MALAPIANTA | I “mensili” a Grande Aracri e il segreto di Pulcinella

I racconti del pentito Liperoti sulle dinamiche economiche della “provincia”. La cosca Mannolo controllava i villaggi ma doveva “dare conto” al boss di Cutro

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO «Ancora, per farvi capire il controllo dei Mannolo su Porto Kaleo vi dico che Remo Mannolo decide le assunzioni di talché, se anche qualcuno si offrisse di lavorare al villaggio, senza la sua approvazione non potrebbe lavorare». Il collaboratore di giustizia Giuseppe Liperoti sa di cosa parla. Agli inquirenti che lo interrogano assicura di essere a conoscenza dei fatti di cui parla «per averli vissuti in prima persona». Liperoti, infatti, aveva sposato una nipote del boss di Cutro Nicolino Grande Aracri, figlia di Antonio Grande Aracri. Prima di saltare il fosso è stato membro attivo del clan egemone di Cutro. Ma – emerge dai suoi racconti – non era l’unico a conoscere certe dinamiche nell’economia della “provincia” criminale nella quale sedeva anche la consorteria Mannolo-Trapasso-Zoffreo che, secondo le ricostruzioni dell’indagine “Malapianta”, coordinata dalla Dda di Catanzaro su indagini delle Fiamme gialle di Crotone, controllava le attività produttive del territorio della locale di San Leonardo di Cutro.

IL SEGRETO DI PULCINELLA Nel 2012, racconta Liperoti, era stato ricoverato in una comunità terapeutica per tossicodipendenti a Pellaro. In quella occasione è stato avvicinato dalla figlia del responsabile della struttura la quale «aveva inteso che appartenevo a un’importante famiglia ‘ndranghetistica crotonese» e gli chiede «se fossi a conoscenza di qualche villaggio onde trascorrere la villeggiatura». «Io mandai l’ambasciata tramite mia moglie affinché tramite mio zio Nicola Grande Aracri, si contattasse Remo Mannolo», prosegue Mannolo, il quale ricorda che la donna e i suoi ospiti, visto che il villaggio Serenè (nella foto) era al completo, venne alloggiata a Porto Kaleo, accompagnati alla reception direttamente da Remo Mannolo cosa che garantì loro anche uno sconto sul soggiorno. Per quanto riguarda Liperoti, dopo quella vacanza «mi trattarono diversamente tant’è che ricordo che iniziai a fruire dei permessi premio già a novembre di quell’anno, ossia due mesi prima da quanto previsto dal programma terapeutico».

IL MENSILE A GRANDE ARACRI La consorteria Mannolo-Trapasso-Zoffreo, decapitata con l’operazione Malapianta lo scorso mercoledì, controllava i villaggi turistici ma doveva dare conto anche al capo della “provincia” di Cutro. «Partendo da Nicola Grande Aracri posso riferirvi che lo stesso percepisce annualmente due così detti mensili: un mensile dalla cosca Trapasso e dalla famiglia Scerbo per ciò che concerne le loro attività all’interno del villaggio “Serenè” e un mensile dalla famiglia Mannolo che, per come ho già riferito, controlla le attività economiche del villaggio “Porto Kaleo”. Entrambi questi mensili sono calibrati sullo stipendio annuo di un operaio: per darvi un’idea, ammonterebbero a circa 1200/1500 euro al mese che le famiglie Trapasso e Mannolo liquidano entrambe una volta l’anno a Nicola Grande Aracri consegnando le somme direttamente a lui quando libero, o alla moglie Giuseppina Mauro, o alla figlia Isabella o a me personalmente quando i miei zii erano detenuti, o Giovanni Abramo quando lo stesso non era carcerato».

REGGE L’ACCUSA Regge, al vaglio dei gip territoriali, l’impianto accusatorio che ha portato al fermo di 35 persone lo scorso mercoledì. I gip di Crotone hanno convalidato il fermo e applicato la custodia cautelare per 23 persone su 24. Rimesso in libertà per motivi di salute Leonardo Zoffreo. Il gip di Lamezia Terme ha concesso i domiciliari ad Alessandro Caputo. Il gip di Catanzaro Paola Ciriaco ha concesso i domiciliari ad Antonio Mercurio e Francesco Lobello. Gli altri indagati restano in carcere. Per quanto riguarda i gip di Crotone e Lamezia questi hanno dichiarato la propria incompetenza funzionale e hanno quindi trasmesso gli atti al gip distrettuale di Catanzaro, il quale adesso, entro i prossimi venti giorni, dovrà decidere se reiterare o meno le misure restrittive agli indagati.
Tra gli avvocati difensori, Luigi Falcone, Francesco Gigliotti, Salvatore Iannone, Rosina Levato, Anselmo Mancuso, Piero Mancuso, Mario Prato, Pietro Pitari, Fabrizio Salviati, Tiziano Saporito, Francesco Verri. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto