Lotta delle fiamme gialle ai clan nel Reggino, 1,41 miliardi sottratti alle ‘ndrine

Il bilancio di un anno e mezzo di attività dei finanzieri. Scoperti 100 evasori totali e redditi non dichiarati per oltre 850 milioni. E sequestrati 6,7 tonnellate di droga

REGGIO CALABRIA Evasione fiscale per oltre 850 milioni, 100 evasori totali, appalti truccati per oltre 66 milioni, danni erariali per circa 85 milioni. Così come 6,7 tonnellate di stupefacenti sequestrati e 1,41 miliardi di euro tra sequestri e confische ai clan. Sono i numeri importanti che fotografano l’attività svolta dalle fiamme gialle reggine nel corso di un anno e mezzo (tra l’inizio del 2018 e maggio 2019) concentrate nel report del Comando Provinciale Guardia di Finanza Reggio Calabria. Numeri che indicano quanto impegno hanno svolto i finanzieri per contrastare i fenomeni di illegalità economico-finanziaria così diffusi nella provincia reggina.

LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE Passando in rassegna le operazioni svolte dalle fiamme gialle reggine a contrasto dell’evasione ed elusione di tasse e tributi emerge che sono stati condotti 1.133 tra verifiche e controlli fiscali che hanno consentito di constatare una base imponibile sottratta a tassazione per oltre 850 milioni di euro ed iva evasa per circa 54 milioni di euro.
«Interventi mirati, indirizzati nei confronti di target accuratamente selezionati – si legge nel report del Comando – grazie ad attività di intelligence, al controllo economico del territorio e ad analisi di rischio, ulteriormente migliorata, quest’ultima, in ragione della potenziata interazione tra le banche dati a disposizione e all’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria. Una strategia di controllo che permette quindi di intervenire, a colpo sicuro, nei confronti dei responsabili delle grandi frodi fiscali e di chi, a scapito dei contribuenti onesti, non rispetta le regole alterando i meccanismi di leale concorrenza e di sano sviluppo del mercato».
Ed i risultati ci sono stati con la scoperta di 100 evasori totali che hanno sottratto al fisco un imponibile di oltre 755 milioni di euro ed evaso Iva per circa 37 milioni di euro.
Mentre in materia di fiscalità internazionale è stata constatata una base imponibile non dichiarata per circa 625 milioni di euro.
Trecentotredici sono i soggetti denunciati per reati fiscali, quali emissione o utilizzo di fatture false, dichiarazione fraudolenta, occultamento di documentazione contabile.
I sequestri di disponibilità patrimoniali e finanziarie ammontano a circa 105 milioni di euro, cui si aggiungono le ulteriori proposte di sequestro già avanzate, per oltre 272 milioni di euro. «Tali misure – spiegano le fiamme gialle – sono finalizzate ad assicurare all’Erario l’effettivo recupero delle risorse indebitamente sottratte dai responsabili».
Ma l’azione della guardia di finanza reggina si è indirizzata anche nel contrasto allo sfruttamento della manodopera “irregolare” o “in nero”. In questo campo i finanziari hanno individuati, denunciati e sanzionato 122 datori di lavoro per aver illecitamente impiegato 482 lavoratori in “nero” o “irregolari”.
Mentre nel settore dei giochi e delle scommesse illegali, i 134 controlli eseguiti dai baschi verdi hanno consentito di rilevare 43 violazioni e sottoporre a sequestro 20 punti clandestini di raccolta scommesse, 40 apparecchi e congegni da divertimento ed intrattenimento. Accertata una base imponibile Unica non dichiarata per oltre 1 miliardo di euro ed un’imposta Unica evasa per 50,7 milioni di euro.
Così come segnala il comando delle fiamme gialle è stata fortemente intensificate anche l’attività di indagine contro il commercio internazionale della fauna e della flora in via di estinzione, tutelate dalla Convenzione di Washington (c.d. Cites).

