Cosenza, trovati altri quattro cellulari in carcere

Per i vertici del Sappe l’episodio «testimonia che il reparto è sano». Ma due settimane fa due agenti sono stati arrestati per aver aiutato gli affiliati dei clan

COSENZA A poche settimane dall’operazione che ha portato all’arresto di due agenti della penitenziaria in servizio al carcere di Cosenza, nella struttura sono stati ritrovati quattro telefoni cellulari. A darne notizia sono Giovanni Battista Durante e Damiano Bellucci, segretario generale aggiunto e segretario nazionale del Sappe. A loro dire «questa attività dimostra come il Reparto sia composto da personale sano che quotidianamente, con spirito di servizio ed abnegazione, svolge, tra mille difficoltà, i propri compiti, nonostante le varie criticità, come quella della consistente carenza di personale. Tale carenza si ripercuote nell’organizzazione dei servizi e nella gestione dell’intera struttura, atteso che le unità mancanti, rispetto all’organico previsto per tutti i ruoli di 169 unità, sono oltre 30». Inoltre, sottolineano, «eccessiva è anche la presenza di detenuti rispetto alla capienza prevista. Infatti, al 30 giugno scorso, nel carcere di Cosenza erano presenti 247 detenuti, 55 dei quali stranieri, rispetto ad una capienza di 218 posti. Chiediamo che il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria assuma idonee ed urgenti iniziative per risolvere le problematiche del personale del Corpo in servizio a Cosenza, a partire dall’adeguamento dell’organico». Secondo quanto emerso da un’inchiesta della Dda di Catanzaro, per anni il carcere di Cosenza è stato una sorta di hotel per i detenuti affiliati o vicini alle cosche “Lanzino-Ruà-Patitucci”, “Bruni-Zingari” e “Rango-Zingari”, grazie alla complicità degli agenti Luigi Frassanito e Giovanni Porco, entrambi finiti agli arresti per concorso esterno in associazione mafiosa e Francesco Caruso, indagato a piede libero per le medesime accuse e non colpito da misura perché di recente andato in pensione.







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