Ecco i dati Agenas sulla Cardiochirurgia di Catanzaro

Il direttore dell’Unità operativa complessa Pasquale Mastroroberto: «Migliorati tutti gli indici di performance assistenziale»

di Maria Rita Galati
CATANZARO La Cardiochirurgia universitaria di Catanzaro «ha migliorato tutti gli indici di performance assistenziale». Il professor Pasquale Mastroroberto, direttore dell’Unità operativa complessa della Cardiochirurgia universitaria, presenta i dati derivanti dal Programma nazionale esiti (Pne) 2018 dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), pubblicati per conto del Ministero della Salute, con l’intento di valorizzare «le tante cose positive che sono state fatte». L’Università Magna Graecia è l’università di Catanzaro, insomma, non è «la provincia di Napoli», come mormora qualcuno nemmeno tanto ironicamente.

SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE L’occasione è troppo ghiotta per non aprire una parentesi sul mancato accreditamento delle scuole di specializzazione dell’Università Magna Graecia che ne subisce anche quest’anno come una maledizione la scure. Tra le scuole di specializzazioni mediche quella relativa alla cardiochirurgia è una delle vittime sul campo, la caccia ai responsabili è aperta. «Aspettiamo il report dell’Osservatorio nazionale perché sono tutte cose “per sentito dire” e quindi aspettiamo il risultato. Vediamo – afferma Mastroroberto –. La cardiochirurgia deve formare cardiochirurghi: abbiamo una rete formativa calabrese con i tre centri calabresi, mi sono battuto per fare convenzioni per dare la possibilità ai nostri praticanti di apprendere per la cardiochirurgia pediatrica. Sotto il parametro formativo non ho alcun dubbio: non ho ben capito il motivo, accetto il verdetto se è così, l’anno prossimo riproveremo l’accreditamento, vediamo la relazione e vediamo in che cosa abbiamo sbagliato. Posso dire che sia l’azienda Mater Domini sia l’Università ci sono sempre state vicine per realizzare una rete che possa far sì che i nostri specializzandi possano essere i più completi possibili alla fine del loro percorso formativo. Ripeto: non ho dati e non so il motivo. Quello che conta è che Cardiochirurgia ancora una volta è stata messa in mezzo. L’anno scorso abbiamo avuto l’accreditamento e stranamente il Ministero non ci ha dato i posti, cosa strana e grave. Abbiamo cercato di migliorarci ulteriormente, evidentemente questo non è stato sufficiente. Ci riproviamo l’anno prossimo e andiamo avanti con gli specializzandi che sono ben felici di essere qui e di girare nella nostra rete formativa».

DATI AGENAS E VI SIMPOSIO INTERNAZIONALE Intanto, la presentazione dei dati Agenas permette anche di “lanciare” il programma del VI Simposio Internazionale Magna Græcia AORtic Interventional Project (MAORI) – Complex Diseases of Thoracic and Thoraco-Abdominal Aorta organizzato dalla Cattedra e Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia che si svolgerà i prossimi 18 e 19 giugno, all’Auditorium del Campus Universitario “S.Venuta” e prevede la partecipazione di alcuni tra i maggiori esperti mondiali nel trattamento delle patologie a carico dell’aorta e della valvola aortica.
Il Pne costituisce uno strumento di misurazione, valutazione e monitoraggio delle performance clinico-assistenziali delle strutture sanitarie a disposizione delle Regioni, delle aziende e dei professionisti per il miglioramento continuo del Sistema Sanitario Nazionale e, considerando il particolare momento vissuto dalla sanità calabrese, offre degli interessanti spunti di analisi e approfondimento.
Tra questi, l’assistenza h24 per le emergenze-urgenze, l’acquisizione di nuovi elementi e requisiti strutturali, la diffusa rete di consulenze effettuate sul territorio regionale, ha determinato un miglioramento tangibile della qualità assistenziale offerta dalla cardiochirurgia che consente di dire basta ai “viaggi della speranza” fuori regione.
«Nello specifico – ha proseguito Mastroroberto – è aumentato il volume dei ricoveri annuali e si è ridotta la mortalità per interventi cardiochirurgici di rivascolarizzazione miocardica e sostituzione valvolare isolati». Secondo quanto emerge dal report dell’Agenas, relativo al biennio 2016-2017, in particolare, la Cardiochirurgia universitaria di Catanzaro si attesta all’1,7% della mortalità per bypass aortico rispetto alla media nazionale dell’1,9%, e al 2,35% di mortalità per i valvolari (con lo 0% relativamente al 2017) rispetto al 2,45 di media nazionale.
«Ciò – ha proseguito il direttore dell’Uoc – costituisce un motivo di orgoglio e soddisfazione regionale soprattutto in relazione al fatto che i pazienti riferiti alle diverse Unità operative sono giudicati più “complessi” per la presenza di comorbidità associate alla patologia cardiovascolare. Tali dati sottolineano come la nostra Unità operativa complessa di Cardiochirurgia sia perfettamente in linea con gli indicatori nazionali di performance. Questa – ha sostenuto Matroroberto –rappresenta un’utile informazione per il paziente che può dunque eseguire un intervento cardochirurgico senza dover effettuare i soliti lunghi, scomodi e dispendiosi “viaggi della speranza” extra regione». Il direttore della Cardiochirurgia universitaria di Catanzaro ha poi rimarcato il dato dell’aumento dei volumi di ricoveri, «grazie al quale il nostro centro rientra nei parametri richiesti per esempio per l’accreditamento delle scuole di specializzazione, giusto per stare sulle vicende di questi giorni», evidenziando infine che «nel campo del cardiovascolare la rete ospedaliera calabrese, e non parliamo solo di quella universitaria, è assolutamente in linea con la media nazionale». (redazione@corrierecal.it)







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