‘Ndrangheta a Crotone, la Cassazione annulla la scarcerazione di un “papaniciaro”

Deciso il rinvio dell’ordinanza con cui il Riesame di Catanzaro aveva “liberato” Rocco Devona. Già arrestato nell’ambito dell’operazione “Tisifone” e condannato in via definitiva nel processo “Eracles-Perseus”

di Alessia Truzzolillo
ROMA La quinta sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza emessa il 14 febbraio scorso con la quale il Tribunale del Riesame di Catanzaro disponeva la scarcerazione di Rocco Devona, 35 anni, considerato appartenete alla cosca Megna di Crotone e accusato estorsione in concorso ai danni del gestore della discoteca Lotus di Isola Capo Rizzuto.
Contro l’ordinanza del Riesame ha fatto ricorso la Dda di Catanzaro che ha visto accolte le proprie istanze con il rinvio a un nuovo esame, con integrale trasmissione degli atti, da parte dei giudici di Catanzaro.
Rocco Devona era stato tratto in arresto nel corso dell’operazione “Tisifone”, in seguito alle indagini della Distrettuale antimafia guidata da Nicola Gratteri, eseguita il 20 dicembre dalla Polizia di Stato a carico di esponenti dei clan di Papanice (frazione di Crotone), Isola Capo Rizzuto e Petilia Policastro.
Secondo gli ermellini l’ordinanza del Riesame «inanella una sorprendente serie di errori».

L’ASSOCIAZIONE MAFIOSA In primo luogo, Rocco Devona, è stato condannato in via definitiva per l’appartenenza, fino al 2010, alla cosca dei “papaniciani” nell’ambito del processo “Eracles-Perseus”. Secondo il Riesame «non sono stati offerti elementi dimostrativi nuovi da cui inferire la continuità della cosca Megna dal 2010 all’attualità, né la perdurante intraneità dell’indagato da essa».
Dura la replica della Suprema Corte secondo la quale, con tale argomentazione «il Tribunale non solo svilisce il lavoro rilevante di un accertamento definitivo che ha riguardato proprio quel sodale, in relazione alla medesima cosca, ma addirittura lo azzera, escludendolo ex ante da qualunque possibilità di relazione con altre emergenze indiziarie che avrebbero dovuto concorrere a fornire elementi gravemente indizianti della perdurante operatività del gruppo e della appartenenza del Devona».
Secondo la Cassazione, il Tribunale del Riesame «si disinteressa dell’oggetto primario del suo accertamento, costituito dai requisiti di identità dell’associazione (realtà territoriale, componente soggettiva, finalità), finendo per con l’attribuire valenza esclusiva al “tempo trascorso”».
Si fa poi riferimento al “battesimo di Salvatore Arena, 29 anni, avvenuto a giugno 2018. «Il fatto che Devona abbia o meno partecipato al rito è irrilevante in quanto egli è stato colui che ha “convocato” Salvatore Arena al cospetto del boss Mico Megna», scrive la Cassazione.

L’ESTORSIONE Secondo gli ermellini «è viziata da illogicità manifesta anche la motivazione sul reato di estorsione ai danni della discoteca Lotus».
In primo luogo non viene messo in relazione «l’accordo tra cosche (conclamato dalle intercettazioni, anche secondo il Tribunale) volto alla spartizione dei profitti di una estorsione e l’effettiva perpetrazione di quella estorsione». «Non si comprende – scrive la Cassazione – come possa assegnarsi una qualche valenza al fatto che la persona offesa non abbia visto “Rocco”, considerato che l’accordo prevedeva un divisione del “pizzo”, non la partecipazione personale dell’indagato alla esecuzione materiale del reato». «È poi privo di logica – scrive la Cassazione – sostenere, in un simile contesto e con quelle premesse, che quando nei colloqui intercettati si fa riferimento a Cesare il “papaniciaro”, si possa alludere non alla appartenenza alla omonima cosca ma solo alla provenienza geografica del soggetto». (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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