvocati e professionisti (qui abbiamo riportato i nomi) e nomi noti del panorama politico divenuti, negli anni, grimaldello per ogni problema. Il “sistema Calidonna” in realtà è il “sistema Lamezia” nel quale l’indagato avrebbe trovato il proprio posto al sole.

IL “FRASARIO” PER AVVICINARE CHI VUOLE PARTECIPARE A UN’ASTA Sono trenta le aste oggetto di capi di imputazione da parte della Procura di Lamezia Terme. Emerge in alcuni casi un comportamento che l’accusa definisce “minaccioso” da parte di Calidonna nell’avvicinare coloro che, interessati a un’asta, interferivano con i piani dell’indagato di fare tornare i beni nelle mani del cliente/fallito. Le frasi pronunciate, nell’avvicinare i possibili acquirenti e per scoraggiare i loro propositi, avevano il seguente tenore: «No no no… c’è il padrone che partecipa – quando si fa l’offerta vi ritirate – E allora venite da me che vediamo di trovare qualcosa, che noi facciamo proprio questo lavoro. […] Quando c’è il padrone partecipa il padrone e non deve partecipare nessuno… è una regola».
Il tono poteva diventare minaccioso in crescendo: «Eh! Se gli prendi la casa poi davvero… da una cosa bella poi diventa una cosa brutta. Eh? Hai capito com’è? Come ti chiami mi hai detto?». Poi, indicando il nome Iannazzo su una cartellina invitava il suo interlocutore: «Vai sulla cronaca mondana chi sono, punto. No, vai sulla cronaca mondana e vedi chi sono, punto. E non ti dico più niente. Sono quelli che fanno il bello e il cattivo tempo. Punto. Ecco perché ti ho detto tranquillo. E… avere amici come noi conta assai. Amici che contano».

L’ASTA PER AMATRUDA E L’AIUTO DEI BEVILACQUA In uno dei numerosissimi capi di imputazione per turbata libertà degli incanti si trovano coinvolti i fratelli Gianpaolo e Francesco Bevilacqua. Gianpaolo Bevilacqua – funzionario della Regione nel dipartimento Lavoro – è stato esponente Forza Italia a Lamezia, ex vicepresidente Sacal ed ex vicepresidente della Provincia di Catanzaro. Gianpaolo Bevilacqua è imputato per concorso esterno in uno stralcio dell’inchiesta “Perseo” della Dda di Catanzaro (istruito contro affiliati e sodali della cosca Giampà). In primo grado era stato condannato a 4 anni e 8 mesi. In appello era stato assolto perché “il fatto non sussiste”. La Cassazione a giugno scorso aveva annullato con rinvio la sentenza di assoluzione.
Secondo la Suprema corte, presieduta da Piercamillo Davigo, c’è stata una «esasperata parcellizzazione del narrato accusatorio» delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e per questo ha deciso per un nuovo giudizio «che non incorra nei profili di illogicità e contraddittorietà». Si attende ora il processo di appello bis. Sempre Gianpaolo Bevilacqua è implicato nel procedimento “Eumenidi” contro presunti illeciti commessi nella gestione dello scalo aeroportuale di Lamezia Terme (Sacal). Tra le accuse, rimborsi che l’indagato si sarebbe autoassegnato e la raccomandazione di alcune persone nell’ambito del progetto Pon Garanzia Giovani.
I due fratelli Bevilacqua sono indagati nell’inchiesta sulle aste truccate. Dopo una procedura fallimentare che riguardava Michele Amatruda, cugino dei Bevilacqua, era stato messo all’asta un complesso commerciale che si trova nel quartiere di Capizzaglie a Lamezia. In questa occasione Gianpaolo Bevilacqua avrebbe fatto da intermediario tra Calidonna e il debitore fallito Amatruda e il fratello Francesco avrebbe fatto da prestanome per il fallito. Gli indagati si sarebbero accordati preventivamente – con il concorso anche di Sara Calidonna e Federica Aiello – per la sola partecipazione di Francesco Bevilacqua all’asta giudiziaria aggiudicandosi l’immobile consentendo ad Amatruda di rientrare nel possesso dei beni del fallimento. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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