Resta in esilio anche se non è più sindaco, nuovo no a Lucano all’inizio del processo

La decisione del Tribunale nel giorno della prima udienza a Locri. Rigettata l’istanza che chiedeva la revoca del divieto di dimora perché l’ex primo cittadino, non eletto in consiglio comunale, secondo i suoi difensori non potrebbe reiterare i reati che gli vengono contestati. «È come avere subito una pena prima del processo». Prossima udienza il 17 giugno – VIDEO

di Alessia Candito
LOCRI
«Siamo obbligati a credere che esista la giustizia, se si perde questa speranza nulla ha senso. A volte però mi rendo conto che la giustizia si orienta a essere più vicina alle categorie sociali che hanno più possibilità o occupano ruolo importanti, mentre io non sono nulla». È amareggiato Mimmo Lucano. Alla vigilia dell’inizio del processo, il Tribunale di Locri ha spezzato il suo sogno di tornare a Riace da uomo libero. Alla nuova istanza di revoca della misura cautelare il collegio ha risposto “no” perché il procedimento è nuovamente pendente di fronte alla Cassazione. «È come avere subito una pena prima del processo», mormora Lucano prima di entrare in aula per la prima udienza del processo che lo vede imputato, insieme ad altri 26 ex collaboratori. L’udienza è stata occupata dall’esame delle eccezioni preliminari presentate dai difensori degli imputati. Il collegio, presieduto da Fulvio Accurso, si è riservato di decidere sulle eccezioni preliminari, fissando la ripresa del processo a lunedì prossimo, 17 giugno.

PROCESSO POLITICO «Mi resta solo la consapevolezza che ci sono persone che subiscono cose più gravi delle mie. Così come sono consapevole di tante persone che sono solidali perché condividono gli ideali politici» su cui il modello Riace si basa. E in questo frangente è importante perché, spiega l’ex sindaco del borgo dell’accoglienza «Non voglio dire che è un processo politico, ma lo sembra». Tuttavia, Lucano non si vuole rassegnare e non lo fa. «Siamo obbligati a credere nella speranza di un’evoluzione positiva della vicenda giudiziaria e anche umana».

LA BATTAGLIA POLITICA Su quello che farà lui in futuro invece, sembra avere le idee chiare: «Non saprei vivere lontano dall’impegno sociale e politico, ma non necessariamente occupando dei ruoli e io ho dimostrato di non volerne. Si può ripartire anche con la diffusione delle proprie idee e da persona normale». Certo, non sarà facile con l’amministrazione a trazione Lega venuta fuori dalle ultime consultazioni. Per usare l’immagine del noto vignettista Vauro, dice Lucano, «è come se una corazzata si fosse abbattuta su un gommone carico di rifugiati».

EQUAZIONI DA SMENTIRE E probabilmente l’impegno per smantellare politicamente il modello Riace – lascia intendere – non è stato per nulla casuale. «Avevamo fatto quasi un miracolo dimostrando che l’accoglienza spontanea com’è stata a Riace smentiva l’equazione immigrazione uguale emergenza uguale problema uguale invasione. Quello che sta succedendo, anche in questi ultimi periodi, è la vera emergenza umana. Come ha detto il Papa, quando si chiudono i porti per gli esseri umani ma li si lasciano aperti per il traffico di armi, vuole dire che è un mondo alla deriva».

LA BATTAGLIA GIUDIZIARIA Ma se la battaglia politica non ha mai avuto tregua, quella giudiziaria è appena iniziata. Per ordine del collegio, si svolgerà lontano dalle telecamere. Il presidente ha autorizzato video, foto e riprese solo nella fase inIziale, durante la costituzione delle parti, e al termine, alla lettura del dispositivo. Lo svolgimento del processo – ha lasciato intendere il presidente – è già stato sufficientemente turbato. (a.candito@corrierecal.it)







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