Il consigliere di Fratelli d’Italia che faceva da autista all’emissario del clan di Cirò

Tra gli arrestati dell’operazione “Krimisa” c’è anche il cirotano Giuseppe Spagnolo, esponente di spicco dei Farao Marincola che andava in Lombardia per i summit di ‘ndrangheta. Ai quali era accompagnato dall’esponente di FdI che faceva «da trait d’union tra l’ambiente politico locale» e la cosca

Enzo Misiano con Giorgia Meloni (foto tratta da Facebook)

di Sergio Pelaia
MILANO Quando si costituì ai carabinieri, il 10 gennaio del 2018, fece salire a 170 il numero degli arrestati nella maxioperazione “Stige”. Ma quello del 50enne “Peppe u banditu”, al secolo Giuseppe Spagnolo, non è un nome come tanti e lui non è un semplice affiliato della ‘ndrangheta crotonese. È ritenuto, come si dice nel gergo di forze dell’ordine e magistratura, un elemento di spicco del clan Farao-Marincola di Cirò Marina, una cosca che, come dimostra l’operazione “Krimisa” condotta oggi dalla Dda di Milano (qui nomi degli arrestati e dettagli), ha esteso il suo potere molto oltre il Pollino. Già detenuto, Spagnolo è coinvolto anche nell’inchiesta sugli interessi della ‘ndrangheta a Malpensa: sarebbe lui l’emissario del clan di Cirò Marina in Lombardia. Se nel Crotonese, stando a quanto emerso da “Stige”, avrebbe avuto interessi nei settori della pesca e del turismo e sarebbe stato anche il gestore occulto di aziende che si occupano di riciclo di plastica e cartone, in Lombardia “Peppe banditu” partecipava ai summit del “locale” di Legnano-Lonate Pozzolo capeggiato da Vincenzo Rispoli. E ad accompagnarlo alle riunioni degli uomini della cosca, hanno rivelato gli inquirenti, era un consigliere comunale di Fratelli d’Italia che «faceva da autista» a “Peppe u banditu”. Si tratta di Enzo Misiano, accusato di «fungere, nella sua qualità di responsabile per i territori di Ferno e Lonate del partito Fratelli d’Italia, da trait d’union tra l’ambiente politico locale ed esponenti di spicco della cosca mafiosa». Misiano è stato subito sollevato dal suo incarico nel partito di Giorgia Meloni: «Da sempre crediamo nelle istituzioni dello Stato e quindi riponiamo massima fiducia nel lavoro della Magistratura», ha detto il portavoce provinciale di Fratelli d’Italia Andrea Pellicini, che ha commissariato altresì il circolo di Ferno e Lonate.
LA RICOSTITUZIONE DEL LOCALE E IL BUSINESS A MALPENSA Nell’inchiesta sono state ricostruite le dinamiche che hanno portato alla ricostituzione del “locale” lombardo dopo le scarcerazioni per fine pena (tra il 2015 e il 2017) di alcuni degli uomini che erano stati condannati nei processi “Infinito” e “Bad Boys”, tra i quali lo stesso Rispoli, Emanuele De Castro e Mario Filippelli. Tra gli ultimi due si sarebbe quindi creata una situazione di contrasto che sarebbe stata risolta – stando alle indagini del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Milano — con «l’intervento di Giuseppe Spagnolo, persona di maggior peso negli equilibri criminali del gruppo» che sarebbe stato il fautore di «una pace forzata che impediva escalation violente». Proprio nelle dinamiche che hanno portato a questa riorganizzazione, Filippelli si sarebbe occupato delle questioni criminali “tradizionali”, mentre De Castro sarebbe stato autorizzato ad avviare gli investimenti sui parcheggi nell’area di Malpensa. Un business appetibile nel periodo in cui l’aeroporto di Linate è chiuso per lavori.
«NEGLI ULTIMI 10 ANNI NON È CAMBIATO NULLA» «Negli ultimi dieci anni, nonostante le indagini e gli arresti, non è cambiato nulla. Le cosche sono ancora padrone del territorio», ha commentato Alessandra Dolci, capo della Direzione distrettuale Antimafia di Milano, durante la conferenza stampa. «Il 23 aprile 2009 c’è stata l’indagine “Bad Boys”, il 18 agosto 2010 è arrivata “Infinito” e oggi siamo qui con “Krimisa”. Sono passati gli anni ma le cose sono rimaste identiche, abbiamo trovato anche gli stessi personaggi. Ma ci sono due note positive: anche noi non ci siamo mossi da qui e continuiamo a lavorare, ma soprattutto la presenza di un imprenditore che ha deciso di non sottostare alle minacce degli ‘ndranghetisti che gli impedivano di investire nei parcheggi dell’area dell’aeroporto di Malpensa». (s.pelaia@corrierecal.it)





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