ILLECITI NELLA SPESA PUBBLICA «L’azione dei Finanzieri del Comando Provinciale Reggio Calabria – è detto nel report – contro gli illeciti in materia di spesa pubblica è stata finalizzata a individuare quelle condotte che, pregiudicando la legalità e la correttezza nella Pubblica Amministrazione, minano il puntuale utilizzo delle risorse, favorendo sprechi e malversazioni. Il settore è strategico per il Paese: solo un equo impiego degli investimenti e dei fondi pubblici può, infatti, sostenere la competitività e una piena ripresa del tessuto economico nazionale».
In questo ambito due sono state le direttrici su cui si è mossa l’attività dei finanziari: «il potenziamento delle unità operative territoriali dedicate allo specifico settore di servizio (da gennaio 2019 sono state infatti istituite 4 nuove Compagnie nell’ambito del Comando Provinciale) e l’intensificazione delle collaborazioni con le Autorità e gli Enti di gestione, con particolare riferimento ai settori della spesa previdenziale, sanitaria, dei fondi europei destinati alla realizzazione di progetti, dove il corretto impiego delle risorse, oltre a contribuire a contenere l’esborso complessivo dello Stato, come nel caso di trattamenti pensionistici e di invalidità non spettanti, si traduce in un miglioramento della qualità della spesa, con positive ricadute in termini di sviluppo del Paese». Ed i risultati sono arrivati. Tra gennaio 2018 e maggio 2019 si sono registrati 819 interventi indirizzati a controllare i principali flussi di spesa pubblica: dagli appalti agli incentivi alle imprese, dalla spesa sanitaria alle erogazioni a carico del sistema previdenziale, dai fondi europei alla responsabilità per danno erariale.
Stando ai dati forniti dal Comando, le frodi scoperte in danno del bilancio nazionale e comunitario sono state pari a oltre 29 milioni di euro, mentre si attestano intorno ai 27 milioni di euro quelle nel comparto della spesa previdenziale, assistenziale e sanitaria. Operazioni che hanno portato a denunciare 2.747 persone proprio per questo genere di reati.
Sul versante dei danni erariali sono state segnalate condotte illecite alla Magistratura contabile per circa 85 milioni di euro, a carico di 68 soggetti.
I controlli svolti in materia di prestazioni sociali agevolate e di indebita esenzione dal pagamento dei ticket sanitari hanno fatto emergere tassi di irregolarità pari, rispettivamente, al 56,6% e al 100%: nel caso dei ticket sanitari è stata sviluppata una specifica analisi di rischio in grado di evidenziare, ab origine, i nominativi di beneficiari caratterizzati da elevati indici di anomalia.
Passando al settore degli appalti, il valore delle procedure contrattuali risultate irregolari è stato pari a circa 66 milioni di euro; contestualmente, l’ammontare complessivo delle gare sottoposte a controllo si è attestato a circa 131 milioni di euro. Le persone denunciate per reati in materia di appalti, corruzione e altri reati contro la Pubblica amministrazione sono state 123.
«Un sicuro indice dell’efficienza dell’azione investigativa – si legge nella nota – è rappresentato dai dati sui sequestri. Le determinazioni dell’Autorità giudiziaria, che ha accolto le proposte di sequestro avanzate dai Reparti del Corpo, rappresentano infatti la concreta misura della possibilità per lo Stato di vedere ristorati i danni causati dai fenomeni di illegalità, frode, malaffare e cattiva gestione scoperti dalla Guardia di Finanza».
Così su questo fronte sono stati oltre 21 milioni di euro i beni sottoposti a sequestro in tutto il comparto della tutela della spesa pubblica. Somme che, secondo i finanziari, «danno il senso dell’efficacia delle misure intraprese e consentono, almeno in parte, di ristorare lo Stato dai fenomeni di malaffare e di cattiva amministrazione scoperti dalla Guardia di Finanza».

CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA «È ormai un dato acquisito che la criminalità organizzata reggina, di gran lunga la più numerosa nel panorama regionale, operi in maniera unitaria sui più importanti processi decisionali del territorio e risulti fondata non più solo sulla forza di intimidazione delle armi, ma anche su un più cogente ruolo economico». Si segnala nel report del Comando provinciale delle fiamme gialle reggine. «Il sempre più ampio interesse rivolto all’economia legale – aggiungono – ha così determinato la progressiva acquisizione del controllo di ampi settori dell’economia, dall’esercizio dell’attività di impresa al commercio, dall’agricoltura al mercato dei beni e servizi. L’enorme disponibilità di ricchezza (acquisita grazie al malaffare e, soprattutto, attraverso i redditizi traffici di droga) ha spinto le cosche ad investire direttamente nei trasporti, nelle cave, nella lavorazione del calcestruzzo, originando lo sviluppo delle cd “imprese a partecipazione mafiosa”, finanziate peraltro – in modo diretto ed indiretto – con capitali illeciti immessi nel circuito legale, al termine di complesse operazioni di riciclaggio».
«Ma la ‘ndrangheta reggina – affermano i vertici delle fiamme gialle provinciali – è anche “contraente pubblico”: il mercato delle commesse pubbliche rappresenta, infatti, una fonte privilegiata di approvvigionamento di profitti illeciti per le cosche, così come di costante attualità è l’interesse dei clan verso l’acquisizione di lavori nell’ambito della realizzazione di servizi ed opere pubbliche. L’infiltrazione ed il condizionamento dell’economia legale avviene inoltre anche attraverso l’imposizione dell’acquisto di beni e servizi da ditte o soggetti contigui alle consorterie, nonché dettando l’assunzione di accoliti e/o di individui vicini ai sodalizi insistenti sul territorio».
«L’infiltrazione della ‘ndrangheta nel tessuto economico – aggiungono – riesce così a minare l’ordine pubblico economico ed i diritti fondamentali della libertà d’iniziativa economica privata e la tutela del risparmio. Impedisce lo sviluppo della libera concorrenza, svilisce ed azzera la realizzazione del libero mercato, annichilisce ogni possibilità di sviluppo economico, di creazione di posti di lavoro ed ostacola ogni prospettiva di accrescimento del benessere generale».
Proprio per contrastare questo strapotere dei clan l’attività dei finanziari non si è concentrato solo «sul versante personale e soggettivo delle strutture criminali», ma anche e soprattutto «sul lato della loro espressione economica e finanziaria».
Tra gennaio 2018-maggio 2019 le fiamme gialle hanno così segnalato per reati legati all’associazione a delinquere all’autorità giudiziaria di 990 persone: nei confronti di 99, sono state disposte misure cautelari o di prevenzione personale.
Ammonta, invece, a circa 1,2 miliardi di euro il valore dei beni mobili, immobili, aziende, quote societarie e disponibilità finanziarie proposti all’Autorità Giudiziaria per il sequestro, mentre i provvedimenti di sequestro e confisca operati hanno raggiunto, rispettivamente, la quota di 1,23 miliardi e 180 milioni di euro.
«Tali misure – precisano i finanziari – ricomprendono l’esecuzione di sequestri di prevenzione, ai sensi del Codice Antimafia, per oltre 381 milioni di euro e confische in via definitiva di beni per 180 milioni di euro, conseguenti allo svolgimento di 21 accertamenti nei confronti di soggetti connotati da c.d. “pericolosità economico-finanziaria”, ovvero coloro che per condotta e tenore di vita, possa ritenersi che vivano abitualmente, anche in parte, con i proventi derivanti da ogni genere di attività delittuosa, in particolare di natura tributaria, societaria, fallimentare, ecc».
E sempre nell’ambito del contrasto ai clan – nell’amministrazione e nel controllo giudiziario di aziende infiltrate o condizionate dalla criminalità organizzata – sono stati eseguiti quasi 700 accertamenti a seguito di richieste pervenute dai Prefetti della Repubblica, riferiti alle verifiche funzionali al rilascio della documentazione antimafia.
Un’attività complessa e composita quella svolta nell’azione di contrasto ai reati in materia di organizzazione criminale che si è svolta anche in attività prevenzione e repressione del riciclaggio dei capitali illeciti per impedirne l’introduzione nel tessuto economico-finanziario sano del Paese, nonché per intercettare possibili pratiche di finanziamento del terrorismo.
Tali attività si sono concretizzate con la denuncia all’Autorità Giudiziaria di 33 persone per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio, 15 delle quali sono state arrestate. Il valore del riciclaggio accertato si è attestato intorno ai 18 milioni di euro, mentre sono stati effettuati sequestri su ordine della magistratura per circa 50 milioni di euro. Sul fronte della prevenzione, le fiamme gialle hanno proceduto all’analisi di 273 segnalazioni di operazioni sospette.
«Per il contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento al terrorismo – spiegano i vertici delle fiamme gialle reggine – la Guardia di Finanza si muove lungo tre importanti direttrici, tese a valorizzare rispettivamente le informazioni acquisite nell’ambito delle attività preventive, delle indagini di polizia giudiziaria e nel corso del controllo economico del territorio».

REATI FALLIMENTARI E CONTRASTO AI FALSI MADE IN ITALY Nel settore dei reati fallimentari, nel corso dell’anno e mezzo di attività delle fiamme gialle sono stati sequestrati beni per un valore pari ad oltre 13 milioni di euro, su un totale di patrimoni risultati distratti di circa 25 milioni di euro.
Nell’ambito dei reati societari, le attività svolte dai baschi verdi hanno consentito di denunciare 11 responsabili (di cui 4 tratti in arresto) e sequestrare beni per 12 milioni di euro.
In tema di sicurezza prodotti, di contrasto alla contraffazione e al falso made in Italy e di lotta all’illecito sfruttamento economico delle opere protette dal diritto d’autore, i finanzieri hanno eseguito 79 interventi, sequestrando 353.770 prodotti industriali contraffatti, con falsa indicazione “made in ltaly” o non sicuri.

TRAFFICO DI DROGA «Il controllo del territorio, del mare e dello spazio aereo sovrastante per il contrasto ai traffici illeciti, è assicurato da un dispositivo d’intervento unitario, che integra tra loro le componenti territoriali, investigative, aeronavali e speciali del Corpo». Spiegano i vertici delle fiamme gialle reggine. Proprio grazie a quest’attività i finanzieri hanno potuto portare a termine tra gennaio del 2018 e maggio del 2019 diverse azioni di contrasto dei traffici di droga «uno dei principali settori illegali tramite i quali la ‘ndrangheta costituisce ed accumula i propri ingenti ed illeciti patrimoni». In particolare in questo lasso di tempo, sono state sequestrate complessivamente oltre 6,7 tonnellate di stupefacenti (di cui oltre 1 tonnellata di cocaina) e denunciati 74 soggetti (di questi 16 agli arresti).







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