Il funzionario del Viminale: «A Riace ospitati più migranti di quelli presenti nei registri»

Nuova udienza del processo a carico di Domenico Lucano. Enrico Broglia ha segnalato «l’esistenza di abitazioni non registrate, né autorizzate»

LOCRI Anomalie nei database e criticità di una certa importanza nelle strutture abitative che ospitavano gli immigrati. È questo, in particolare, quanto è emerso oggi a Locri nell’udienza del processo Xenia a carico dell’ex sindaco di Riace, Domenico Lucano e di altre 26 persone, accusate, a vario titolo, di immigrazione clandestina, abuso d’ufficio e altri reati. A deporre nell’udienza di oggi sono stati alcuni funzionari ministeriali, in aula come testi della pubblica accusa. Il primo è stato Sergio Trolio che ha riferito sulle tre visite ispettive svolte tra il 2016 e il 2018. «Abitazioni pietose – ha affermato il funzionario del ministero con riferimento alle strutture ricettive visitate nella frazione Marina – e non idonee ad accogliere gli ospiti».
L’ispettore Enrico Broglia, invece, si è concentrato sui database redatti dai responsabili delle associazioni «in cui è stato riscontrato – ha sostenuto Broglia – un numero minore di immigrati rispetto a quanti effettivamente abitavano a Riace, nonché l’esistenza di abitazioni non registrate, né autorizzate». Anche nell’udienza di oggi l’ex sindaco di Riace, Lucano, era assente. Il processo è stato aggiornato dal presidente Fulvio Accurso al prossimo 10 luglio.







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