Le verità nascoste nell’iPhone di Vangeli

La Dda di Catanzaro ipotizza i pericoli di fuga e inquinamento delle prove per Antonio Prostamo. «Pressioni per modificare la testimonianza» della ragazza contesa con la vittima e «se fuggisse potrebbe contare sugli appoggi della ‘ndrangheta per la latitanza»

di Pablo Petrasso
VIBO VALENTIA Avrebbe ucciso Francesco Vangeli con un colpo di fucile per poi farne sparire il corpo nel torrente Mesima (qui il racconto degli investigatori). Non prima di averlo infilato dentro un sacco ancora vivo. Nel profilo criminale che la Dda di Catanzaro traccia su Antonio Prostamo non c’è soltanto l’efferatezza del delitto, accompagnato dagli scambi di tremendi messaggi via Whatsapp («Ti squaglio», ha scritto alla vittima). C’è anche, secondo l’accusa, un incipiente pericolo di inquinamento delle prove accompagnato al rischio che l’indagato scompaia. Per questo è scattato il decreto di fermo.
Una delle ragioni è il rischio che il giovane, «attraverso l’influenza esercitata direttamente, con azioni di violenza, e indirettamente, profittando della sua caratura criminale di membro di una consorteria mafiosa, agisca nei confronti di tutti i soggetti potenzialmente coinvolti nella vicenda».
«PRESSIONI» E RIPENSAMENTI Non è un caso, per i magistrati antimafia, che la ragazza contesa tra Prostamo e Vangeli abbia «modificato il suo dichiarato nonché il suo comportamento – inizialmente critico ed accusatorio – nei confronti di Prostamo, con una versione moderata e giustificazionista del compagno». Per gli inquirenti si tratta di un atteggiamento «sintomatico di una forte pressione esercitata su un soggetto particolarmente vulnerabile». Altro esempio di potenziale inquinamento delle prove sarebbe il caso dell’interrogatorio di un amico di Vangeli che «pur facendo intendere di essere a conoscenza di dettagli utili alla ricostruzione della sparizione dell’amico, non ha mai saputo (in realtà voluto) dare una spiegazione plausibile alla visita a casa Prostamo di pochi secondi nel cuore della notte del 10 ottobre 2018 seguita poi dalla rocambolesca fuga verso casa». Dietro questa reticenza si nasconderebbe un’aggressione subìta dal giovane.
LE EVASIONI DAI DOMICILIARI Nessun dubbio, invece, rispetto al pericolo che Prostamo possa fuggire. Pericolo che si evincerebbe da varie chat scambiate tra lui e la ragazza. Per raggiungerla, infatti, il 30enne «non solo è evaso dai domiciliari, (…) ma ha in più occasioni dato modo di capire di essere disposto a farlo senza alcuna perplessità». Prostamo, tra l’altro, potrebbe «contare su una fortissima rete solidaristica di matrice criminale attesa l’appartenenza ad una locale di ‘ndrangheta collegata ad altre consorterie limitrofe. Le stesse potrebbero fornire sostegno logistico al fuggitivo per lunghi periodi».
L’IPHONE DI VANGELI I propositi di fuga potrebbero addirittura rafforzarsi. Prostamo, infatti, pare convinto «che il telefono iPhone di Vangeli, da lui distrutto nell’incendio, abbia trascinato nell’oblio tutti i dati in esso contenuti». Idea errata che si scontra con gli accertamenti tecnici irripetibili previsti dalle indagini. Quel telefono potrebbe ancora raccontare molto. E se Prostamo ne avesse contezza potrebbe realizzare che la fuga è la sua unica opzione. Saranno i dati del profilo iCloud salvati nell’archivio digitale Apple e riferiti allo smartphone di Vangeli a “raccontare”, forse, nuovi particolari sul contesto in cui è maturato il delitto. (p.petrasso@corrierecal.it)







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