«Giusto l’allarme di Spagnuolo, ma va attuata la legge Galli»

Il commissario liquidatore della Sorical Incarnato: «Regione e Comuni affrontino il problema accelerando il processo di riforma del Servizio idrico integrato»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che Luigi Incarnato, commissario liquidatore della Sorical, ha scritto dopo l’allarme lanciato dal procuratore di Cosenza Mario Spagnuolo davanti alla commissione Ecomafie (qui la notizia anticipata dal Corriere della Calabria).

È più che condivisibile l’allarme lanciato dal Procuratore di Cosenza, Mario Spagnuolo, in Commissione parlamentare Ecomafie, sul sistema depurativo del Cosentino. Ora, però, è giunto il momento di trovare una soluzione risolutiva, e non tampone, ad una problematica che si protrae da troppi anni. È noto che la gestione commissariale, a partire dal 1999, ha realizzato centinaia di depuratori non tenendo conto dei gravosi costi di gestione. Parliamo di oltre 640 impianti, in grandissima parte gestiti in economia dai Comuni e con non adeguate risorse finanziarie.
Questo problema, che è strutturale, può essere risolto attraverso la definizione di un progetto industriale di Servizio Idrico Integrato affidato ad un unico Gestore, percorso già individuato dal Legislatore Nazionale da oltre 25 anni.
È noto che il Servizio Idrico Integrato, così come avviene in altre regioni, si regge con un adeguato sistema tariffario che deve assicurare un efficiente gestione ed una corretta copertura dei costi. Già dal 2010 il Sistema Idrico Integrato è regolato da un’autorità indipendente (l’ARERA) che, oltre a stabilire i criteri di adeguamento e applicazione delle tariffe, assicura l’efficienza e la diffusione del servizio con adeguati livelli di qualità a tutela dei consumatori.
La soluzione per gli amministratori, sia comunali che regionali, quindi c’è ed è nella rapida attuazione della “legge Galli”, norma disattesa in Calabria da mezzo secolo.
Per capire la gravità della situazione e l’impatto negativo che tutto questo sta avendo in Calabria, basta dare uno sguardo alla vicina Basilicata e, soprattutto alla Puglia. Quest’ultimo territorio, storicamente carente di acqua, è oggi un modello gestionale per tutto il Mezzogiorno. Addirittura l’acqua depurata viene utilizzata per l’agricoltura, ed il servizio idrico vanta standard di qualità in linea con le gestioni presenti nelle Regioni del nord. Purtroppo i forti ritardi accumulati in Calabria hanno generato gravi difficoltà finanziarie all’intero sistema che rischia di pregiudicare un adeguato servizio per le prossime generazioni.
In ragione di ciò, credo che sia venuto il momento di un’assunzione di responsabilità collettiva: Regione e Comuni, insieme, affrontino il problema accelerando il processo di riforma del Servizio Idrico Integrato. Al riguardo non si può non tener conto che i principali adempimenti sono in capo all’Autorità Idrica Calabrese (l’AIC) e quindi ai sindaci. Procrastinare ancora le decisioni non serve più a nessuno. Men che meno ai calabresi.

Luigi Incarnato





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