Bimbo morto in piscina a Cosenza, una superperizia esclude l’annegamento

Per il collegio di medici nominato dal giudice si è trattato di miocardite acuta. La stessa ipotesi della difesa. Lunedì una nuova udienza

di Michele Presta
COSENZA Giancarlo Esposito è morto per «miocardite acuta» perché «nel cuore sono stati trovati molti reperti di infiltrati infiammatori». Questo è scritto nella superperizia redatta dal collegio peritale incaricato dal giudice Giovanni Garofalo che è stata depositata venerdì 7 giugno negli uffici della sezione penale del tribunale di Cosenza.
Per la morte di Giancarlo Esposito, deceduto il 2 luglio del 2014 al Kinder Garden allestito nell’impianto sportivo delle piscine olimpioniche che si trovano nell’area urbana di Cosenza, sono imputati Carmine Manna (legale rappresentante della società che gestisce la piscina di Campagnano) e le educatrici Franca Manna, Luana Coscarello, Martina Gallo e Ilaria Bove.
La superperizia va nella direzione già indicata nel maggio dello scorso anno dalla difesa che si oppone alla ipotesi della morte causata da annegamento sostenuta invece dai magistrati della Procura di Cosenza.
I medici sostennero, infatti, come «il malore ha soltanto avuto nel momento dell’ingresso in acqua il suo momento di esplosione visto lo shock termico a cui è stato sottoposto il bambino nel momento in cui è entrato in piscina». Oggi quella tesi è la stessa condivisa dai consulenti super partes nominati dal tribunale di Cosenza e di questo si discuterà nella prossima udienza fissata per lunedì 10 giugno. Il processo arriva dunque ad una svolta a poche udienze dalla fine, infatti, già nell’udienza di maggio 2018 (qui la notizia) i genitori della piccola vittima avevano rinunciato alla costituzione di parte civile. (m.presta@corrierecal.it)





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