‘Ndrangheta in Emilia: sequestrò 5 persone, condannato Amato

Inflitti 6 anni e 4 mesi all’uomo che si era asserragliato in un ufficio postale di periferia. Show in aula e minacce al giudice: «È un morto che cammina»

REGGIO EMILIA È stato condannato a 6 anni e 4 mesi Francesco Amato per il sequestro di cinque dipendenti in ufficio postale nella periferia di Reggio Emilia, il 5 novembre scorso. L’uomo si trova in cella a Terni dove sta scontando una pena di 19 anni per associazione mafiosa dopo la sentenza Aemilia, il processo contro la ‘ndrangheta al nord.
Dal carcere umbro il 56enne di Rosarno ha parlato in videocollegamento dando vita a uno show, interrompendo spesso il giudice Silvia Guareschi che a un certo punto è stata costretta a spegnergli il microfono. Lui però ha rubato quello di un tecnico e ha continuato, revocando in diretta il mandato all’avvocato difensore reggiano Franco Beretti, nominando poi Marilena Facente. Sul sequestro poi Amato ha spiegato: «A convincermi a liberare gli ostaggi è stata il giudice Cristina Beretti (presidente del tribunale di Reggio Emilia, ndr), ma poi non ha voluto mantenere la promessa. Volevo farle sapere – ha ricordato – che era a rischio, che è un morto che cammina».
Infine ancora: «Il sequestro l’ho fatto per il terrorismo che c’è a Reggio, non per difendere me stesso. Non volevo fare male a qualcuno. Volevo parlare con Matteo Salvini, ma anche lui si è rivelato un traditore».
Alla fine dell’udienza fiume è stata dichiarata chiusa l’istruttoria. Il pm Iacopo Berardi aveva chiesto dieci anni per i reati di sequestro di persona aggravato e porto d’arma abusivo (usò un coltello per tenere in scacco i dipendenti). Ma il giudice gli ha riconosciuto le attenuanti generiche.







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