La tragica fine di Vangeli: chiuso in un sacco e buttato nel fiume Mesima – VIDEO

I particolari emergono dal racconto degli inquirenti. Il 25enne sarebbe stato raggiunto da un colpo di fucile e poi gettato in acqua. Il principale sospettato è Antonio Prostamo. Che avrebbe attirato la vittima in una trappola per via di una ragazza contesa. Gratteri: «La madre ha avuto fiducia in noi»

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Francesco Domenico Vangeli, 25 anni è stato gettato nel fiume Mesima ferito da un colpo di fucile. Agonizzante ma ancora vivo è stato chiuso in sacco nero, fino a che le acque non lo hanno inghiottito e fatto sparire. Ad essere accusato del delitto è Antonio Prostamo, 30 anni, nipote del boss Nazzareno Prostamo. È accusato di concorso in omicidio (ed è stato tratto in stato di fermo perché si è ritenuto sussistente il concreto pericolo di fuga) perché avrebbe agito insieme ad altre persone nell’attirare Vangeli in un trappola, dopo averlo convocato a casa dei Prostamo, tra il 9/10 ottobre 2018, con la scusa di realizzare un tavolino in ferro battuto – visto che il giovane lavorava per l’azienda di famiglia che produce questi manufatti – e colpito nelle pertinenze dell’abitazione con un fucile per poi essere condotto incontro a una macabra fine.

«L’indagine si è avvalsa di appostamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, whatsapp, per costruire un quadro indiziario solido», ha detto il procuratore capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri. L’accusa è aggravata dal metodo mafioso essendo i Prostamo vicini alle cosche locali e vantando spesso, nel corso delle intercettazioni, questa loro condizione.
Ucciso per motivi abbietti, perché secondo l’accusa Antonio Prostamo doveva imporre la propria supremazia anche nella contesa di una ragazza che piaceva a vittima e killer. E il killer lo diceva spesso alla vittima di lasciare stare il suo corteggiamento mettendo avanti il fatto che fossero appartenenti alla ‘ndrangheta, ha spiegato il comandante del Norm Calabria, Luca Domizi.
Ma i motivi, tutti futili, era più d’uno: debiti che Vangeli aveva coi Prostamo per cessione di stupefacenti e in una occasione, a Pisa, il 25enne aveva trattenuto per sé una pistola clandestina che apparteneva ai Prostamo. Queste le cause della sua morte, della sua giovane vita spenta in modo brutale. Ma le indagini sono ancora apertissime. C’è da trovare l’arma del delitto, i complici e, si spera, anche il corpo, per una madre che non si dà pace e che più volte si è rivolta alla Procura di Catanzaro e ai carabinieri. «Si è rivolta spesso a noi – ha detto il procuratore Gratteri – le abbiamo detto di avere fiducia, così come invitiamo tutti ad avere fiducia nella Procura e nelle forze dell’ordine».
«L’indagine nasce in un contesto difficile – ha raccontato il comandante della provinciale di Vibo Gianfilippo Magro -, ma il quadro che abbiamo ricostruito è solido». La ragazza contesa dai due giovani vive attualmente con i Prostamo e non ha dato, dicono gli inquirenti, nessun contributo alle indagini. «L’attività investigativa è nata con la denuncia della madre del giovane – ha detto il comandante della compagnia di Vibo Gianfranco Pino -. La strada imboccata è stata subito quella giusta». Con lo squadrone cacciatori di Calabria i militari sono arrivati quasi alla foce del fiume Mesima per cercare il corpo di un giovane morto atrocemente e per futili motivi. (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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