Italbacolor, disposto il «dissequestro definitivo»

Il giudice autorizza la revoca: «La concentrazione di selenio è funzione del trascinamento e della quantità di acqua da trattare»

di Michele Presta
COSENZA Per lo stabile industriale dell’Italbacolor Srl di Fuscaldo è stato disposto il «dissequestro definitivo». Lo ha stabilito il tribunale di Paola, a seguito dell’istanza presentata dall’avvocato Nicola Carratelli difensore di Antonio Franzese, legale rappresentante della società. Il giudice ha autorizzato la revoca dei sigilli allo stabilimento dove si lavora l’alluminio, dopo aver preso visione dei risultati positivi emersi dagli accertamenti irripetibili richiesti proprio dalla difesa.
Tutti i valori, sono nella norma, ed il giudice nel dispositivo ha evidenziato come: «Dalla documentazione in atti, l’opificio provvede alla depurazione delle acque industriali di scarico avvalendosi dell’impianto della società Ecoteam Spa e che garantisce il rispetto dei limiti di legge allo scarico in corpo idrico superficiale di cui alla tabella 3 allegato 5 parte III del decreto legislativo 152/06 solo nella situazione in cui vi sia un diretto rapporto tra quantità di acque industriali da trattare e capacità depurative». Oltre a questo, il giudice ha annotato anche come: «La concentrazione di selenio allo scarico è funzione del trascinamento e della quantità di acqua da trattare». E che: «Dalle attività di indagine disposte dall’ufficio è emerso che non sono presenti ulteriori scarichi provenienti dall’ Italbacolor nel corpo idrico superficiale (torrente Lavantaia ad esclusione di quello autorizzato)». Tutti i documenti portati all’attenzione del giudice da parte dell’azienda hanno permesso di evidenziare che: «Dal campionamento delle acque di scarico industriale dell’impianto produttivo è risultato il rispetto dei limiti per uno scarico di acque reflue in corpo idrico superficiale».
DALL’INDAGINE AGLI SPETTRI DEL LICENZIAMENTO Dal mese di dicembre la Procura di Paola, diretta da Pierpaolo Bruni, tiene sotto controllo lo stabile di Fuscaldo dedicato alla lavorazione dell’alluminio. Proprio sul finire del 2018 i carabinieri di Paola al termine di alcune attività investigative scoprirono uno sversamento sospetto che spinse il giudice al sequestro di una pompa industriale ed all’apertura di un fascicolo d’indagine nei confronti del legale rappresentante della società con l’accusa di aver violato il reato previsto dall’articolo 137 comma 1 del decreto legislativo 152 del 2006 che regola gli illeciti in materia ambientale (qui la notizia). Le indagini, si sono protratte fino a che, nel mese di marzo alla fabbrica di contrada Moschera sono stati messi i sigilli dai carabinieri senza la facoltà d’uso (qui la notizia).
Da quel giorno gli oltre ottanta operai che prestano il loro lavoro per la ditta specializzata nella lavorazione dell’alluminio, dopo diverse assemblee interne, hanno iniziato una serie di dimostranze pacifiche sia dinnanzi alla Prefettura di Cosenza che poi davanti al comune di tirrenico chiedendo una celere riapertura della struttura affinché fosse scongiurata la procedura di licenziamento collettivo (qui la notizia). Un appello che venne accolto con la riapertura delle stabile su ordine della procura e che adesso trova maggiore forza nella disposizione del giudice. (m.presta@corrierecal.it)







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