Lavoratori Italbacolor in piazza per scongiurare i licenziamenti

Vertice in Prefettura a Cosenza, in programma un sit-in anche a Fuscaldo. Positivi i nuovi campionamenti in prossimità dello stabilimento

COSENZA L’obiettivo è scongiurare i licenziamenti e fare in modo che lo stabilimento Italbacolor di Fuscaldo possa ricominciare ad essere produttivo. Questo hanno chiesto le rappresentanze sindacali e i lavoratori che hanno incontrato i vertici della Prefettura di Cosenza. Lo stato di mobilità dei lavoratori prosegue dopo i sigilli messi allo stabilimento accordati dal gip di Paola su richiesta della Procura. «Oggi abbiamo manifestato davanti alla massima istituzione del governo in città – spiegano i sindacalisti al termine dell’incontro – ma domani proseguiremo davanti al municipio di Fuscaldo». Puntano a mantenere alta l’attenzione sull’argomento le sigle sindacali, con la consapevolezza che sull’azione giudiziaria né loro, né il Prefetto possano intervenire. «Noi volevamo che si prendesse atto dell’emergenza sociale che riguarda centinaia di persone – spiegano –. Proveremo anche ad organizzare una iniziativa coinvolgendo i consiglieri regionali che già vi hanno dimostrato solidarietà. Facciamo questo affinché chi di dovere prenda una decisione in modo celere e deciso, ogni giorno che passa si perde l’opportunità continuare a lavorare. Il problema –aggiungono i rappresentanti Cgil-Cisl e Uil – non riguarda più solo gli ottanta lavoratori ma anche tutta la filiera di artigiani ed industriali che lavora con i profilati che vengono realizzati in Calabria dall’azienda. Cambiare fornitori significa affrontare ulteriori costi e non essere certi della qualità del prodotto. Speriamo che si riapra al più presto lo stabilimento ferme restando le possibilità da parte della magistratura di fare tutti i controlli necessari».
LE INDAGINI Sono diversi mesi che le forze dell’ordine tengono sotto controllo l’attività industriale svolta all’interno dello stabile di Fuscaldo. Nel mese di dicembre, infatti, venne sequestrata una pompa industriale usata – secondo gli inquirenti – come tramite per degli sversamenti illeciti nel torrente Lavandaia (qui la notizia). Dai campionamenti effettuati risultarono alterati alcuni valori e a distanza di tre mesi i carabinieri hanno messo sotto sequestro, senza facoltà d’uso, l’intero stabilimento (qui la notizia). Sequestro confermato anche dal giudice dei Riesame al quale l’azienda si era appellata. Un recente campionamento delle acque che sgorgano in prossimità dello stabilimento, pero, è risultato essere ampiamente nei limiti dei valori previsti dalla legge e conforme in tutti i componenti esaminati ai valori tabellari prescritti dalle norme in tema ambientale. Un risultato che secondo la forza lavoro e gli amministratori della ditta conferma come si sia sempre agito nella legalità e che ritengono utile affinché la situazione di stallo possa essere sbloccata per permettere di riprendere le attività lavorative scongiurando i licenziamenti. (mipr)







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