PASSEPARTOUT | Il «cerchio chiuso dei favoritismi» nel mirino della Procura – VIDEO

I dettagli dell’inchiesta che ha provocato una nuova bufera giudiziaria sulla Regione e sul Comune di Cosenza. Sospensione per i dg Fortunato Varone e Giovanni Forciniti. La «gestione illegittima» della cosa pubblica, il pericolo sicurezza sulle ferrovie e sul ponte di Celico e i lavori del nuovo Ospedale di Cosenza da aggiudicare a un’unica “cordata”

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Sono stati sospesi dall’esercizio del pubblico ufficio il dirigente generale della Regione Calabria Fortunato Varone e il direttore generale dell’azienda Calabria Lavoro, Giovanni Forciniti. L’accusa che gli è valsa la sospensione da parte del gip di Catanzaro è abuso d’ufficio. Varone e Forciniti sono indagati insieme ad altre 18 persone, tra le quali spiccano i nomi dell’ex consigliere regionale Nicola Adamo, del governatore della Calabria Mario Oliverio e del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto. Le accuse a vario titolo contestate agli indagati, nell’ambito di un’indagine battezzata “Passepartout”, sono associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, corruzione aggravata, turbata libertà degli incanti, traffico di influenze illecite, frode in pubbliche forniture, abuso in atti di ufficio. In particolare i carabinieri del comando per la tutela ambiente sezione operativa centrale di Roma e i finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Catanzaro, coordinati dal pm Vito Valerio, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dal procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, hanno scandagliato i bandi di gara relativi al collegamento metropolitano Cosenza-Rende-Unical, alla riqualificazione del collegamento ferroviario Cosenza-Catanzaro, alla realizzazione del nuovo ospedale di Cosenza, al ripristino della tratta ferroviaria turistica della Sila, alla realizzazione del museo di Alarico, alla nomina del direttore generale di Calabria Lavoro.

GESTIONE ILLEGITTIMA DELLA COSA PUBBLICA «Si è ipotizzata una diffusa e stratificata gestione illegittima della cosa pubblica regionale, in cui le decisioni di alta amministrazione (nella gestione degli appalti come nelle nomine dirigenziali) intervengono all’interno di un cerchio chiuso ed alimentato da favoritismi e facilitazioni in evidente pregiudizio degli interessi pubblici sottesi», scrivono gli inquirenti. «Gli indagati, di volta in volta, concorrenti nelle condotte illecite si muovono nella principale direzione di individuare e determinare le scelte strategiche di interesse regionale, quindi, di mantenere il controllo sulle procedure di aggiudicazione delle principali opere pubbliche e di favorire la realizzazione delle stesse attraverso il coinvolgimento di imprese intranee o comunque sponsorizzate dagli indagati, nonché di indirizzare le rilevanti nomine in ruoli amministrativi e/o istituzionali in capo a soggetti ritenuti favorevoli ai desiderata del gruppo».

PERICOLO SICUREZZA SULLE ROTAIE E SUL PONTE DI CELICO Sugli illeciti riguardanti l’associazione a delinquere, la metroleggera di Cosenza e la nomina di Forciniti a Calabria Lavoro abbiamo scritto qui, ma c’è di più.
Nessuna verifica sulla sicurezza della tratta ferroviaria turistica compresa tra le stazioni di Moccone e San Nicola/Silvana Mansio nella Sila Cosentina, nessuna segnalazione dell’insorgenza del pericolo di cedimento del ponte di Celico alle «competenti autorità regionali o locali (Regione Calabria, Anas, Prefettura, Protezione civile)». Tra le accuse contesate, a vario titolo, ai 20 indagati, ci sono anche l’abuso d’ufficio e attentati alla sicurezza dei trasporti. Nell’inchiesta “Passepartout” – che si manifesta come la naturale prosecuzione investigativa di “Lande desolate” (ne abbiamo scritto qui) risulta che Giuseppe Lo Feudo, direttore generale di Ferrovie della Calabria srl e Santo Marazzita, Direttore di esercizio servizio ferroviario, nel ripristinare la line afooriviaria pubblica Cosenza-San Giovanni in Fiore e in particolare per quanto riguarda la tratta Moccone e San Nicola/Silvana Mansio abbiano forzato la mano, soprattutto in materia di sicurezza, a causa dell’assenza di verifiche di regolarità e sicurezza. A trarne vantaggio economico sarebbe stato Pietro Ventura, socio e rappresentante della Ventura costruzioni srl, ditta che aveva eseguito i lavori per l’apertura della tratta ferroviaria. Lo Feudo e Marazzita avrebbero, infatti, messo «in pericolo la sicurezza del relativo servizio di trasporto pubblico ferroviario» procedendo all’apertura della tratta in assenza del nullaosta tecnico da parte dell’ufficio speciale trasporti e impianti fissi. Allo stesso modo Lo Feudo e Luigi Giuseppe Zinno, dirigente del dipartimento infrastrutture avrebbero omesso di «segnalare la rilevata insorgenza del pericolo di cedimento del ponte Celico alle competenti autorità regionali o locali (Regione Calabria, Anas, Prefettura, Protezione civile)» che interseca la linea ferroviaria Cosenza-San Giovanni in Fiore sulla SS 107 in corrispondenza del ponte Celico.
Inoltre Lo Feudo e Ventura sono accusati di frode in pubbliche forniture perché Lo Feudo avrebbe consentito a Ventura di eseguire numerosi lavori non previsti dal contratto, dunque non preventivati né autorizzati (come l’innalzamento di ringhiere sui passaggi pedonali) e avrebbe consentito di realizzare lavori in assenza di libretti di misurazione o brogliacci tecnici che consentissero il controllo e il riscontro delle opere effettuate.

NUOVO OSPEDALE DI COSENZA L’obbiettivo era quello di far realizzare il nuovo ospedale di Cosenza ad un’unica “squadra di impresa realizzatrice”. Lo studio di fattibilità e la progettazione-escuzione dovevano formalmente essere aggiudicate a società diverse ma di fatto collegate e riconducibili alla medesima cordata.
Un «progetto illegittimo» alla base della gara d’appalto per il nuovo ospedale di Cosenza, senza un capitolato conforme alla prestazione, in assenza di riferimenti puntuali ai termini e alle modalità di pagamento, senza l’indicazione di un luogo preciso (ma solo alternativo ed eventuale) in cui realizzare l’opera, la quantificazione apodittica del costo di realizzazione dell’opera pari a un milione di euro. E ancora, l’assenza criteri e meccanismi informativi per garantire la regolarità e trasparenza nella valutazione delle offerte e attribuzione dei punteggi e nell’aggiudicazione della gara.
Secondo l’accusa, sulla realizzazione dell’opera vi sono una serie di «collusioni, accordi, promesse e mezzi fraudolenti» che avrebbero portato Mario Oliverio, Luigi Zinno, Pasquale Gidaro, dirigente nel dipartimento infrastrutture, Rocco Borgia, mediatore d’affari per conto della Cmc di Giuseppe Trifirò, Giulio Marchi, rappresentante del raggruppamento temporaneo di imprese Steam srl, Arturo Veltri, ingegnere, consulente della Regione, intermediario tra Borgia e Zinno, Armando Latini, rappresentante dello studio Latini srl, interessato alla realizzazione del nuovo ospedale di Cosenza, a macchiarsi del reato di turbata libertà degli incanti, per avere turbato la procedura di gara per lo studio di fattibilità del nuovo Ospedale di Cosenza in favore del raggruppamento temporaneo di imprese rappresentato dalla Steam srl.
(a.truzzolillo@corrierecal.it)







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