Fondi distratti e debiti con il fisco, le carte dell’inchiesta che coinvolge Occhiuto

Il sindaco di Cosenza è accusato di bancarotta fraudolenta. Dalle indagini emergono i passaggi di denaro da un conto all’altro e l’escamotage del finanziamento infruttifero

di Michele Presta
COSENZA I tempi della politica e delle richieste di giustizia avanzate dalla magistratura non coincidono mai. È un adagio consolidato che non fa nessuna differenza e non ha risparmiato neanche il sindaco (e candidato in pectore con Forza Italia alla Regione Calabria) Mario Occhiuto. La notifica di chiusura indagini con l’accusa di bancarotta fraudolenta notificata dalla Procura della Repubblica di Cosenza guidata da Mario Spagnuolo, arriva dopo due anni serrati di indagini. Il nucleo di polizia economico-finanziaria ha controllato relazioni, conti correnti e movimenti bancari del primo cittadino, nei panni di imprenditore, e delle società in cui compariva come socio. Travasi di soldi da un conto all’altro, con l’escamotage del “finanziamento infruttifero”. Centinaia di migliaia di euro, passati dalla società Ofin s.r.l. (fallita nel 2014) che si intreccia con la vita aziendale della Feel S.r.l, della Zenobia S.r.l., della Moa S.r.l., della Oltrestudio S.r.l. e dello stesso Mario Occhiuto.
Un doppio fronte, quello seguito dalla Procura della Repubblica, che persegue gli illeciti penali, senza tralasciare gli aspetti di natura civile. «L’insolvenza della società fallita, è dovuta ad una crescente crisi di liquidità – è scritto nell’informativa della guardia di finanza – dovuta essenzialmente a finanziamenti non restituiti da soci a società partecipate e, in misura marginale, ad antieconomiche cessioni di leasing su beni aziendali ed alcuni prelievi ingiustificati di cassa». Ed i finanziamenti infruttiferi, sono stati erogati a favore della Feel S.r.l. per 814mila 750 euro; della Zenobia S.r.l. per 7mila 850euro e di Mario Occhiuto per 3 milioni e 55mila euro. «Somme –appuntano i finanzieri – date senza motivata contropartita e, soprattutto, senza le adeguate garanzie che normalmente richiederebbe un intermediario finanziario».

I SOLDI PASSANO DALLA OFIN SRL Saltano le regole dell’economia aziendale e con essa saltano i conti della Ofin. Gli investigatori si raccapezzano tra le delibere (mancanti) per un aumento di capitale e le relazioni che il curatore fallimentare ha ricevuto dall’amministratore della società Annunziata Occhiuto. La Ofin versa nelle casse della Feel e della Zenobia, entrambe beneficiarie di soldi pubblici erogati dal ministero dello Sviluppo economico. Più di 7 milioni di euro in totale, ma c’è una tranche che tarda ad arrivare: «Secondo quanto riferito al curatore da Annunziata Occhiuto, la mancata erogazione delle somme residue da parte del ministero avrebbe generato enormi difficoltà finanziarie che hanno impedito alle predette società di portare avanti le rispettive attività fino a determinare lo stato di attuale crisi in cui le stesse versano per non aver potuto far fronte al pagamento dei debiti contratti nei diversi finanziatori». Tutte le operazioni finanziarie e l’inerzia della Ofin per la guardia di finanza hanno però un comune denominatore: la presenza di Mario Occhiuto «presente a vario titolo con notevole influenza». E se il ministero mette nero su bianco le regole da seguire per ottenere le agevolazioni, nel contesto di indagine, emerge il contrario. «Effettuando conferimenti nelle partecipate sotto l’errata e perdurante forma del “futuro aumento del capitale sociale” ci sia stato il chiaro intento di non procedere ad alcun effettivo aumento del capitale nonché il concreto interesse alla concessione di meri finanziamenti, peraltro erogati oltre prudenziale misura». Il bilancio chiuso al 31.12.2013 della Ofin è di soli 373 euro.

OCCHIUTO AL CENTRO DEL GRUPPO I soldi circolano, sono appuntati dagli investigatori e dalla Procura di Cosenza, come “facili” passaggi di liquidità da una società all’altra. Per la prima volta, dopo tante pagine di annotazioni meticolose, i finanzieri scrivono che sono compagini sociali dello stesso «gruppo». Ed un gruppo ha un capo per definizione, in questo è Mario Occhiuto. È lui insieme alle società di cui fa parte che riceve soldi dalla Ofin. Quattrini che per i finanzieri «avrebbero dovuto soddisfare i creditori, in primis l’erario». E proprio in riferimento all’Agenzia delle entrate, si apre un altro capitolo corposo delle indagini: quello relativo alla situazione debitoria del sindaco. «Occhiuto – scrive la polizia giudiziaria nell’informativa – pur avendo percepito negli anni redditi molto alti, di contro non ha versato nei confronti dell’erario gli importi dovuti». Ma nel frattempo firma, lo fa come persona e come socio. Mette insieme contratti di leasing, migliaia di euro passano da una società all’altra. Le prestazioni sono diverse: locazioni, servizi, canoni. Una distrazione che la finanza quantifica così: dal 2004 al 2011 somme per 2 milioni e 349mila euro a vantaggio delle società a lui collegate e 3 milioni a vantaggio di se stesso. Il 15-12-2009 distrazione senza corrispettivo di beni in leasing a vantaggio della Oltrestudio s.r.l. e Mostre e Servizi di Ingegneria dopo aver sostenuto costi per canoni pari a 691mila 271 euro. Distratto negli anni dal 2006 al 2008 fondi di cassa per 123mila euro cagionando un danno patrimoniale di rilevante entità pari a 6milioni 219mila euro. Con il sindaco di Cosenza, nel registro degli indagati sono finiti anche Annunziata Occhiuto per aver distratto in favore di Mario Occhiuto 116mila euro nelle sue funzioni di amministratore della Ofin e Carmine Potestio, ex capo di gabinetto del sindaco, per aver approvato come socio della Ofin (20% quote sociali) i finanziamenti ad Occhiuto. (m.presta@corrierecal.it)





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